Le architetture delle applicazioni o dei sistemi informativi si sono sviluppate ed evolute nel corso degli anni sulla base delle specifiche necessità delle imprese e grazie alle tecnologie messe a disposizione. Oggi si parla, infatti, di architetture e infrastrutture cloud-native che comportano una serie di vantaggi quali buona economia di gestione, flessibilità, scalabilità e velocità nel cambiamento. Non a caso, il cloud è riconosciuto come il vero abilitatore della trasformazione digitale.

Ma cosa significa utilizzarle per l’integrazione dei sistemi, sfruttando i vantaggi di un’infrastruttura digitale interconnessa? Ne parliamo con Gianluca Di Maio, alle prese in GreenVulcano con la definizione di queste architetture.

Gianluca, di cosa ti occupi in GVT? A quali progetti ti stai dedicando?

In GreenVulcano mi occupo principalmente della definizione delle architetture delle applicazioni o dei sistemi informativi, sia sviluppati internamente che da realizzare per i clienti. Al momento sto seguendo dei progetti con clienti che operano nel mercato italiano, nord americano e messicano. Entrambi i progetti fanno riferimento alla raccolta di dati telematici per l’automotive, ma con obiettivi di business diversi.

Quali sono, secondo te, le competenze necessarie da mettere in campo nel tuo lavoro?

Le competenze utili per poter seguire questa tipologia di progetti, a mio giudizio, devono essere trasversali e multidisplinari. Competenze che servono ad individuare e validare le soluzioni più adatte all’integrazione dei sistemi. Queste spaziano dalla conoscenza specifica delle architetture dei sistemi informatici alle problematiche IT, dalla conoscenza dei prodotti sul mercato a quella del business nel quale si va ad operare.

Quando si parla di “definizione delle architetture” al fine di validare possibili soluzioni per l’integrazione di sistemi che cosa significa? A cosa si fa riferimento?

La definizione delle architetture atte alla validazione delle soluzioni per l’integrazione dei sistemi presuppone lo svolgimento di alcune attività propedeutiche fondamentali. Ad esempio:

  • interagire col cliente per comprendere con precisione l’esigenza di business per la quale è stato richiesto il nostro intervento;
  • definire i requisiti funzionali (cosa deve fare l’applicazione o il sistema) e non (le caratteristiche di qualità dell’applicazione o sistema, come ad esempio la sicurezza, le performance, l’usabilità, ecc);
  • analizzare i prodotti che permettono di soddisfare i precedenti requisiti individuati, decidendo quali sono più adatti ed eventualmente sviluppando soluzioni ad hoc, anche in base al budget disponibile.

Durante queste attività si fa riferimento alle esperienze pregresse e alle best practice specifiche dei prodotti candidati in valutazione.

Quali sono le possibili problematiche che affronti durante la scelta e/o validazione di queste soluzioni?

Ogni progetto ha peculiarità specifiche che vanno affrontate sia dal punto di vista tecnico (ad esempio, studiare il contesto di business, valutare i prodotti candidati) che “politico“, ossia riuscire a spiegare al cliente perché una soluzione è migliore dell’altra, soluzione della quale magari il cliente stesso è maggiormente convinto. Inoltre, le difficoltà tecniche spesso si scontrano con i sempre più stringenti vincoli di time to market richiesti nelle attuali situazioni frenetiche di mercato.

Nel mondo degli applicativi e delle soluzioni digitali, della realtà virtuale o di quella aumentata, pensare all’esperienza d’uso (UX) dell’utente finale e alla progettazione delle interfacce in relazione agli obiettivi (UI) e alle azioni che l’utente stesso compie può determinare il successo di un prodotto/servizio. L’esperienza d’uso, infatti, si traduce nelle percezioni che gli utenti possono avere sull’utilità, sulla semplicità di utilizzo e sull’efficienza del sistema. A ciò si aggiunge l’interazione, la cui efficacia dipende dall’interfaccia creata dato che, spesso, può sussistere un divario tra ciò che un designer intende e ciò che la personas vuole.

Come afferma Donald Norman, padre dello human design: 

“Pensa alle diverse fasi di un prodotto o servizio, dalle intenzioni iniziali alle riflessioni finali, dal primo utilizzo ad assistenza, servizio e manutenzione. Devi fare in modo che questi elementi lavorino tutti insieme e con continuità”.

– Donald Norman

Ma cosa significa realmente? Perchè UX e UI sono importanti nel settore dell’information & communication technologies? Parola a Gabriele Pellegrini e Laura Pilloton. 

