Boom della smart mobility in Italia.

UN ITALIANO SU 10 È ISCRITTO AD ALMENO UN SERVIZIO DI SHARING MOBILITY: «IL 2021 SARÀ L’ANNO DELLA MOBILITÀ CONDIVISA» SOSTENGONO GLI ESPERTI DI GREENVULCANO, IL BIG PLAYER DIETRO LE QUINTE DELLE MAGGIORI SOCIETÀ DI SMART MOBILITY.

Dodicimila automobili, 3.000 scooter e 36 mila biciclette: questi sono oggi i numeri della mobilità condivisa per complessivi 50 milioni di spostamenti entro l’anno in corso, con un incremento del 52% rispetto al 2018; senza contare il nuovo decreto sulla micromobilità che spinge verso l’uso di monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel.

Continua a crescere la sharing mobility in Italia. L’uso condiviso di automobili, motociclette e bici convince ogni anno un numero sempre maggiore di nostri connazionali, consentendo di ampliare progressivamente il numero di mezzi e di stabilire nuovi record di chilometri percorsi.
Dietro le quinte dei maggiori operatori —anche di quelli più famosi come il player delle «Cinquecento rosse»— c’è un big player finora rimasto nell’ombra. Stiamo parlando di GreenVulcano (https://www.greenvulcano.com/) che —con i suoi oltre 100 dipendenti ed un’esperienza consolidata in 20 anni di attività— è oggi uno dei laboratori di ricerca e sperimentazione più attivi del «made in Italy hi-tech»
Con sedi a Roma, Milano, Napoli e Boston, è proprio GreenVulcano a tracciare oggi un bilancio della situazione italiana, sottolineando come la rivoluzione della sharing mobility è in atto in Italia con numeri in linea con i migliori trend mondiali.
«Oggi si contano 12 mila automobili, 3.000 scooter e 36 mila biciclette in sharing, per complessivi 50 milioni di spostamenti che saranno compiuti entro quest’anno —il 52% in più rispetto al 2018— con un’offerta che si fa sempre più verde, grazie all’aumento dei mezzi elettrici (oggi al 48% della flotta totale) e di veicoli sempre più leggeri e meno ingombranti» precisano gli esperti di GreenVulcano, da oltre 20 anni —appunto— sul campo nel mercato dell’innovazione tecnologica, con un forte orientamento all’integrazione e al mondo IoT.
Roma, Milano, Torino e Bologna presentano l’offerta migliore per mezzi a disposizione per abitante e per numero di noleggi. Mentre nelle Isole emergono Cagliari e Palermo. Ma la distribuzione della sharing mobility in Italia non è ancora omogenea.
L’obiettivo diGreenVulcano?«Portare in tutte le città italiane una nuova mobilità altamente tecnologica, a misura di cittadino e a basso impatto ambientale» risponde Ciro Romano, co-fondatore e CEO di GreenVulcano.
Auto on demand, car sharing, bike sharing, mobilità cooperativa: certo è che il modo di muoversi in città sta cambiando anche grazie alle tecnologie made in Italy.
Tra i clienti di di GreenVulcano —ad esempio— vi sono colossi mondiali come ALD Automotive, del Gruppo Société Générale, leader nel settore del noleggio a lungo termine in oltre 42 Paesi. E anche The Hurry, nella stessa nicchia di mercato.
E poi ancora, in altri ambiti della mobilità, GreenVulcano  collabora con i suoi algoritmi con società come Octo Telematics —attivo in Italia ma soprattutto negli Usa— i cui servizi, basati su tecnologie create ad hoc da GreenVulcano , vengono poi acquistati dalle grandi compagnie assicurative per la definizione del rischio associato al guidatore, la profilazione dell’assicurato e la personalizzazione delle polizze RC Auto.
«Ed aiutiamo anche i conducenti dei tir in ben 96 Paesi a tornare a casa sani e salvi ogni giorno» commentano i responsabili di GreenVulcano.Tra i clienti figura infatti anche eDrivingSM —società leader particolarmente negli Usa e nel Regno Unito— la cui mission è proprio quella di aiutare oltre un milione di autotrasportatori a ridurre le collisioni e gli infortuni. 
Il cuore del sistema è l’Intelligenza Artificiale e si chiama «Gaia». È l’ultima evoluzione dell’«enterprise service bus» (ESB) open source ideato da GreenVulcano per andare oltre il tradizionale approccio su architettura SOA, interpretando in modo innovativo l’«enterprise application integration» (EAI).
«Nella nostra ultima versione abbiamo lavorato sulla miniaturizzazione del prodotto per poterlo usare nei contesti cloud su architetture a microservizi come Docker e Kubernetes —due più diffusi tool per la containerizzazione— e poter deployare l’ESB “Gaia” nello strato Edge delle architetture IoT» puntualizza Romano.
«Ma c’è molto altro ancora nella roadmap di Gaia. Ad esempio la disponibilità del prodotto come “iPaaS”, con un modello di erogazione del servizio pay-per-use» conclude il presidente di GreenVulcano.

GreenVulcano contribuisce da quasi un ventennio all’innovazione tecnologica “made in Italy” attraverso la realizzazione di diversi progetti. Spesso le migliori soluzioni nascono proprio da un’intuizione in un laboratorio di ricerca e sviluppo – come quello di GV – poi portata a conclusione in un grande progetto internazionale.

Proprio dal reparto R&D di GreenVulcano nasce il Progetto SPARTA (Smart PARking and Traffic Analysis), una soluzione di Smart Parking che riduce l’inquinamento e l’emissione di gas di scarico nocivi, aiutando gli automobilisti ad evitare inutili code e perdite di tempo alla ricerca di un posto auto libero in cui sostare con la loro vettura.

Come è noto la maggior parte delle emissioni nocive dei mezzi a motore avviene ai bassi regimi del traffico cittadino, e in città molto trafficate ogni giorno si possono perdere oltre 45 minuti nel traffico, di cui la metà spesso per cercare parcheggio vicino al posto di lavoro.

Il progetto SPARTA consiste in una piattaforma integrata con strumenti “efficaci” di pianificazione urbanistica e misure in grado di favorire il turnover delle soste e di sfruttare al meglio le aree di parcheggio. Da anni esistono sperimentazioni embrionali di “Smart Parking” che affrontano solo in parte il problema dei parcheggi intelligenti, analizzando flusso veicolare e della riduzione del traffico. SPARTA invece è una piattaforma innovativa, sia in termini di prodotto che di processo, che permette di superare i vincoli e i limiti dei sistemi attuali attraverso diverse caratteristiche tecniche:

• una rete di sensori “smart” nei parcheggi, per individuare i posti disponibili;

• una rete di sensori per la misurazione della qualità dell’aria e l’analisi del flusso veicolare;

• dei pannelli digitali sempre aggiornati che segnalino le condizioni di disponibilità del parcheggio e altre info sul traffico;

• un modello matematico multivariabile per fissare un prezzo dinamico del parcheggio in modo da incentivare il turnover e saturare in egual maniera i posti disponibili,

• vari strumenti di Proximity Info Parking e Proximity Marketing (come ad esempio la Gamification);

• vari strumenti previsionali e di analisi geo/spaziali di Data Mining.

L’enorme miglioramento delle reti di sensori wireless, anche grazie alla sempre più spinta miniaturizzazione, ha reso realmente concreto il loro impiego anche nel settore della gestione del traffico urbano.

Il progetto SPARTA, seguendo questa scia e grazie alla forte spinta dell’intelligenza artificiale e delle soluzioni tecnologiche di GreenVulcano, introduce come aspetto d’innovazione non solo l’uso del “parcheggio intelligente” come mero strumento di gestione del traffico urbano, ma anche e soprattutto il modo sistematico e di processo di affrontare il problema dello Smart Parking, divenendo uno strumento di supporto alle amministrazioni locali e dei gestori.

E la piattaforma SPARTA offre benefici non solo alle città che l’adottano, permettendo loro di imboccare la strada che può portarle a trasformarsi in smart city, ma anche ai cittadini stessi: sono i cittadini probabilmente i primi a trarre vantaggi diretti ed indiretti dallo Smart Parking: la popolazione riesce ad avere una maggiore facilità di spostamento urbano, gode di una migliore efficienza generale della P.A., di migliori servizi erogati; ed ottiene un risparmio netto nei consumi. Infine, avere meno congestione nel traffico comporta necessariamente meno inquinamento sonoro ed atmosferico, e di riflesso un maggiore sviluppo delle aree commerciali.

I sistemi di parcheggio europei stanno andando sempre più verso lo Smart Parking. A dirlo è un’indagine di Frost & Sullivan (2014.2015), secondo cui il mercato legato allo Smart Parking crescerà rapidamente fino a quota 43 miliardi di dollari nel 2025, con un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 17,89%. I principali nodi di crescita dei parcheggi intelligenti saranno le grandi città negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia e in Germania, da lì si diffonderanno in altre parti di questi paesi e sul territorio italiano.

La soluzione SPARTA ha dunque un notevole impatto sociale, in quanto supporta ed incentiva un migliore turnover per i parcheggi, riducendo l’inquinamento dai gas di emissione nocivi con un vantaggio in termini di benessere e di salute personali; ma anche, in definitiva, restituendo valore a tutta la collettività.

Per ulteriori dettagli sugli altri progetti R&D di GreenVulcano potete far riferimento alla pagina dedicata sul sito.

Per suggerimenti o commenti su questo od altri progetti di ricerca, la nostra contact form è sempre disponibile.

I Laboratori R&D di GreenVulcano sono una delle oasi di sperimentazione più attive del Made In Italy tech: da oltre 20 anni infatti il gruppo è sul campo nel mercato dell’innovazione tecnologica, con un forte orientamento all’integrazione e al mondo IoT.

Oggi intervistiamo Mario Stefanutti: CTO di GreenVulcano da 3 anni, è al comando anche del R&D Lab di Roma. Figura carismatica con oltre 20 anni d’esperienza, vanta successi che hanno contribuito alla crescita di grandi gruppi come Telecom Italia e Reply.

Ciao Mario, benvenuto e grazie per questa intervista.

Nonostante a fine 2019 i trend previsti da Gartner ed altri per il 2020 fossero tutti incentrati su Automazione, Tracciabilità, Intelligenza Artificiale, Profilazione Personale, Medicina Digitale, Esperienze Aumentate, l’improvvisa pandemia globale del Covid-19 ha comunque trovato alcune grandi realtà impreparate. Un’azienda d’avanguardia come GreenVulcano quanto e come ha colto l’opportunità dell’applicazione pratica di tante tecnologie e paradigmi innovativi in un contesto improvvisamente trasformato in digitale?

Ricordo distintamente che già negli anni ‘90 si parlava di smart working, e di come il mondo del lavoro sarebbe cambiato velocemente da lì a poco. Questo cambiamento allora non si verificò e negli anni successivi era diffusa la convinzione che comunque lo smart working non avrebbe funzionato su vasta scala.
La pandemia ha purtroppo imposto al mondo questa scelta obbligata, nello stesso momento e su scala globale per tutti. Ci siamo resi conto che di fatto eravamo già pronti tecnicamente da qualche anno al cambiamento: abbiamo le piattaforme di comunicazione audio/video, gli strumenti di lavoro collaborativo online, mezzi ormai maturi ed efficienti che hanno giocato un ruolo molto importante.
L’uomo farà necessariamente buon uso di questa esperienza di smart working, e lo smart working diventerà sempre più uno strumento utile e presente anche nel post emergenza.
Per GreenVulcano, con sedi a Napoli, Roma e Boston, già da qualche tempo avevamo sperimentato ed adottato diversi strumenti di collaborazione: la condizione di lockdown ha solo accelerato il processo di adozione e ha reso tutti più consapevoli riguardo l’importanza degli strumenti.

C’è stato un impatto in particolare sul branch statunitense e come sta evolvendo l’attività sotto l’era Trump?

É ancora presto per dirlo. I numeri della pandemia sono ancora alti negli Stati Uniti e nel mondo. Non dobbiamo dimenticarci che sono molti i settori impattati dal Covid19: trasporti, turismo, ristorazione, eventi, fiere, convegni, sicurezza e tantissimi altri. Come società di servizi lavoriamo anche per questi settori, in un mondo iperconnesso e con complesse dipendenze.
GreenVulcano per ora non ha avuto impatti negativi troppo evidenti, ma bisognerà attendere ancora un po’ per valutare bene le conseguenze dalla pandemia. Credo che la chiave per vivere in modo sano in questo contesto sia la capacità di adattarsi velocemente ai cambiamenti.
Per quel che riguarda le questioni politiche, nel momento storico attuale tutti i leader mondiali sono chiamati a scelte molto difficili, che hanno conseguenze enormi sull’economia e sul benessere delle persone.

All’interno di GreenVulcano, il “ramo nerd” dei reparti R&D è stato toccato in qualche modo dai cambiamenti dei processi interni dei clienti?

Il cambiamento è stato grande ed ha impattato quasi tutti trasversalmente, anche sui fronti dei clienti e dei fornitori. Tutti ci siamo adattati alla nuova situazione, al nuovo modo di condividere e confrontarci, e le persone hanno reagito bene al cambiamento.
Per quel che riguarda il “ramo nerd” dei reparti R&D… beh sono stati i meno colpiti: credo che qualcuno li dovrà avvertire che c’è stato un cambiamento in questi mesi!
Scherzo naturalmente, la domanda che riguardava il “ramo nerd” mi ha fatto pensare all’antica accezione di persona nerd: storicamente si indicava chi è “tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione”.
Oggi è tutto molto diverso, ma certe categorie professionali sono da sempre più propense all’uso di certi strumenti.

Riguardo le linee di servizio – Mobilità, Utility e Telecomunicazioni – pandemia e lockdown hanno comportato una maggiore operatività del reparto tecnico a seguito di nuove richieste dei clienti?

In generale c’è stata una maggiore operatività dovuta principalmente al cambiamento in sé portato la pandemia: per adattare i sistemi in uso alle nuove condizioni, o le persone al nuovo modo di lavorare e condividere informazioni.
Diversi settori sono stati impattati in diverso modo. Per il settore Mobilità, a parte il riassetto iniziale dei sistemi e il quasi fermo totale durante la fase di lockdown, bisognerà capire come evolverà la situazione. Facciamo un esempio sul car sharing o in generale la mobilità sharing. In questi ultimi anni il settore stava esplodendo con una crescita esponenziale e stava invadendo tutte le città. Come continuerà da settembre in poi? Quanto possono sopravvivere le grandi aziende e le start-up che hanno investito sulla mobilità in condizioni di lockdown prolungato o con regimi di servizio limitato? Ci saranno differenze se si parla di mezzi diversi, magari elettrici – auto, scooter, monopattini, biciclette?
Crediamo che, una volta terminata l’emergenza, la mobilità sharing tornerà ad essere importantissima, ma le società dovranno ben valutare i costi di mantenimento dei servizi dotandosi di soluzioni efficienti e flessibili. Anche i costi d’installazione e manutenzione dovranno diventare flessibili.

Attualmente GAIA, la base ESB delle integrazioni di GreenVulcano, è pubblicato in OpenSource alla versione 4.0. Ci sono novità in arrivo lato sviluppo? Quali nuove feature sono in studio per la prossima release?

Abbiamo fatto evolvere nel tempo il prodotto, sempre al fine di anticipare molti dei cambiamenti imminenti del settore IT: il cloud, i microservizi e l’Internet delle Cose – settore quest’ultimo su cui stiamo puntando molto come azienda.
Nella versione 4 abbiamo lavorato sulla miniaturizzazione del prodotto per poterlo usare nei contesti cloud su architetture a microservizi – Docker, Kubernetes – ed anche per poter deployare l’ESB GAIA nello strato Edge delle architetture IoT, in cui l’uso ottimale della CPU e della memoria è fondamentale.
Nella prossima versione l’IoT e l’AI guideranno ancora l’evoluzione del prodotto. Ma c’è ancora molto altro nella roadmap di GAIA, riguardo diversi aspetti della piattaforma: ad esempio la disponibilità del prodotto come iPaaS, con un modello di erogazione del servizio pay-per-use; un’evoluzione dei modelli di “hybrid pattern” che consentono alle nuove infrastrutture di dialogare con quelle più legacy, ancora fortemente presenti in diverse grandi realtà.

Uscendo dalla fase critica della pandemia, cosa vorrebbe portare con sé professionalmente per il futuro?

Tra tante cose, porterò con me la maturità e la capacità di adattamento al cambiamento che ho visto in tutti i miei colleghi: pur nelle difficoltà di gestire gli equilibri casa/ufficio, hanno sempre agito in modo professionale con colleghi e clienti durante tutto questo difficile periodo.

