Quando si pensa all’IoT si pensa sempre a una quantità amorfa di nozioni e innovazioni con in comune l’idea di connessione, di originalità e, più in generale, dell’Internet.

Questo non è interamente falso: nel suo più semplice dei significati, infatti, possiamo dire che l’Internet of Things “consiste in qualsiasi dispositivo con un interruttore on/off e un collegamento a Internet”.

Come si è arrivati ad oggi?

Tuttavia, la nozione di IoT è cambiata nel tempo. Avendo necessariamente a che fare con una componente fisica, si è parlato anche di un IoT “pre-Internet” con congegni che potevano collegarsi fra di loro da remoto anche senza utilizzo della Rete, come il telegrafo elettromagnetico o i dispositivi per l’invio di stringhe di codice Morse.

Con l’avvento delle nuove tecnologie e soprattutto con l’ideazione dei primissimi computer, l’IoT venne a significare qualcosa di più vicino a quello che rappresenta nel nostro immaginario, con macchine che, ricevuto il segnale, non avevano più bisogno di un secondo operatore dall’altro capo, ma avrebbero funto loro stesse da operatrici.

È l’epoca di Olivetti, della prima IBM, del tostapane di Romkey, ma soprattutto di Arpanet, prima, e del World Wide Web, poi. È proprio con il passaggio dei dispositivi wireless attraverso la Rete che si è arrivati a quello che nel 1999, Kevin Ashton, allora il direttore di Auto-ID, chiamerà, appunto, “Internet of Things”.

Ad oggi, l’IoT ha fatto passi da gigante, forte della sua caratteristica di poter abbracciare un ventaglio di materie e industrie estremamente ampio. Dalla sorveglianza all’ambiente, dallo sviluppo urbano alla biotecnologia, l’IoT ci permette di applicare nei metodi più creativi la ricerca e contrastare molti dei problemi che ad oggi non hanno ancora soluzione.

Spostandoci di molto dalla pura applicazione infrastrutturale, basta pensare che al Queen Mary College di Londra e all’università di Padova, si sta sviluppando una bio-IoT, che vede i batteri comportarsi come dispositivi che riportano tutte le caratteristiche di una macchina operatrice e mobile, con sensori e organi motori integrati – e quindi anche riprogrammabili per servire i nostri scopi farmaceutici.

Oppure, come scrivemmo in un post dell’anno scorso, l’IoT può aiutarci a combattere il cambiamento climatico, ma moltissimi altri campi sono degni di attenzione sia da un punto scientifico che finanziario.

Le città cambiano – o meglio, migliorano

Esempi più pratici e facilmente integrabili di IoT, invece, vedono la sua applicazione in ambito urbano e cittadino, con le smart cities. New York e Londra hanno già implementato soluzioni IoT per raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale, come Bird Street a Londra o gli smart sidewalks e i piani per il 2020 dell’amministrazione cittadina di New York. Nel frattempo, in Giappone, Toyota ha intenzione di costruire una nuovissima smart city da zero.

GreenVulcano da anni porta avanti l’innovazione in ambito urbano in Italia. L’anno scorso, ad esempio, GreenVulcano, insieme ad Alan Advantage, ha collaborato al progetto Proxima City di Oracle. O ancora, con il Progetto SPARTA, in cui GreenVulcano si è imbarcata alla ricerca di una soluzione originale e sostenibile per il traffico cittadino, una delle maggiori cause di inquinamento urbano.

Il nuovo che avanza: IoT e Blockchain si incontrano

L’integrazione del sistema blockchain – con tutte le industrie che sta aiutando a innovare – non potrebbe avvenire se non supportato da un forte hardware come quello che può fornire l’innovazione in campo IoT. Immagazzinamento e processi di dati, comunicazione, computazione e, soprattutto, la sicurezza della “catena” non potrebbero essere possibili se non facendo affidamento su un solido supporto fisico performante.

Ad esempio, con Sybil – una soluzione IoT sviluppata da GreenVulcano per la manutenzione e il controllo di impianti industriali, ponti, tunnel, viadotti, e così via – i dati vengono raccolti e condivisi con un sistema basato su blockchain, per aggiungere il massimo del controllo alle fasi di l’immagazzinamento e spostamento dei dati su una catena sicura e immutabile.

Energia più dinamica

Il settore dell’energia è probabilmente uno di quelli che stanno cambiando più velocemente. Dalle piattaforme petrolifere autonome alle lampadine intelligenti per il controllo del consumo, l’IoT sta aiutando a ridurre lo spreco di energie e i relativi costi, sia per il privato cittadino che per le grandi compagnie: l’infrastruttura fornita da nuovi sistemi creativi ha già dimostrato i suoi effetti su tutta la rete gestionale che unisce le diverse unità operative e produttive.

Certo, in tutti e tre i casi è sempre uno il problema maggiore della smisurata innovazione integrabile: la sicurezza, che sia la protezione dei dati personali o le più basilari norme di sicurezza dei macchinari. Telecamere e sensori in una smart city o il criptaggio di dati su un blocco della blockchain possono risultare delle serie minacce per la privacy di un utente. Così come malfunzionamenti o eventi dannosi nel caso di impianti energetici o di estrazione risorse. Sistemi di auditing saranno sempre più necessari per le tecnologie supportate da congegni IoT sempre più avanzati e performanti.

Conclusioni

L’innovazione in campo IoT, però, non sembra voglia fermarsi nel breve termine – e probabilmente neanche nel lungo termine. Una clientela sempre più “smart” e predisposta al mondo digitale porta l’IoT ad avere un ampio margine di crescita nel mercato, dove il miglioramento della vita quotidiana sia del cliente che delle aziende trova un posto di rilievo estremamente appetibile.

Nel 2021, Gartner prevede che vi saranno 25 miliardi di dispositivi connessi a Internet, lasciando trasparire la crescita mastodontica che aspetta l’IoT nel futuro. I movimenti finanziari interni al mercato, come l’acquisizione di Nest Labs da parte di Google e di Fitbit, Inc. da parte di Microsoft ci fanno capire anche ulteriormente come i grandi player del mercato non vogliono lasciarsi sfuggire quest’occasione d’oro.

Con l’adozione e il miglioramento di queste tecnologie che aumenta esponenzialmente – e il loro costo in costante decrescita – ditte di consulenza come Gartner, McKinsey e Pwc premono per evidenziare che questo settore potrebbe portare un ritorno sugli investimenti di trilioni di dollari entro il 2025.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *