Che cosa si intende per sharing mobility? Quali sono oggi le alternative all’uso dell’auto privata? È possibile integrare ai mezzi di trasporto pubblici quelli privati? Come gestire tale integrazione?

Pianificare viaggi su misura, anche in ottica di intermodalità dei mezzi, è diventata una prerogativa per i car rental e i costruttori di automezzi in sharing che intendono affrontare la transizione in atto. 

Sebbene 9 cittadini su 10 – con una media di quattro volte a settimana – continuano a utilizzare i mezzi privati e a preferire l’auto di proprietà, in Italia – con Milano e Roma in testa – sta crescendo sempre di più l’uso di mezzi in condivisione. In entrambe le città, il servizio più usato è il car sharing senza autista (75% a Milano, 62% a Roma), seguito a Milano dal bike sharing (48%) e a Roma dal car sharing con autista (39%).


Per regolamentare tali servizi, lo scorso anno durante la Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility sono stati stipulati da una coalizione di enti e associazioni, guidata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, gli Shared Mobility Principles for Livable Cities, principi ispiratori che riassumono il futuro della mobilità nelle città. Una mobilità sempre più multimodale e integrata, con veicoli della giusta taglia, condivisi e a emissioni zero.

Ciò ha un impatto non indifferente non solo sulla smart mobility delle città ma anche sulla loro sostenibilità. Secondo le stime più accreditate, entro il 2030, 2 miliardi di persone si trasferirà nei centri urbani, dove si concentrerà il 70% della popolazione e nel 2050 la popolazione urbana mondiale dovrebbe superare i 6 miliardi. Ecco perchè il futuro è nello sviluppo urbano sostenibile delle città, al punto che oggi possiamo parlare di mobilità elettrica e mobilità sostenibile.

Il Comune di Milano – ad esempio, come spiega Valentino Sevino, Direttore generale di Amat, l’Agenzia del Comune di Milano per mobilità, ambiente e territorio – “si è dotato del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, approvato definitivamente lo scorso novembre 2018, contenente le strategie e le linee guida sul futuro della mobilità milanese. Gli obiettivi? Ridurre la congestione, ridurre il tasso di motorizzazione, tagliare le emissioni”.

Cosa significa tutto questo?

Spostarsi in bicicletta, a piedi o in monopattino, preferire l’auto ibrida o elettrica a quella a benzina, utilizzare il trasporto pubblico, scegliere mezzi (bici, scooter, autovetture) in condivisione o usarli in modo integrato per il percorso quotidiano sono solo alcuni dei comportamenti che caratterizzano la mobilità sostenibile nelle città. 

Gli spostamenti e ogni aspetto della quotidianità dei cittadini devono essere, quindi, facilitati mediante nuove strategie di sviluppo urbanistico e di efficientamento energetico. Anche le innovazioni tecnologiche svolgono un ruolo strategico in questo scenario.

La nuova sfida per i policy maker di questo settore – dichiara in un articolo per EconomyUp Fabio Pressi, CEO di Infoblu – è la creazione di una intermodalità accessibile a tutti, adeguando i Piani Urbani alle esigenze emergenti e ripensando, anche con l’aiuto dei Big Data, la città come un insieme di reti di trasporto diverse ma interconnesse (…) A livello di amministrazione pubblica, centrale e locale – prosegue – sarà necessario emanare norme che favoriscano l’integrazione e l’interconnessione dei diversi sistemi di trasporto, attraverso strumenti certi, quali la condivisione dei dati (infomobilità) e l’apertura a soggetti terzi, dei sistemi di prenotazione e di pagamento (software Open con interfacce API)”.

Il ruolo di GreenVulcano nel settore della sharing mobility

Grazie all’esperienza decennale nel settore della mobilità, siamo in grado di offrire soluzioni per supportare gli attori che operano in questa filiera nella creazione di un sistema integrato per la gestione della flotta aziendale, oppure permettere a car rental e gestori di flotte stessi di mettere a reddito il proprio parco di mezzi per la mobilità.

Nello specifico, si tratta di una piattaforma cloud per la gestione e il controllo da remoto di veicoli per la mobilità in condivisione. Tramite la raccolta dei dati provenienti dai device installati sui veicoli è possibile migliorare l’operatività e implementare servizi in ambito mobility. Inoltre, rendiamo agevole il noleggio con soluzioni avanzate per l’onboarding e per i pagamenti sicuri in piattaforma, insieme a un ventaglio ampio di funzionalità. 

Le piattaforme esistenti di Mobility as a Service hanno spesso costi di personalizzazione elevati, sono incompatibili con un business in rapida crescita e, sebbene consentano la raccolta di dati eterogenei, non riescono a fornire alcuna analisi, previsione o utilizzo di questi dati – afferma Marco D’Ambrosio – Al contrario, noi abbiamo creato una suite completa di applicazioni e moduli integrati per rispondere alle esigenze legate alla transizione della mobilità.

Cosa stai aspettando? Scopri i nostri servizi e prodotti per migliorare la tua offerta legata al mondo della mobilità. Prenota qui una call con Denise, Head of Sales in GreenVulcano.


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L’acqua è una risorsa naturale preziosa ma scarsa di cui non possiamo fare a meno.

La disponibilità di acqua – come accade per molte altre risorse oggi – è minacciata da diversi fattori; in particolare, la crescita della popolazione mondiale, l’urbanizzazione e i cambiamenti climatici incidono sulle quantità a disposizione.

Se da un lato, quindi, vi è la scarsità delle risorse idriche causata da quelle condizioni e dal Climate Change, dall’altro si presentano carenze infrastrutturali delle reti idriche che causano perdite complessive nella rete stessa. Infatti, secondo recenti dati Istat (2020), in Italia, le perdite di rete si attestano attorno ai 156 litri al giorno per abitante. Quanto basterebbe a soddisfare ogni anno le esigenze idriche di circa 44 milioni di persone.

Ciò nonostante, la Regione Campania è riuscita a raggiungere l’Autonomia Idrica. A fronte di un fabbisogno di 30.000 litri/s importa 6.000 l/s dalle regioni limitrofe quali Lazio e Molise ed esporta lo stesso quantitativo verso la Puglia.

Cosa comporta tutto questo?

La gestione dell’acqua e delle reti di distribuzione deve anche diventare più efficiente, sicura e sostenibile.

L‘acqua, infatti, è necessaria per quasi tutte le fasi che interessano il ciclo di vita dei materiali: dall‘estrazione delle materie prime alla loro lavorazione, fino al riciclaggio o lo smaltimento

A tal proposito, la Campania in riferimento allo scenario nazionale presenta delle problematiche molto critiche per quanto concerne il recupero e il riutilizzo dell’acqua, specialmente in riferimento ai siti contaminati. Tale sistema energetico, oltre che sulla risorsa idrica, impatta anche su suolo e aria, risorse ambientali da preservare attraverso l’attivazione di efficienti sistemi di monitoraggio e gestione. Una gestione delle reti di distribuzione idrica (usi civili, irrigui e industriali) da rendere ottimale, anche mediante dispositivi di gestione delle pressioni. Ciò consente di ridurre le perdite di risorsa idrica, e quindi di minimizzare la quantità di risorsa sottratta all’ambiente.

ESG da una parte e innovazione digitale dall’altra, quindi, rappresentano due componenti di una trasformazione che può apportare maggiori risorse al servizio di un riequilibrio idrico e del raggiungimento di nuove forme di sostenibilità ambientale e sociale. 

Non a caso, oltre due miliardi di persone vivono già in aree soggette a stress idrico. Ciò comporta che circa 3,4 miliardi di persone – il 45% della popolazione mondiale – non hanno accesso a strutture igienico-sanitarie gestite in modo sicuro. Inolte, secondo valutazioni indipendenti, il mondo dovrà affrontare un deficit idrico globale del 40% entro il 2030.

In aggiunta, un problema comune a tutte le regioni è quello delle perdite delle infrastrutture idriche che, come già detto, su base nazionale si attestano al 40% del totale trasportato e in Campania si avvicina al 50%.

Quali soluzioni?

Il ruolo della tecnologia per l’efficientamento della filiera

Ecco che nasce il progetto Water4All, un progetto che si concentra sul problema delle perdite della rete idrica causate da rotture della stessa, mirando a ridurre significativamente questo spreco e, quindi, mitigando quelle che sono le scarsità di risorse derivate dal Climate Change. 

Nello specifico, il progetto che si intende realizzare è basato su Artificial Intelligence. Tale tecnologia è in grado di analizzare i dati provenienti dai sensori ed in particolare le variazioni delle frequenze predominanti registrate da vibrofoni e altri sensori, i quali in presenza di possibili perdite fanno rilevare un notevole cambiamento nella distribuzione dell’energia in specifiche bande che indicano, con buona certezza, la presenza di rotture all’interno delle tubazioni. 

L’obiettivo alla base è acquisire dati da una determinata area per almeno tre mesi al fine di migliorare le performance nell’identificazione delle perdite, superando il vincolo tecnico di predire una potenziale rottura o avaria della tubazione in quell’area.

Non mancheranno poi sperimentazioni con soluzioni basate sulla gestione dei Big Data, IoT ed Intelligenza Artificiale applicate alla Telematica, al Monitoraggio Infrastrutturale ed al tema dell’Industria 4.0

Il progetto Water4All è proposto da GreenVulcano S.r.l. ed Alan Advantage S.r.l. che, da anni sulla base di una collaborazione consolidata, sperimentano soluzioni innovative nei settori di Artificial Intelligence, IoT, Big Data.

Infine, è stato finanziato ai sensi dell’Avviso, promosso dall’Assessorato alle Attività produttive e allo Sviluppo economico della Regione Campania, per promuovere il finanziamento di progetti di Trasferimento Tecnologico e Industrializzazione di Micro Piccole e Medie Imprese (MPMI) campane, nell’ambito delle Aree di specializzazione della RIS 3.


Per saperne di più: https://www.youtube.com/watch?v=Zb1jkMmgkdU

Negli ultimi anni, la mobilità urbana è diventata un settore chiave per la nascita di soluzioni e tecnologie in grado di impattare sui modelli di business esistenti e su scenari consolidati. 

Dal car al bike sharing, dai servizi station based ai free-floating prenotabili tramite smartphone, dal pay-per-use al trasporto pubblico innovativo: tante sono le applicazioni presenti nel nostro territorio e circa 5,2 milioni sono gli italiani che ne fanno uso.

Già dal 2021, infatti, con il lancio del bando “Mobility as a Service for Italy”, contenuto nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono stati avviati servizi innovativi di mobilità per i cittadini e la gestione intelligente dei trasporti. 

Non è un caso, quindi, che la mobilità urbana sia proprio una delle nostre aree di business. In che modo intendiamo presidiarla? 

Gli ambiti di intervento di GreenVulcano Technologies

Nello specifico, quattro sono gli ambiti di intervento e applicativi dei nostri servizi e prodotti nel settore della mobilità, ossia: 

  • Gestione delle flotte: soluzioni a supporto di fleet manager

Dalle normative rigide all’aumento dei costi del carburante, dalla manutenzione che può comportare una perdita dei ricavi alla lunga ed estenuante burocrazia: anche per i piccoli e medi gestori di flotte, la gestione di un parco auto/mezzi aziendali comporta lo svolgimento di operazioni e funzioni sempre più complesse. 

Garantire soluzioni ottimizzabili che permettano anche a tali realtà di monitorare e gestire efficacemente tutte le vetture, i veicoli commerciali e le flotte da lavoro è uno dei nostri obiettivi. Come vogliamo raggiungerlo? Grazie allo sviluppo di servizi che raccolgono e presentano informazioni accurate e puntuali derivanti dai dati telematici del veicolo e dai big data supportati dalle informazioni cartografiche. 

  • Mobilità condivisa: per i mobility manager e i decisori delle nostre città

Quali sono oggi le alternative all’uso dell’auto privata? È possibile integrare ai mezzi di trasporto pubblici quelli privati? Come gestire tale integrazione? Sono le domande che ogni giorno animano il nostro lavoro! 

Pianificare viaggi su misura, anche in ottica di intermodalità dei mezzi, è diventata una prerogativa per i car rental e i costruttori di automezzi in sharing che intendono affrontare la transizione in atto. 

La nostra soluzione, grazie a una piattaforma con molteplici funzionalità e ad un unico sistema di pagamento, è in grado di rispondere in modo personalizzato a tutte le specifiche esigenze di mobilità. Inoltre, può offrire una reale alternativa all’auto privata. 

  • Servizi ai guidatori: per chi ogni giorno è alla guida dei propri mezzi

Spesso, chi noleggia un’auto, stipula un’assicurazione o è il driver di una flotta aziendale deve gestire e fare i conti con tutti quei processi burocratici necessari all’utilizzo del servizio, a discapito dell’esperienza utente e di guida. Inoltre, non sempre riesce ad avere il controllo completo del veicolo (chilometraggio, percorsi, distrazioni alla guida, eventuali sinistri) o un contatto diretto e agevolato con il gestore del servizio. 

Ecco perchè è importante sviluppare applicativi che coinvolgano il guidatore durante l’intero processo di noleggio e/o ottenimento di un’assicurazione. 

  • Mobility-as-a-service: per chi si occupa di smart mobility

Tra le principali tendenze in evoluzione all’interno della mobilità condivisa, troviamo la micromobilità e la mobility-as-a-service (MaaS), un modello flessibile e on demand in grado di garantire all’utente diverse alternative di trasporto e/o viaggio pubblico e privato (ne abbiamo parlato qui). 

Ma quali? Di cosa si tratta? Le piattaforme MaaS attualmente esistenti, però, spesso hanno elevati costi di personalizzazione, sono incompatibili con un business in rapida crescita e, sebbene consentano di avere dati eterogenei raccolti, non riescono a garantire alcuna analisi, previsione o utilizzo di questi dati. 

In GreenVulcano, invece, abbiamo dato vita a una soluzione – per tutti quei decisori che si occupano di smart mobility – che consente di monitorare, noleggiare, condividere i veicoli in pochi semplici passaggi. Inoltre, è time-to-market, nativa del cloud, facile da utilizzare e con un innovativo processo di configurazione “zero-click”. 

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Chi sono i giovani sviluppatori di GreenVulcano? Diamo il benvenuto a due new-entry, Gianluca e Pietro, che ci raccontano del loro ingresso in azienda e della loro esperienza come developer. 

Com’è cominciato il vostro percorso in GreenVulcano? 

Ho trovato l’annuncio su una piattaforma di ricerca del lavoro – spiega Pietro – mi è sembrata da subito un’azienda interessante e mi sono candidato. Le mie impressioni iniziali si sono concretizzate sin dal primo colloquio. Da subito, ho capito di essere a contatto con persone competenti che avrebbero potuto offrirmi tanto da un punto di vista professionale. Allo stesso modo loro hanno creduto in me: pochi giorni dopo facevo parte della famiglia GVT!

Il mio percorso in GreenVulcano è cominciato, invece, quando ho deciso che lavorare in un settore nel quale mi sono ritrovato quasi per caso non faceva più per me – risponde Gianluca. Ho deciso di impiegare il mio tempo libero a studiare ciò che mi appassionava e, sette mesi dopo, i miei sforzi sono stati ripagati quando rispondendo a una chiamata mi è stato detto che il colloquio aveva avuto esito positivo.

Quali sono le peculiarità del vostro lavoro? 

Il ruolo dello sviluppatore non consiste solo nello scrivere codice, ma anche nel saper interpretare le esigenze dei clienti e rispondere alle loro necessità con applicazioni funzionali ed innovative – commenta Pietro. Tecnicamente sono responsabile dell’implementazione degli elementi e delle interfacce grafiche che l’utente vede e con le quali interagisce, avendo sempre un occhio di riguardo per l’ottimizzazione e le performance.

Ci sono sempre nuovi argomenti da studiare – aggiunge Gianluca – quindi non ci si annoia mai. La parte più bella è quella del sentire un profondo senso di euforia dopo aver risolto un errore, per poi trovarsi davanti a nuovo errore e ripetere il ciclo. Inoltre, come sviluppatori abbiamo la possibilità di creare dal nulla qualcosa che verrà utilizzata per migliorare la vita delle persone.

Qual è il vostro background e come si integra con quello che fate in GVT? 

Sono sempre stato appassionato di tecnologia – ammette Pietro – anche se la mia avventura con la programmazione è iniziata da poco. Ho deciso di iscrivermi all’Università al corso di informatica due anni fa per approfondire le mie conoscenze. Poi, nel tempo libero ho iniziato a studiare linguaggi e framework che per forza di cose non vengono approfonditi all’università. In questo modo sono riuscito ad approdare in GVT, conscio di poter contribuire attivamente alla crescita dell’azienda.

Ho lavorato nel settore alberghiero per quasi 10 anni prima di intraprendere questa nuova strada – chiarisce Gianluca. Ho sempre lavorato con clienti internazionali di alto livello e le soft skills apprese negli anni tornano molto utili quando quotidianamente mi ritrovo a collaborare con i colleghi e comunicare in maniera precisa ed efficace.

Curiosità su di voi? 

Sono appassionato di viaggi ed escursioni in natura – risponde Pietro. Infatti nel mio tempo libero ne approfitto sempre per esplorare una città, un sentiero, un borgo montano. Trovo che sia anche un ottimo modo per riposare la mente e poter tornare il lunedì mattina ancora più carico.

Diversa, invece, è la storia di Gianluca, nato a Roma e cresciuto a Sint Maarten – Isola caraibica appartenente ai Paesi Bassi. Ci ho vissuto da bambino fino all’età di 11 anni ed è stata un’infanzia bellissima. Era sempre estate e avevamo il mare a due passi da casa. Frequentavo una scuola internazionale e quindi tutti i miei amici erano di culture diverse. Così ho potuto toccare con mano realtà che non avrei mai potuto vedere se fossi cresciuto in Italia. Sarei curioso di sapere come sarebbe a viverci ora ma sono felice di essere a Roma per il momento. È per questo motivo che sono bilingue ma preferisco comunicare in Italiano e consumare contenuti multimediali in Inglese. Ah, altre passioni? Tabs > Spaces (solo i programmatori potranno capirlo).

Che cosa vi motiva ogni giorno? 

Per me, e penso per molti miei colleghi, quello che provo quando mi ritrovo davanti a un bug risolto, un pezzo di codice che funziona senza errori, un componente grafico venuto fuori esattamente come immaginato è impagabile. È ciò che ci motiva a dare sempre il massimo – dichiara Pietro. Inoltre, veder utilizzare da altre persone qualcosa che hai creato tu con le tue mani è sempre soddisfacente.

La mia esperienza in GreenVulcano finora è stata eccezionale – interviene Gianluca. Tutti i colleghi sono gentili e disponibili. Collaboriamo e ci aiutiamo a vicenda per portare a termine le grandi sfide che ci vengono poste. È molto bello sapere che il problema di un collega non è mai solo il suo, ma di tutta la squadra.

La scorsa settimana è venuto a trovarci direttamente dal Nord America uno dei nostri nuovi clienti: Encontrack, il Telematics Service Provider leader del mercato messicano.

Encontrack conta 8 delle prime 10 assicurazioni come clienti Insurance Telematics e offre servizi di Stolen Vehicle Recovery e Fleet. Attualmente vanta 160.000 device installati su automobili e veicoli commerciali. Ma chi è? Di cosa si occupa? Parola a Felipe de Jesús Rivera Cazares, CTO di Encontrack!

  • Come è cominciata la collaborazione tra Encontrack e GreenVulcano?

Durante le attività di networking sono stato presentato a Gianfranco – Co-founder & CEO del Gruppo – e al team di GreenVulcano. Nel nostro primo approccio commerciale, abbiamo richiesto a GreenVulcano di sviluppare e integrare alcuni servizi nella nostra piattaforma di prossima generazione, chiamata EnControl. Ci siamo presto resi conto della vasta esperienza, dell’alta capacità tecnica e della professionalità del team di GreenVulcano. Così, dopo una rapida negoziazione win-to-win, le due aziende – GreenVulcano ed Encontrack – hanno firmato un accordo a lungo termine per lo sviluppo, il supporto, il miglioramento e la crescita di Encontrol.

  • Quali le opportunità emerse o le potenzialità di quella collaborazione?

Questo sforzo congiunto tra GreenVulcano e Encontrack ci permetterà di posizionarci in nuovi mercati molto rapidamente. Encontrack sarà in grado di ridurre il Time-to-Market dei suoi nuovi prodotti e servizi contando su GreenVulcano come partner tecnologico. In generale, questo accordo strategico porterà a entrambe le aziende più ricavi e valore di mercato.

  • Di visioni e progetti: come si inserisce questa collaborazione rispetto ai piani di espansione delle due realtà e ai relativi progetti (facciamo riferimento alla realizzazione di una nuova piattaforma telematica in grado di fornire servizi a valore aggiunto quali Driving Behavior, Crash and Claim management, Mobile App Development)?

Oltre ai mercati europei e americani che GreenVulcano già presiede, il Gruppo sarà in grado di espandere la value proposition ai mercati messicani e LATAM. Dal punto di vista di Encontrack, questo accordo le permetterà non solo di competere, ma di superare i suoi concorrenti in quei segmenti di mercato in cui attualmente non è leader, come la telematica e il Fleet Management. Inoltre, avrà la possibilità di prendere il comando sui mercati emergenti come UBI e InsurTech, diventando il più grande fornitore di servizi in questa regione.

  • Quali gli impatti sullo sviluppo futuro di questo settore?

I grandi attori mondiali dei mercati telematici non sono stati in grado di dominare con successo il mercato in Messico e nei paesi LATAM per ragioni economiche, politiche e culturali. Combinando gli sviluppi tecnologici e il know-how di GreenVulcano con la piena comprensione di questi mercati, le strategie commerciali e il networking di Encontrack, viene a formarsi quel mix perfetto per fornire non solo i prodotti e i servizi che questi mercati richiedono, ma quelli che le compagnie di assicurazione richiederanno nel breve e medio termine, posizionando sia Encontrack che GreenVulcano come top-provider in un mercato ancora emergente.

Le architetture delle applicazioni o dei sistemi informativi si sono sviluppate ed evolute nel corso degli anni sulla base delle specifiche necessità delle imprese e grazie alle tecnologie messe a disposizione. Oggi si parla, infatti, di architetture e infrastrutture cloud-native che comportano una serie di vantaggi quali buona economia di gestione, flessibilità, scalabilità e velocità nel cambiamento. Non a caso, il cloud è riconosciuto come il vero abilitatore della trasformazione digitale.

Ma cosa significa utilizzarle per l’integrazione dei sistemi, sfruttando i vantaggi di un’infrastruttura digitale interconnessa? Ne parliamo con Gianluca Di Maio, alle prese in GreenVulcano con la definizione di queste architetture.

Gianluca, di cosa ti occupi in GVT? A quali progetti ti stai dedicando?

In GreenVulcano mi occupo principalmente della definizione delle architetture delle applicazioni o dei sistemi informativi, sia sviluppati internamente che da realizzare per i clienti. Al momento sto seguendo dei progetti con clienti che operano nel mercato italiano, nord americano e messicano. Entrambi i progetti fanno riferimento alla raccolta di dati telematici per l’automotive, ma con obiettivi di business diversi.

Quali sono, secondo te, le competenze necessarie da mettere in campo nel tuo lavoro?

Le competenze utili per poter seguire questa tipologia di progetti, a mio giudizio, devono essere trasversali e multidisplinari. Competenze che servono ad individuare e validare le soluzioni più adatte all’integrazione dei sistemi. Queste spaziano dalla conoscenza specifica delle architetture dei sistemi informatici alle problematiche IT, dalla conoscenza dei prodotti sul mercato a quella del business nel quale si va ad operare.

Quando si parla di “definizione delle architetture” al fine di validare possibili soluzioni per l’integrazione di sistemi che cosa significa? A cosa si fa riferimento?

La definizione delle architetture atte alla validazione delle soluzioni per l’integrazione dei sistemi presuppone lo svolgimento di alcune attività propedeutiche fondamentali. Ad esempio:

  • interagire col cliente per comprendere con precisione l’esigenza di business per la quale è stato richiesto il nostro intervento;
  • definire i requisiti funzionali (cosa deve fare l’applicazione o il sistema) e non (le caratteristiche di qualità dell’applicazione o sistema, come ad esempio la sicurezza, le performance, l’usabilità, ecc);
  • analizzare i prodotti che permettono di soddisfare i precedenti requisiti individuati, decidendo quali sono più adatti ed eventualmente sviluppando soluzioni ad hoc, anche in base al budget disponibile.

Durante queste attività si fa riferimento alle esperienze pregresse e alle best practice specifiche dei prodotti candidati in valutazione.

Quali sono le possibili problematiche che affronti durante la scelta e/o validazione di queste soluzioni?

Ogni progetto ha peculiarità specifiche che vanno affrontate sia dal punto di vista tecnico (ad esempio, studiare il contesto di business, valutare i prodotti candidati) che “politico“, ossia riuscire a spiegare al cliente perché una soluzione è migliore dell’altra, soluzione della quale magari il cliente stesso è maggiormente convinto. Inoltre, le difficoltà tecniche spesso si scontrano con i sempre più stringenti vincoli di time to market richiesti nelle attuali situazioni frenetiche di mercato.

Nel mondo degli applicativi e delle soluzioni digitali, della realtà virtuale o di quella aumentata, pensare all’esperienza d’uso (UX) dell’utente finale e alla progettazione delle interfacce in relazione agli obiettivi (UI) e alle azioni che l’utente stesso compie può determinare il successo di un prodotto/servizio. L’esperienza d’uso, infatti, si traduce nelle percezioni che gli utenti possono avere sull’utilità, sulla semplicità di utilizzo e sull’efficienza del sistema. A ciò si aggiunge l’interazione, la cui efficacia dipende dall’interfaccia creata dato che, spesso, può sussistere un divario tra ciò che un designer intende e ciò che la personas vuole.

Come afferma Donald Norman, padre dello human design: 

“Pensa alle diverse fasi di un prodotto o servizio, dalle intenzioni iniziali alle riflessioni finali, dal primo utilizzo ad assistenza, servizio e manutenzione. Devi fare in modo che questi elementi lavorino tutti insieme e con continuità”.

– Donald Norman

Ma cosa significa realmente? Perchè UX e UI sono importanti nel settore dell’information & communication technologies? Parola a Gabriele Pellegrini e Laura Pilloton. 

Partiamo con le presentazioni….UX e UI sono il vostro pane quotidiano ma di cosa vi occupate nello specifico in GreenVulcano?

In GreenVulcano, sia io che Laura seguiamo gli aspetti relativi alla UX e UI dei diversi progetti. In particolare, partecipiamo attivamente alla definizione e allo sviluppo di tutti i progetti/prodotti del Gruppo e ci occupiamo dell’analisi dei requisiti, dell’individuazione del target di riferimento, della definizione dei flussi logico/funzionali, della realizzazione di wireframe e mockup pixel-perfect e della prototipizzazione. Infine, eseguiamo il passaggio degli assets agli sviluppatori ed effettuiamo la review del progetto – racconta Gabriele. 

Conosco GreenVulcano da circa 2 anni. – aggiunge Laura – Inizialmente, lavoravo in un’altra azienda dove curavo la parte di UX e UI per prodotti specifici sviluppati proprio da GreenVulcano. Poi, sono entrata a far parte del Gruppo e, da interna, sono coinvolta nello sviluppo di tutti i prodotti dell’azienda e partecipo a tutte le fasi già descritte da Gabriele. Mi piace sottolineare che GreenVulcano è molto attenta all’ampliamento delle risorse umane.

Ne abbiamo sentito tutti parlare ma qual’è la differenza tra UX e UI e perché è importante per le aziende investire in questi ambiti?

La User Experience (UX) permette di definire le meccaniche di un prodotto digitale: analizzare il prodotto, individuare il target, condurre interviste ai possibili utenti e analizzare i dati per ottimizzare l’obiettivo del business. La User Interface (UI), invece, fa riferimento alla parte più creativa, ossia quella di rappresentare e rendere accattivante il prodotto rispettando le norme e decisioni della UX. Nello specifico, si individuano i fonts, i colori, le microanimazioni e le risorse multimediali atte a trasmettere l’obiettivo definito e l’azione da far eseguire all’utente – spiega Gabriele.

Per le aziende è importante investire in UX e UI non solo durante la fase di lancio di un prodotto, ma anche per garantire il miglioramento continuo e costante del prodotto stesso che noi eseguiamo grazie ai feedback degli utenti finali – continua Laura.

Estetica vs sviluppo: come coesistono UX e UI con la parte più tecnica e di sviluppo del progetto? Quanto contano durante e per la definizione e progettazione di un applicativo?

Gabriele: Partiamo dal presupposto che se si bada solo alla cura estetica di un prodotto senza un codice funzionante, quel prodotto non è un buon prodotto. Lo stesso discorso vale a parti invertite: un prodotto che funziona benissimo dal punto di vista tecnico e di sviluppo – quindi del codice – ma non è usabile e non è gradevole all’utente finale non avrà lo stesso successo di un prodotto curato in entrambi gli aspetti. Purtroppo, gli sviluppatori e i designers nella maggior parte dei casi non riescono a dialogare tranquillamente, in quanto parlano due lingue totalmente differenti. E qui entra in gioco – di solito – una figura chiave che – occupandosi di UX e UI – può comunicare con entrambi i reparti. Personalmente mi ritengo molto fortunato: in passato ho anche sviluppato e quindi sono in grado di comunicare a 360° con qualsiasi parte del team. Questo mi permette di velocizzare la comunicazione ed evitare problematiche relative alle implementazioni o al design del progetto.

Laura: ​​Si tratta di un processo sequenziale. Prima viene sviluppata tutta la parte funzionale ed estetica, con wireframe e mockup pixel-perfect, poi si sviluppa il prodotto. Per questo è così importante avere una figura che coordini, comunichi e faccia dialogare questi due modi.

Che caratteristiche deve avere un’interfaccia/applicativo/soluzione digitale per essere ben progettata? Quali sono gli aspetti da considerare?

Per progettare correttamente un’interfaccia, applicativo o soluzione digitale, occorre avere a disposizione tutte le informazioni del prodotto, analizzare i dati e fare una progettazione a monte, definendo chiaramente gli obiettivi prima di procedere con la parte grafica. Molto spesso i designer partono direttamente con la definizione del mockup e questo rischia di rendere il prodotto poco funzionale e articolato, aggiungendo parti in continuazione, e di perdere l’esperienza utente ottimale. – afferma Gabriele.

Bisogna avere ben chiare le esigenze del cliente ma anche dell’utente finale, ossia colui che utilizzerà il prodotto una volta sviluppato, prima di cominciare qualunque progetto – conclude Laura.

Quale parte del vostro lavoro vi affascina di più?

Gabriele: La continua ricerca di soluzioni efficaci ed efficienti, vedere come gli utenti e i clienti utilizzano i prodotti, il raggiungimento degli obiettivi di business. Poi, in GreenVulcano, adoro la varietà di progetti. Questo mi permette di conoscere mondi e culture differenti. Infine, fondamentale per un Designer è non perdere gli stimoli, cosa che può accadere quando si lavora su un solo progetto per anni. 

Laura: Mi affascina mettermi nei panni dell’utilizzatore finale e riuscire, con i miei strumenti intellettuali di ricerca e grafica, a guidarlo verso il miglior utilizzo del prodotto, attraverso esperienze ottimali e memorabili.

È possibile analizzare le conversazioni che avvengono online, intercettare eventuali trend emergenti e valutare il sentiment dei contenuti pubblicati? Questo è ciò che fa KPI6, una start-up innovativa con cui collaboriamo. Come? Parola a Livia Bochicchio, Scrum Master di GreenVulcano!

Per cominciare…chi è e cosa fa KPI6?