Grazie mille Mario! 

Mario Stefanutti he’s a CTO with more than 20 years of experience with complex IT infrastructures and systems. Experience gained on major companies like Telecom and Reply, where he’s covered roles from Solution Architect to Technical Project Leader.
At GreenVulcano he manages the R&D Lab in Rome and he’s responsible for the strategic definition of technical developments of all GreenVulcano products.

In GreenVulcano, forti soprattutto di un’organizzazione interna nativamente innovativa, abbiamo affrontato l’emergenza covid-19 mantenendo attivi tutti gli asset aziendali e proseguendo da remoto tutte le attività sui clienti e sui progetti: uno sforzo considerevole fatto di nuovi mindset assimilati e di tanto lavoro sulla tenuta del morale di tutti noi.

A tal proposito vi raccomandiamo fortemente la lettura dei 10 consigli del nostro Gianfranco per un home working altamente performante!

Tra le tante attività che non si sono fermate c’è il recruiting in ambito tech, fatto anche di nuove frontiere social e oggetto dell’intervista di oggi a Maurizio Fiumara, Senior Manager e responsabile delle Risorse umane per le sedi di Roma e Napoli.

Ciao Maurizio e grazie per la disponibilità! 

Che impatto ha avuto la pandemia di covid-19 su una company internazionale come GreenVulcano lato gestione del personale?

Per necessità, abbiamo dato priorità all’immediato, focalizzandoci sui bisogni dei colleghi, dei clienti e dei fornitori. E’ stata adottata la modalità smart working che ha garantito una certa continuità lavorativa, permettendo di rispettare gli accordi presi con i clienti e i fornitori. Ad un iniziale disagio è seguita una certa normalità, determinata anche da contatti e feedback continui sia con i colleghi che con i clienti che hanno permesso di affrontare con immediatezza qualsiasi problema si presentasse. In parallelo, abbiamo cercato di stabilizzare i ricavi e di dare nuova forma al nostro business per allinearci all’evoluzione della domanda e individuare nuovi percorsi di crescita .

Lo smart working ha funzionato?

Come azienda non abbiamo esitato a rispondere all’emergenza con il remote working, confidando da subito nella responsabilità e nella collaborazione dei colleghi già in altre similari occasioni dimostrate. Posso affermare che lo smart working ha funzionato; i colleghi tutti hanno continuato a lavorare con efficienza e disponibilità con il supporto costante del board non solo dal lato lavorativo. Abbiamo infatti organizzato pause caffè virtuali e incontri periodici di confronto e spesso di svago.

Continua a funzionare?

Il timore era che con l’inizio della fase 2, l’impegno calasse invece posso affermare, giunti ormai alla fase 3, che lavorare “da casa” funziona, per due principali motivi. Il primo è che lavorando a casa ci si sente più protetti, il secondo è che non si vive lo stress quotidiano del viaggio di andata e ritorno.

Pensate, come tanti altri big IT, di farlo diventare prassi in futuro?

Certamente non intendiamo tornare al modello di lavoro tradizionale e stiamo elaborando nuove modalità con maggiore flessibilità che intendiamo avviare a partire da Settembre.

Sappiamo che in GreenVulcano siete sempre alla ricerca di nuovi professionisti per i team di Roma e Napoli, quali skill imprescindibili deve avere un nuovo assunto, al netto del bagaglio tecnico richiesto dalla singola job position?

Siamo sempre alla ricerca di risorse che vogliono affrontare con noi le nuove sfide tecnologiche. Cerchiamo persone talentuose ma anche con la passione del mondo IT; neo-laureati con voglia di crescere in un ambiente dinamico e attento alla crescita professionale.

Il 2019 è stato l’anno delle assunzioni, il 2020 l’anno del covid19 ma GreenVulcano continua a scandagliare l’oceano dei DEV in cerca di nuovi campioni. Quante nuove risorse sono entrate in squadra negli ultimi 12/18 mesi e quante ancora ne arriveranno? 

Siamo in continua ricerca. Nel periodo di piena pandemia abbiamo assunto 5 nuove risorse. Negli ultimi 18 mesi sono entrati a far parte dell’organico della nostra azienda circa 25 risorse tra collaboratori e dipendenti. Prevediamo di assumere per fine anno un minimo di 10 risorse.

L’università è da sempre il canale preferenziale di GreenVulcano Technologies per la selezione delle nuove leve, nell’ottica di una cultura aziendale da sempre legata a doppio filo alla formazione di alto livello. Nell’ultimo anno però l’azienda ha testato, in aggiunta ai canali accademici sempre e comunque preferenziali, nuovi metodi per la ricerca efficace di professionisti senior in ambito DEV. Si tratta di figure ricercatissime dalle aziende italiane e trovare quella giusta è spesso un’operazione complessa e di lungo termine. Quanto i nuovi strumenti di marketing digitale come Facebook e LinkedIn hanno aiutato GreenVulcano a reperire personale qualificato?

Per GreenVulcano gli strumenti di marketing digitale hanno significato un contatto continuo e diretto con una gamma differenziata di competenze e profili tecnici, dai professionisti ai laureati in cerca di prima occupazione.

Nel 2019 avete lanciato due importanti campagne di recruiting via LinkedIn, per quali posizioni? Quante candidature avete raccolto e con quali risultati? 

Grazie alle campagne di recruiting via LinkedIn per analisti programmatori Senior e Junior nell’ambito di sviluppo Java, Angular abbiamo raccolto più di 50 candidature, ne abbiamo esaminate il 40% e il 10% si è trasformato in assunzione.