Partiamo con le presentazioni….UX e UI sono il vostro pane quotidiano ma di cosa vi occupate nello specifico in GreenVulcano?

In GreenVulcano, sia io che Laura seguiamo gli aspetti relativi alla UX e UI dei diversi progetti. In particolare, partecipiamo attivamente alla definizione e allo sviluppo di tutti i progetti/prodotti del Gruppo e ci occupiamo dell’analisi dei requisiti, dell’individuazione del target di riferimento, della definizione dei flussi logico/funzionali, della realizzazione di wireframe e mockup pixel-perfect e della prototipizzazione. Infine, eseguiamo il passaggio degli assets agli sviluppatori ed effettuiamo la review del progetto – racconta Gabriele. 

Conosco GreenVulcano da circa 2 anni. – aggiunge Laura – Inizialmente, lavoravo in un’altra azienda dove curavo la parte di UX e UI per prodotti specifici sviluppati proprio da GreenVulcano. Poi, sono entrata a far parte del Gruppo e, da interna, sono coinvolta nello sviluppo di tutti i prodotti dell’azienda e partecipo a tutte le fasi già descritte da Gabriele. Mi piace sottolineare che GreenVulcano è molto attenta all’ampliamento delle risorse umane.

Ne abbiamo sentito tutti parlare ma qual’è la differenza tra UX e UI e perché è importante per le aziende investire in questi ambiti?

La User Experience (UX) permette di definire le meccaniche di un prodotto digitale: analizzare il prodotto, individuare il target, condurre interviste ai possibili utenti e analizzare i dati per ottimizzare l’obiettivo del business. La User Interface (UI), invece, fa riferimento alla parte più creativa, ossia quella di rappresentare e rendere accattivante il prodotto rispettando le norme e decisioni della UX. Nello specifico, si individuano i fonts, i colori, le microanimazioni e le risorse multimediali atte a trasmettere l’obiettivo definito e l’azione da far eseguire all’utente – spiega Gabriele.

Per le aziende è importante investire in UX e UI non solo durante la fase di lancio di un prodotto, ma anche per garantire il miglioramento continuo e costante del prodotto stesso che noi eseguiamo grazie ai feedback degli utenti finali – continua Laura.

Estetica vs sviluppo: come coesistono UX e UI con la parte più tecnica e di sviluppo del progetto? Quanto contano durante e per la definizione e progettazione di un applicativo?

Gabriele: Partiamo dal presupposto che se si bada solo alla cura estetica di un prodotto senza un codice funzionante, quel prodotto non è un buon prodotto. Lo stesso discorso vale a parti invertite: un prodotto che funziona benissimo dal punto di vista tecnico e di sviluppo – quindi del codice – ma non è usabile e non è gradevole all’utente finale non avrà lo stesso successo di un prodotto curato in entrambi gli aspetti. Purtroppo, gli sviluppatori e i designers nella maggior parte dei casi non riescono a dialogare tranquillamente, in quanto parlano due lingue totalmente differenti. E qui entra in gioco – di solito – una figura chiave che – occupandosi di UX e UI – può comunicare con entrambi i reparti. Personalmente mi ritengo molto fortunato: in passato ho anche sviluppato e quindi sono in grado di comunicare a 360° con qualsiasi parte del team. Questo mi permette di velocizzare la comunicazione ed evitare problematiche relative alle implementazioni o al design del progetto.

Laura: ​​Si tratta di un processo sequenziale. Prima viene sviluppata tutta la parte funzionale ed estetica, con wireframe e mockup pixel-perfect, poi si sviluppa il prodotto. Per questo è così importante avere una figura che coordini, comunichi e faccia dialogare questi due modi.

Che caratteristiche deve avere un’interfaccia/applicativo/soluzione digitale per essere ben progettata? Quali sono gli aspetti da considerare?

Per progettare correttamente un’interfaccia, applicativo o soluzione digitale, occorre avere a disposizione tutte le informazioni del prodotto, analizzare i dati e fare una progettazione a monte, definendo chiaramente gli obiettivi prima di procedere con la parte grafica. Molto spesso i designer partono direttamente con la definizione del mockup e questo rischia di rendere il prodotto poco funzionale e articolato, aggiungendo parti in continuazione, e di perdere l’esperienza utente ottimale. – afferma Gabriele.

Bisogna avere ben chiare le esigenze del cliente ma anche dell’utente finale, ossia colui che utilizzerà il prodotto una volta sviluppato, prima di cominciare qualunque progetto – conclude Laura.

Quale parte del vostro lavoro vi affascina di più?

Gabriele: La continua ricerca di soluzioni efficaci ed efficienti, vedere come gli utenti e i clienti utilizzano i prodotti, il raggiungimento degli obiettivi di business. Poi, in GreenVulcano, adoro la varietà di progetti. Questo mi permette di conoscere mondi e culture differenti. Infine, fondamentale per un Designer è non perdere gli stimoli, cosa che può accadere quando si lavora su un solo progetto per anni. 

Laura: Mi affascina mettermi nei panni dell’utilizzatore finale e riuscire, con i miei strumenti intellettuali di ricerca e grafica, a guidarlo verso il miglior utilizzo del prodotto, attraverso esperienze ottimali e memorabili.

È possibile analizzare le conversazioni che avvengono online, intercettare eventuali trend emergenti e valutare il sentiment dei contenuti pubblicati? Questo è ciò che fa KPI6, una start-up innovativa con cui collaboriamo. Come? Parola a Livia Bochicchio, Scrum Master di GreenVulcano!

Per cominciare…chi è e cosa fa KPI6?

Numerose sono le interazioni tra i brand e gli utenti della rete che avvengono online, sui diversi social network. Interazioni che creano conversazioni, opinioni, trend e stati d’animo afferenti a diverse tematiche. Analizzare queste informazioni e la mole di dati generati permette alle aziende di comprendere il proprio target di riferimento, di conoscere le caratteristiche socio-psicografiche e di restare al passo con i cambiamenti sociali, culturali ed economici. È qui che entra in gioco KPI6, che con la sua innovativa metodologia e grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning per la comprensione del linguaggio naturale, ascolta la rete raccogliendo in maniera etica e anonimizzata le opinioni che gli utenti esprimono pubblicamente su social e web, il sentiment dei contenuti online e la presenza di determinati trend. Ciò è utile per prendere tutte le decisioni strategiche di business. 

Il valore della consulenza secondo GreenVulcano: qual è il rapporto di collaborazione tra KPI6 e GreenVulcano? 

La collaborazione tra KPI6 e GreenVulcano è una collaborazione a valore aggiunto per entrambe le parti e prevede il supporto a tutto tondo su progetti interni cross-settoriali, secondo metodologie agile. Da un lato, KPI6 può beneficiare dell’expertise di GreenVulcano per quanto riguarda lo sviluppo e l’integrazione degli applicativi e delle tecnologie; dall’altro GreenVulcano resta costantemente aggiornata grazie alla portata innovativa della start-up. 

Come avviene questa collaborazione?

Prima di avviare la collaborazione, è stato eseguito dal nostro team di sviluppatori medior e scrum master un assessment per analizzare le criticità in fase progettuale e individuare eventuali elementi di miglioramento. Attività fondamentale quando ci sono diversi progetti da seguire. Inoltre, KPI6 – pur avendo al suo interno la figura dello Scrum Master – ha richiesto una seconda da affiancare come consulente per la lavorazione cross sulle varie attività. 

Livia, hai parlato della figura dello Scrum Master e del suo supporto in qualità di consulente: che ruolo ha all’interno di questa collaborazione? Perché è importante? Cosa fa uno Scrum Master? 

Lo Scrum Master è una figura appartenente al team di sviluppo di prodotto e ha il compito di garantire il raggiungimento di determinati obiettivi relativi alle mansioni, secondo la metodologia agile, su progetti che richiedono velocità, flessibilità e continuo aggiornamento. La figura introdotta da GreenVulcano supporta tutto il team di KPI6, in particolare il loro Scrum Master nell’analisi dei risultati di fine Sprint. Inoltre, viene previsto un supporto all’occorrenza anche per aiutarli nei loro processi Scrum giornalieri e periodici.

Abbiamo visto il mese scorso come potevamo trarre un riepilogo del 2020 appena concluso.

Negli scorsi giorni Alfredo Adamo, membro storico della grande famiglia GreenVulcano Technologies, e CEO di AlanAdvatage ci ha mandato un suo pensiero benaugurante.

“Molti di voi mi avranno sentito dire spesso: “Siamo fortissimi! Solo la salute ci può fermare… e non lo sta facendo”. Credo che in fondo tocchi un po’ tutti i temi che abbiamo affrontato come azienda e come grande famiglia nel 2020.

Ho più volte definito quella frase come il “mio motto” e, per fortuna e per bravura di tutte le persone che lavorano con noi, in questi ultimi anni ho potuto ripeterlo spesso: mese dopo mese quello che chiamiamo il nostro network di aziende è cresciuto in dimensioni, numero di persone, fatturati, in definitiva di valore complessivo. Oggi il nostro network fattura oltre 30 milioni di Euro, e la nostra reputazione è in continua crescita.

Mai come nello scorso anno però la nostra salute è stata messa a dura prova da questo subdolo virus! Purtroppo ha colpito alcuni di noi direttamente ed altri indirettamente, perché hanno perso cari, familiari, amici. É a tutti quanti i nostri cari che ci hanno lasciato durante questo anno terribile, a causa del virus o per altri motivi, che dedichiamo i nostri affettuosi pensieri.

Ma quello che abbiamo continuato a seminare e raccogliere nel 2020 siamo sicuri che sboccerà nel 2021. Abbiamo tutte le possibilità di fare sempre meglio, grazie al grande lavoro che tutti noi stiamo svolgendo. Sono sicuro che il famoso verde di GreenVulcano Technologies sia anche un segnale di speranza per l’anno nuovo da poco iniziato.

Vorrei ricordare ancora una volta la storia del professor Randy Pausch, scomparso nel 2008. Nel settembre del 2006 Randy Pausch è un brillante professore di informatica della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania. Ha una moglie, tre bambini ed ama appassionatamente il suo lavoro, i suoi colleghi, i suoi studenti. Improvvisamente i medici gli diagnosticano un cancro al pancreas in stadio ormai avanzato. Un anno dopo, il 18 settembre del 2007, Pausch tiene la sua ultima lezione pubblica, la “Last Lecture”, davanti a un pubblico di quattrocento persone, lasciando ad amici e colleghi il suo ultimo messaggio: “Realizzate i vostri sogni d’infanzia”.

Randy Pausch Last Lecture: “Achieving Your Childhood Dreams” – Carnagie Mellon University – Sept. 18, 2007

Entriamo quindi in questo nuovo anno 2021, pieno di obiettivi ambiziosi e di nuovi progetti, cercando di essere vicini, solidali, compatti. Cercate un aiuto nel collega e lo troverete, ricordate che siamo tutti a distanza di una video-call, sono solo pochi secondi uno dall’altro… non perdiamoci d’animo.”

“É emozionante realizzare i sogni della propria infanzia, ma invecchiando, è possibile scoprire che aiutare i sogni altrui è ancora più bello.” Randy Pausch.

Con questo augurio di Alfredo Adamo vogliamo dunque cominciare il 2021: partendo da una realtà molto complessa degli ultimi mesi ma senza dimenticare le qualità che il gruppo ha saputo dimostrare in questo periodo, con una capacità di adattamento eccezionale.

Le novità per il 2021 aziendale non mancheranno, e la prima del 2021 è molto importante: l’arrivo di Gaetano Rossi come nuovo Vice President – General Director. L’ingresso di Gaetano nel team GreenVulcano Technologies rappresenta la naturale prosecuzione della traiettoria volta alla crescita e al potenziamento del gruppo e di tutto il network per estensione.

Gaetano comincia la sua esperienza professionale in ambito Telco e Telecomunicazioni a partire dal 1991 in Telesoft per 8 anni col ruolo di Project Manager. Prosegue successivamente nel corso in diverse aziende della galassia Telecom Italia: nel periodo 2005-2013 in Shared Services ad esempio, in cui ricopre vari ruoli di management fino a concludere come Responsabile Sviluppo e Gestione OSS.

Dal 2013 al 2017 importantissima la sua esperienza in TI.IT (Telecom Italia Information Technology): fino al 2014 Responsabile ADM integration & Testing, dal 2014 al 2017 Responsabile Sistemi BSS Mass Market e poi Delivery Manager Digital BSS.

Sotto il suo coordinamento, e grazie al supporto di oltre 300 dipendenti e 500 consulenti, nel corso degli anni si è riusciti a rendere TIM un vero colosso multinazionale. Un colosso che tutt’ora è un modello di riferimento, oltre che un orgoglio Italiano nel mondo.

Il target a cui puntiamo tutti è chiaro e semplice da comprendere: aiutare il Team GVT a realizzare una crescita in termini professionali, tecnici, organizzativi, economici e soprattutto umani.