Numerose sono le interazioni tra i brand e gli utenti della rete che avvengono online, sui diversi social network. Interazioni che creano conversazioni, opinioni, trend e stati d’animo afferenti a diverse tematiche. Analizzare queste informazioni e la mole di dati generati permette alle aziende di comprendere il proprio target di riferimento, di conoscere le caratteristiche socio-psicografiche e di restare al passo con i cambiamenti sociali, culturali ed economici. È qui che entra in gioco KPI6, che con la sua innovativa metodologia e grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning per la comprensione del linguaggio naturale, ascolta la rete raccogliendo in maniera etica e anonimizzata le opinioni che gli utenti esprimono pubblicamente su social e web, il sentiment dei contenuti online e la presenza di determinati trend. Ciò è utile per prendere tutte le decisioni strategiche di business. 

Il valore della consulenza secondo GreenVulcano: qual è il rapporto di collaborazione tra KPI6 e GreenVulcano? 

La collaborazione tra KPI6 e GreenVulcano è una collaborazione a valore aggiunto per entrambe le parti e prevede il supporto a tutto tondo su progetti interni cross-settoriali, secondo metodologie agile. Da un lato, KPI6 può beneficiare dell’expertise di GreenVulcano per quanto riguarda lo sviluppo e l’integrazione degli applicativi e delle tecnologie; dall’altro GreenVulcano resta costantemente aggiornata grazie alla portata innovativa della start-up. 

Come avviene questa collaborazione?

Prima di avviare la collaborazione, è stato eseguito dal nostro team di sviluppatori medior e scrum master un assessment per analizzare le criticità in fase progettuale e individuare eventuali elementi di miglioramento. Attività fondamentale quando ci sono diversi progetti da seguire. Inoltre, KPI6 – pur avendo al suo interno la figura dello Scrum Master – ha richiesto una seconda da affiancare come consulente per la lavorazione cross sulle varie attività. 

Livia, hai parlato della figura dello Scrum Master e del suo supporto in qualità di consulente: che ruolo ha all’interno di questa collaborazione? Perché è importante? Cosa fa uno Scrum Master? 

Lo Scrum Master è una figura appartenente al team di sviluppo di prodotto e ha il compito di garantire il raggiungimento di determinati obiettivi relativi alle mansioni, secondo la metodologia agile, su progetti che richiedono velocità, flessibilità e continuo aggiornamento. La figura introdotta da GreenVulcano supporta tutto il team di KPI6, in particolare il loro Scrum Master nell’analisi dei risultati di fine Sprint. Inoltre, viene previsto un supporto all’occorrenza anche per aiutarli nei loro processi Scrum giornalieri e periodici.

  • Quando si parla di architetture, infrastrutture e tecnologia in GreenVulcano è a te che possiamo fare riferimento. Mario, di cosa ti occupi? Quali sono le peculiarità del tuo lavoro e dei progetti che segui?

L’evoluzione del mondo IT procede a ritmi sempre più serrati e, come per tutte le società che lavorano in questo campo, stare al passo con l’evoluzione delle tecnologie e delle metodologie è fondamentale. Come CTO, insieme ai responsabili delle linee di produzione e ai Project Manager di Roma e Napoli, abbiamo stabilito le linee strategiche tecnologiche e metodologiche da adottare. Le scelte riguardano diversi aspetti come l’adozione di un framework o la definizione di un’architettura standardizzata (ad esempio su Cloud con Kubernetes), il delineamento di percorsi di formazione e di Knowledge Transfer all’interno dell’azienda e, non meno importante, le tecnologie per condividere internamente ed esternamente le informazioni e costruire quella che rappresenta la conoscenza collettiva di un’azienda, uno degli asset più importanti. Dalla mia prospettiva, una delle parti più belle del lavoro è proprio il rapporto con le persone: vedere lo sforzo che facciamo tutti per fare le scelte giuste e al passo con i tempi e lavorare in modo concertato secondo una visione comune dell’evoluzione sia tecnologica che metodologica.

  • Parlando di progetti…che cosa bolle in pentola nei laboratori R&D di GreenVulcano? Ci sono novità in arrivo lato sviluppo o adozione di nuove tecnologie?

La Ricerca & Sviluppo per società come la nostra è fondamentale proprio per permettere al board di fare scelte in linea con i cambiamenti e le evoluzioni tecnologiche e metodologiche, scelte di cui parlavo prima. L’evoluzione verso le architetture cloud-native è una delle aree su cui stiamo investendo di più e su cui GreenVulcano sta costruendo un’ottima esperienza. Infatti, tale ecosistema è caratterizzato da dinamiche in forte crescita. Infine, Kubernetes sta diventando sempre più uno standard che ormai è disponibile sui principali cloud provider nel mondo. 

  • Gartner ha annunciato le principali tendenze tecnologiche da tener d’occhio nel 2022. Tra queste abbiamo: Cybersecurity mesh architecture (CSMA); Piattaforme cloud-native; Iperautomazione; AI generativa. Che cosa possiamo aspettarci per questo 2022? Quali impatti degli anni precedenti e di questo nuovo anno per GreenVulcano?

Gartner, grazie al suo punto di osservazione privilegiato, è sempre un ottimo riferimento per capire come si muovono alcune dinamiche evolutive a livello mondiale. La Cybersecurity, proprio come conseguenza della forte cloudificazione delle infrastrutture e, non meno significativa, della remotizzazione delle attività lavorative, anche forzata dalla pandemia, è un tema imprescindibile e inderogabile che GreenVulcano, come tutti, deve affrontare. Si parla, infatti, sempre più di architetture “Zero trust” che non riguardano solo la protezione dei confini periferici dei server di un’azienda, ma che stanno permeando anche all’intero delle aziende stesse, ormai distribuite nel cloud. Del cloud-native, invece, ne parlavamo prima ed è sicuramente uno dei punti centrali per GreenVulcano. Infine, gli altri due temi afferenti ad automazione e AI, sono punti su cui GreenVulcano e le Spin-off Automyo e Sensoworks stanno costruendo il loro business già da qualche anno.