Proviamo a fare un piccolo bilancio: a conti fatti, dati 2019/20 alla mano, il social-recruiting è uno strumento che consiglieresti?    

Si, fa parte della nostra cultura e della nostra vita quotidiana interagire con gli strumenti di social network. Il Social Recruiting è un fenomeno figlio del nostro tempo, consente  di ottenere più informazioni in merito a chi si sta esaminando, lasciando individuare in molti casi anche l’aspetto attitudinale e psicologico dei candidati;  offre  la possibilità di reperire una gamma molto differenziata di profili, dai professionisti  ai neolaureati in cerca di una prima occupazione.

 Avete intenzione di lanciare una nuova campagna assunzioni 2020 via social per le sedi di Roma e Napoli?

Certamente, come detto prima prevediamo di assumere altre risorse per fine anno e lo faremo lanciando, a partire da metà settembre, nuove campagne di recruiting via social.

Grazie Maurizio!



Maurizio Fiumara è un Manager con ventennale esperienza maturata in contesti internazionali, ha sviluppato le sue capacità coordinando progetti strategici per attori come Poste Italiane, Telecom, INPS e ACEA. In GreenVulcano dal 2017, è responsabile della Funding Project BU, Consulenza aziendale Area e Recruitment Area.

Qualche settimana fa in GreenVulcano, in mezzo alle centinaia di videocall ormai diventate normale quotidianità lavorativa, ne abbiamo fatta una diversa: ci siamo riuniti per trovare il modo di dare un aiuto concreto a chi, ormai da due mesi, combatte in prima linea l’emergenza Covid19.

Abbiamo deciso di creare una raccolta fondi per la Croce Rossa di Merate, in provincia di Lecco, una delle zone d’Italia maggiormente colpite dal virus. Le donazioni sono gestite in totale sicurezza e garanzia di arrivo a destinazione tramite LA RETE DEL DONO.

Abbiamo superato da poco il 50% del nostro obiettivo di raccolta, grazie al supporto e alla generosità di tanti che hanno abbracciato la nostra causa.

Gli oltre 2500 euro raccolti sono stati destinati all’acquisto di preziosi dispositivi di protezione.

Abbiamo ancora bisogno di voi per arrivare al 100%, aiutateci ad aiutare!

A supporto dell’iniziativa abbiamo realizzato un e-book gratuito a tema MEME che raccoglie e conserva una testimonianza: mette insieme le perle di ironia che il web ci ha regalato nel momento storico forse più difficile degli ultimi 50 anni.

Cover ebook andrà tutto MEME

GreenVulcano Technologies ti ringrazia sin da ora per il contributo che vorrai dare, ogni singolo euro è importante. DONA!

Quando si pensa all’IoT si pensa sempre a una quantità amorfa di nozioni e innovazioni con in comune l’idea di connessione, di originalità e, più in generale, dell’Internet.

Questo non è interamente falso: nel suo più semplice dei significati, infatti, possiamo dire che l’Internet of Things “consiste in qualsiasi dispositivo con un interruttore on/off e un collegamento a Internet”.

Come si è arrivati ad oggi?

Tuttavia, la nozione di IoT è cambiata nel tempo. Avendo necessariamente a che fare con una componente fisica, si è parlato anche di un IoT “pre-Internet” con congegni che potevano collegarsi fra di loro da remoto anche senza utilizzo della Rete, come il telegrafo elettromagnetico o i dispositivi per l’invio di stringhe di codice Morse.

Con l’avvento delle nuove tecnologie e soprattutto con l’ideazione dei primissimi computer, l’IoT venne a significare qualcosa di più vicino a quello che rappresenta nel nostro immaginario, con macchine che, ricevuto il segnale, non avevano più bisogno di un secondo operatore dall’altro capo, ma avrebbero funto loro stesse da operatrici.

È l’epoca di Olivetti, della prima IBM, del tostapane di Romkey, ma soprattutto di Arpanet, prima, e del World Wide Web, poi. È proprio con il passaggio dei dispositivi wireless attraverso la Rete che si è arrivati a quello che nel 1999, Kevin Ashton, allora il direttore di Auto-ID, chiamerà, appunto, “Internet of Things”.

Ad oggi, l’IoT ha fatto passi da gigante, forte della sua caratteristica di poter abbracciare un ventaglio di materie e industrie estremamente ampio. Dalla sorveglianza all’ambiente, dallo sviluppo urbano alla biotecnologia, l’IoT ci permette di applicare nei metodi più creativi la ricerca e contrastare molti dei problemi che ad oggi non hanno ancora soluzione.

Spostandoci di molto dalla pura applicazione infrastrutturale, basta pensare che al Queen Mary College di Londra e all’università di Padova, si sta sviluppando una bio-IoT, che vede i batteri comportarsi come dispositivi che riportano tutte le caratteristiche di una macchina operatrice e mobile, con sensori e organi motori integrati – e quindi anche riprogrammabili per servire i nostri scopi farmaceutici.

Oppure, come scrivemmo in un post dell’anno scorso, l’IoT può aiutarci a combattere il cambiamento climatico, ma moltissimi altri campi sono degni di attenzione sia da un punto scientifico che finanziario.

Le città cambiano – o meglio, migliorano

Esempi più pratici e facilmente integrabili di IoT, invece, vedono la sua applicazione in ambito urbano e cittadino, con le smart cities. New York e Londra hanno già implementato soluzioni IoT per raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale, come Bird Street a Londra o gli smart sidewalks e i piani per il 2020 dell’amministrazione cittadina di New York. Nel frattempo, in Giappone, Toyota ha intenzione di costruire una nuovissima smart city da zero.

GreenVulcano da anni porta avanti l’innovazione in ambito urbano in Italia. L’anno scorso, ad esempio, GreenVulcano, insieme ad Alan Advantage, ha collaborato al progetto Proxima City di Oracle. O ancora, con il Progetto SPARTA, in cui GreenVulcano si è imbarcata alla ricerca di una soluzione originale e sostenibile per il traffico cittadino, una delle maggiori cause di inquinamento urbano.

Il nuovo che avanza: IoT e Blockchain si incontrano

L’integrazione del sistema blockchain – con tutte le industrie che sta aiutando a innovare – non potrebbe avvenire se non supportato da un forte hardware come quello che può fornire l’innovazione in campo IoT. Immagazzinamento e processi di dati, comunicazione, computazione e, soprattutto, la sicurezza della “catena” non potrebbero essere possibili se non facendo affidamento su un solido supporto fisico performante.

Ad esempio, con Sybil – una soluzione IoT sviluppata da GreenVulcano per la manutenzione e il controllo di impianti industriali, ponti, tunnel, viadotti, e così via – i dati vengono raccolti e condivisi con un sistema basato su blockchain, per aggiungere il massimo del controllo alle fasi di l’immagazzinamento e spostamento dei dati su una catena sicura e immutabile.

Energia più dinamica

Il settore dell’energia è probabilmente uno di quelli che stanno cambiando più velocemente. Dalle piattaforme petrolifere autonome alle lampadine intelligenti per il controllo del consumo, l’IoT sta aiutando a ridurre lo spreco di energie e i relativi costi, sia per il privato cittadino che per le grandi compagnie: l’infrastruttura fornita da nuovi sistemi creativi ha già dimostrato i suoi effetti su tutta la rete gestionale che unisce le diverse unità operative e produttive.

Certo, in tutti e tre i casi è sempre uno il problema maggiore della smisurata innovazione integrabile: la sicurezza, che sia la protezione dei dati personali o le più basilari norme di sicurezza dei macchinari. Telecamere e sensori in una smart city o il criptaggio di dati su un blocco della blockchain possono risultare delle serie minacce per la privacy di un utente. Così come malfunzionamenti o eventi dannosi nel caso di impianti energetici o di estrazione risorse. Sistemi di auditing saranno sempre più necessari per le tecnologie supportate da congegni IoT sempre più avanzati e performanti.

Conclusioni

L’innovazione in campo IoT, però, non sembra voglia fermarsi nel breve termine – e probabilmente neanche nel lungo termine. Una clientela sempre più “smart” e predisposta al mondo digitale porta l’IoT ad avere un ampio margine di crescita nel mercato, dove il miglioramento della vita quotidiana sia del cliente che delle aziende trova un posto di rilievo estremamente appetibile.

Nel 2021, Gartner prevede che vi saranno 25 miliardi di dispositivi connessi a Internet, lasciando trasparire la crescita mastodontica che aspetta l’IoT nel futuro. I movimenti finanziari interni al mercato, come l’acquisizione di Nest Labs da parte di Google e di Fitbit, Inc. da parte di Microsoft ci fanno capire anche ulteriormente come i grandi player del mercato non vogliono lasciarsi sfuggire quest’occasione d’oro.

Con l’adozione e il miglioramento di queste tecnologie che aumenta esponenzialmente – e il loro costo in costante decrescita – ditte di consulenza come Gartner, McKinsey e Pwc premono per evidenziare che questo settore potrebbe portare un ritorno sugli investimenti di trilioni di dollari entro il 2025.

Il 2019 è stato un anno importante per GreenVulcano Technologies! Abbiamo raggiunto la maggiore età e festeggiato 18 anni di successi.

Siamo cresciuti tantissimo grazie a una squadra magnifica e sempre più numerosa, costantemente a lavoro tra Roma, Napoli e Boston.

Abbiamo migliorato il core tecnologico dei nostri prodotti e li abbiamo sottoposti a un restyling significativo.

La nostra soluzione IoT per infrastrutture complesse è stata profondamente aggiornata dal punto di vista della sensoristica, della sicurezza, della piattaforma in cloud e delle sue numerose funzionalità ed è oggi sul mercato internazionale con il nome Sibyl!

Abbiamo poi lanciato GAIA: rebrand della nostra storica architettura ESB, giunta alla versione 4.0.

Insomma, è stato un 2019 intenso, pieno di cose fatte e di grandi soddisfazioni.

Quello in arrivo sarà un anno speciale per GreenVulcano, abbiamo tanto in pentola ma non vi anticipiamo nulla!

Ci teniamo però a farvi i nostri migliori auguri di buone feste!

Ci rivediamo nel 2020!

L’avvento del Cloud ha determinato una notevole revisione dei paradigmi di sviluppo dei software e delle applicazioni. Probabilmente però, nonostante la febbrile evoluzione dei servizi della “nuvola”, un utente non tecnico non sarebbe perfettamente in grado di percepire l’entità dell’impatto del cloud sul paradigma di progettazione e sviluppo di software applicativi.

Non sarebbe nemmeno sufficiente enfatizzare il fatto che grandi player di mercato stanno aderendo massivamente al paradigma cloud-native per lo sviluppo di applicazioni e modelli innovativi.

La necessità

Ad ogni modo, elementi sintomatici del cambio di mentalità operato dagli sviluppatori per la realizzazione di applicazioni native per il cloud sono tangibili in una moltitudine di situazioni che viviamo quotidianamente.

Ad esempio, per leggere questo articolo stiamo utilizzando un’interfaccia. E per arrivare fin qui, probabilmente abbiamo cliccato su una serie di link, usufruendo quindi di un’interfaccia ulteriore predisposta per navigare attraverso i vari link per arrivare alla destinazione desiderata.