La mobilità rappresenta un elemento chiave per lo sviluppo sostenibile delle città e l’utilizzo di risorse in modo più efficente. Ogni giorno, milioni di cittadini si spostano per lavoro, svago, viaggi e attività giornaliere. Ecco perché il futuro della mobilità stessa ha impatti anche su chi queste città le abita e le vive quotidianamente.

Sebbene l’auto resti di gran lunga uno dei mezzi preferiti per gli spostamenti abituali (indagine Aretè), pensiamo all’uso delle automobili in ambito urbano. Come afferma Stefano Maggi in Mobilità sostenibile

l’auto di proprietà non è un buon investimento per la gran parte dei guidatori, cioè per chi la usa per meno di 10mila chilometri all’anno, e di solito in ambito urbano”. 

Non a caso, fenomeni come quello del car sharing, car pooling o servizi di trasporto peer-to-peer, hanno preso piede negli ultimi tempi tra le fasce più giovani della popolazione. Nei conducenti tra i 18 e i 40 anni, infatti, si evidenzia una minore incidenza dell’utilizzo della vettura di proprietà, a favore di sistemi basati sul concetto di mobilità condivisa, grazie all’uso di app e nuove tecnologie. 

Quali conseguenze? Quali i principali trend da considerare?

Una trasformazione gigantesca per cui non c’è più tempo”, afferma Draghi per descrivere una delle sfide più importanti da affrontare nei prossimi anni. Secondo l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, tra le principali tendenze in evoluzione all’interno della mobilità condivisa, troviamo la micromobilità e la mobility-as-a-service, un modello flessibile e on demand in grado di garantire all’utente diverse alternative di trasporto e/o viaggio pubblico e privato. Difatti, è stata coniata l’espressione MaaS is MooD: MaaS come mobilità on demand. 

L’obiettivo è quello di mettere al centro dei servizi di mobilità il cittadino stesso, offrendo soluzioni su misura, in linea con i bisogni individuali e collettivi. Che si tratti di trasporto pubblico locale, bus privati, tram, metro, car sharing, bike sharing – dall’emissione del biglietto al pagamento – queste soluzioni presenti nelle singole città vengono integrate e aggregate per mezzo di una piattaforma (e/o applicazione) di condivisione dei dati, secondo tre livelli di erogazione del servizio:

  1. piattaforma a scopo informativo: vengono raccolte e condivise le informazioni di base (quali prezzo, orario, mappe) e ottimizzate per la costruzione di percorsi e itinerari;
  2. piattaforma con possibilità di pagamento: alle informazioni di base si aggiunge la possibilità di pagare l’eventuale biglietto e/o utilizzo del sistema di trasporto;
  3. piattaforma con abbonamento: una sorta di Netflix della mobilità; vengono messi a disposizione dell’utente varie tipologie di abbonamento per usufruire (anche illimitatamente) di ogni mezzo e servizio.

Ciò garantisce al cittadino una serie di vantaggi quali:

  • possibilità di avere accesso ai servizi via smartphone;
  • alti livelli di personalizzazione in base alle specifiche esigenze di mobilità;
  • una reale alternativa all’uso dell’auto privata.

Inoltre, il MaaS Project Coordinator del Transdev Group, Aurelien Cottet, ha dichiarato che i sistemi MaaS possono crescere seguendo tre modelli:

  1. servizio G2C – Government to Consumer: si tratta di MaaS di natura pubblica che perseguono obiettivi collettivi e per singole comunità locali, sostenuti possibilmente da risorse pubbliche e riferiti a un servizio di trasporto pubblico;
  2. servizio B2C – Business to Consumer: di natura commerciale, con diffusione su larga scala, anche a livello globale; 
  3. servizio B2B – Business to Business: di tipo corporate, per le aziende, con l’intento di generare valore gestendo la mobilità dei dipendenti e/o le flotte aziendali.

Quale il ruolo della tecnologia applicata alla mobility-as-a-service per il futuro? 

Grazie all’integrazione di tutti questi dati, non è più necessario scaricare le diverse applicazioni dei singoli servizi di mobilità e incrociare le informazioni per capire quali siano i mezzi e i percorsi migliori da intraprendere. Tutto è consultabile in modo agevole, conveniente, sostenibile e on demand. Non a caso, queste piattaforme di dati e applicativi per smartphone stanno rivoluzionando i modelli di business e le modalità di fruizione dei trasporti pubblici e privati. 

In Italia, una delle Regioni che sta sperimentando questi nuovi modelli è la Regione Piemonte che ha lanciato il progetto BIPforMaaS: insieme per costruire il nuovo ecosistema  di mobilità regionale. Un progetto G2C che intende creare le condizioni per la diffusione di servizi MaaS nell’area urbana e metropolitana di Torino e in tutto il territorio della Regione, a partire dal sistema BIP, l’innovativo sistema di bigliettazione elettronica.

Un esempio di sistema MaaS di tipo B2C, invece, è LYNC&CO: un nuovo modo di possedere un’auto, grazie ad un sistema di membership, adatto alla generazione del domani. Una generazione che desidera poter usufruire di servizi e opzioni senza seccature, che siano flessibili, semplici e sostenibili.

Cosa aspettarci da questo fenomeno? Seguiteci per aggiornamenti sul tema della mobilità!