Oppure immaginiamo di dover comprare un biglietto aereo e di trovarci su uno di quei siti che compara migliaia di voli immediatamente.

Come può un sito web o un’applicazione immagazzinare una tale mole di dati e capire quali siano, di volta in volta, quelli da mostrare? ​Sarebbe estremamente inefficiente sviluppare un software con un database da dover aggiornare ogni giorno con enormi quantità di dati. Alcune informazione ​devono​ essere prese da qualche altra parte nel momento in cui servono. Quindi come?

La soluzione

Che siate utenti esperti o meno, la risposta è: grazie alle API. Un’API (Application Programming Interface) è un​ insieme di definizioni e protocolli​ di comunicazione che regolano e ​realizzano l’integrazione​ tra software applicativi.

Il vantaggio principale che queste offrono è una netta semplificazione dei processi di sviluppo delle applicazioni e un consequenziale risparmio di tempo e denaro.
Ciò è dovuto all’interoperabilità delle API, che consente la ​comunicazione tra prodotti o servizidiversi prescindendo dalla conoscenza delle modalità di implementazione.

Ne deriva una significativa agevolazione dei processi di progettazione, amministrazione e utilizzo, sia in fase di realizzazione di strumenti e prodotti nativi, sia in circostanze di gestione di strumenti e prodotti già esistenti.

Adottare quindi un approccio strategico incentrato sull’API ha un valore considerevole in ottica di ​crescita ​del proprio​ business​.

API First

Nel tentativo di sfruttare a pieno i vantaggi offerti dal modello cloud-native, in GreenVulcano abbiamo ​riformulato la fase di progettazione dei nostri prodotti ​Sibyl, Claudio e Gaia​ in funzione di un nuovo approccio allo sviluppo applicativo: l’​API first​.

Per i nostri sviluppatori è stata necessaria una sorta di metamorfosi dopo la quale il paradigma di sviluppo “API first”ha assunto una priorità assoluta.

API first​ altro non è dunque che un ​modello di progettazione​ di sistemi che, impattando la fase di progettazione, pone le ​API al centro della strategia di sviluppo​.

Adottare un approccio API first, per l’implementazione di applicazioni native cloud, consente di accelerare il processo di sviluppo; un aspetto di notevole importanza per rispondere ai costanti mutamenti di un mercato in continua evoluzione.

Maggiore è la capacità di un’azienda di adattarsi al mercato in modo agile, scalabile e veloce, migliore sarà il valore offerto agli utenti e la ​capacità competitiva​ futura.

Abbracciare un approccio API first dimostra come non sia l’app di per sé ad essere sufficiente per la customer experience, quanto piuttosto sia l’interoperabilità fra applicazioni e siti web a consentire ​di progettare e integrare risorse tecnologiche che possono essere riutilizzate per soddisfare le esigenze dei fruitori secondo un’ottica user-centered.

In un’era in cui le innovazioni permeano il mercato a grande velocità palesando sempre più la difficoltà del cervello umano di tenere il passo con l’afflusso di dati generati, è ancora possibile ignorare la necessità di automatizzare alcune attività lavorative? Si può essere competitivi nel proprio mercato senza sfruttare il potere dell’automazione?

QUALCHE DATO…

Nel 2019 le piattaforme di automazione dei processi di business risultano essere la tipologia di software aziendale in più rapida crescita ed espansione. Solo nel 2018 il mercato è cresciuto del 63%.

Utilizzando la tecnologia attuale, il 60% delle professioni potrebbe automatizzare circa il 30% delle attività.

Questi numeri sono sintomatici di una crescente presa di consapevolezza, da parte delle aziende, del potenziale dell’automazione. Ne è perfettamente consapevole GreenVulcano che, oltre ad aver sviluppato un tool di automazione aziendale altamente performante, organizza periodicamente eventi volti a favorire l’implementazione di nuove tecnologie nell’ambito aziendale. Nel prossimo appuntamento del  programma Talking Tech, si parlerà proprio di automazione dei processi e della produzione, e dell’importanza dei dati, della loro raccolta, analisi e utilizzo in contesti aziendali più o meno strutturati.

BUSINESS AUTOMATION

La Business Automation (nota anche come “Business Process Automation” o “BPA”) consiste nell’uso della tecnologia per eseguire attività o processi ricorrenti in un’azienda in cui è possibile surrogare in parte lo sforzo manuale. L’automazione aziendale sostituisce sistematicamente i processi manuali con automazione intelligente basata su regole, analisi just-in-time e collaborazione aperta. Spesso ciò si ottiene con strumenti di automazione aziendale.

I business automation tool semplificano e accelerano flussi di lavoro complessi, offrendo trasparenza e controllo su tutte le parti del processo.

PERCHÉ INVESTIRE IN UN TOOL DI AUTOMAZIONE?

Il potenziale dell’intelligenza artificiale e della robotica avanzata, impiegato per eseguire compiti una volta destinati agli umani, non è più riservato a dimostrazioni spettacolari come Baxter di Rethink Robotics, DeepMind o l’auto senza conducente di Google. Basta dirigersi verso un aeroporto per scoprire che i chioschi per il check-in automatico dominano le aree di biglietteria di molte compagnie aeree.

I piloti guidano attivamente l’aereo per soli 3-7 minuti di molti voli, con il pilota automatico che governa il resto del viaggio. 

Al netto di quanto appena detto, sembrerebbe quindi improprio parlare di investimento, dal momento che la business automation è già pianta stabile dei flussi processuali di molte attività. Tuttavia, mentre in passato le aziende desideravano automatizzare i processi per controllare i costi e aumentare l’efficienza all’interno dell’organizzazione, oggi il focus delle imprese si è spostato dalla soddisfazione delle esigenze interne all’engagement con clienti esterni e alla creazione di nuove opportunità commerciali.

Il tradizionale modello di automazione aziendale si è quindi evoluto da un’esclusiva concentrazione sulla razionalizzazione dei processi nello sviluppo di nuove strategie per automatizzare l’attività stessa.

Sin dal 1913, anno in cui Henry Ford ideò la catena di montaggio rendendo popolare l’uso della tecnologia come mezzo di automazione dei processi aziendali, la business automation porta con sé un diffuso sentimento di timore legato ad un significativo ridimensionamento dei posti di lavoro. 

Ma così non è: stando ai dati di oggi, meno del 5% delle professioni può essere completamente privata dell’apporto umano. Pochissime professioni saranno automatizzate nella loro interezza a breve o medio termine. Piuttosto, molte attività lavorative non verranno eliminate quanto ridefinite, così come avvenuto per la figura professionale del cassiere bancario con l’avvento degli sportelli bancomat.

UNA BREVE INTRODUZIONE A CLAUDIO: cos’è e come può automatizzare le tue attività di Business 

In precedenza abbiamo fatto riferimento alla Business Automation come alternativa all’esecuzione di attività ricorrenti in un’azienda. Tuttavia, spesso dietro i processi di automatizzazione si celano sistemi di integrazione e attività di programmazione per le quali sono richieste competenze tecniche specifiche. Le difficoltà di integrazione tra sistemi legacy e nuovi sistemi basati su cloud non sono trascurabili per un utente non tecnico.

Claudio, il tool di automazione aziendale prodotto da GreenVulcano, consente di integrare un grandissimo numero di sistemi complessi e automatizzare tasks ripetitivi in pochi e semplici passaggi.

Un’interfaccia grafica molto semplice, unita alla funzionalità drag&drop, rende il processo di creazione del flusso lavorativo da automatizzare estremamente intuitivo e veloce. Inoltre, la facilità con cui è integrabile sia on-premise che su applicazioni cloud lo rende particolarmente versatile e flessibile.

In pochi minuti è possibile creare un nuovo flusso di lavoro e automatizzare così il processo stabilito. 

UN ESEMPIO:

Immaginiamo di voler automatizzare un’attività di “news scouting” quotidiana o settimanale. Il flusso di Claudio potrebbe essere costruito, in questo caso, utilizzando dei cataloghi di news, come ad esempio Google News, filtrato per parole chiave. Il risultato sarebbe un’email personalizzata a ciascun utente (Nome specifico dell’utente, argomenti specifici sulla base delle richieste passate,etc) inviata a scadenza periodica.

Benefici:

  • Tenere informati gli utenti su argomenti specifici e customizzati;
  • Ridurre e alleggerire il carico di lavoro dei dipendenti;
  • Aumentare la soddisfazione e la fedeltà dei clienti attuali;
  • Automatizzare il contatto periodico con clienti attuali e/o potenziali.

Perchè non provare? Lasciaci la tua mail e verrai ricontattato!  Poi torna qui e facci sapere com’è andata!

E non perderti il nuovo appuntamento con Talking Tech.

L‘Enterprise Service Bus di GreenVulcano continua ad evolversi e questa volta lo fa partendo dal nome: GAIA, un termine antico per un software ultra-moderno. E un pensiero va ad Asimov e al suo pianeta “Gaia”: come il nostro ESB, un ecosistema integrato, in perfetto equilibrio e in continua comunicazione tra le sue parti.

BRAND

  • NAMING

Il naming GAIA nasce dalla volontà e dal tentativo di individuare un nome che, coniugando unicità e semplicità, fosse coerente con la classicità e l’anima Made in Italy dei prodotti GreenVulcano. 

In fase di brainstorming, il nostro SVP & CoFounder Gianfranco Iannello ci ha parlato dei racconti di Asimov, nei quali Gaia è un pianeta dotato di un ecosistema in perfetto equilibrio: “Su Gaia ogni elemento ha una propria consapevolezza che lo rende autonomo e allo stesso tempo in continuo collegamento con le altre componenti”.

Questo continuo contatto consente di appianare, in favore dell’intera collettività, i contrasti che talvolta nascono tra gli elementi.

Il termine GAIA è anche sinonimo di Gea, la Terra, un sistema unificato. In questo senso, la capacità dell’ESB di GreenVulcano di porsi in perfetta simbiosi e sincronia unica con chiunque entri in suo contatto offre l’immagine di un organismo unico, compatto e coeso, nonostante le connessioni e le relazioni interne.

L’equilibrio e l’armonia dell’ecosistema inteso nella sua integrità (Gea), sono quindi il risultato dell’integrazione, favorita da GAIA, di sistemi autonomi in contrasto (di linguaggio di programmazione o protocolli).

  • ACRONIMO

Il naming GAIA ha un ulteriore significato, che abbiamo individuato nell’acronimo con l’obiettivo di “raccontare” il prodotto, aggiungendo informazioni rispetto al percepito del naming stesso, mantenendo, dove possibile, una continuità con il passato: GreenVulcano Advanced Integration Architecture.

Si è posta l’attenzione sul termine “Integration”, competenza forte e core del prodotto. Abbiamo definito l’integrazione “Advanced” per suggerire un upgrade rispetto al passato ed enfatizzare uno standard qualitativo superiore rispetto alla media del mercato. Il termine “Architecture” è stato, invece, usato per esprimere l’idea che il prodotto sia solo la base per un sistema IT aziendale complesso, la spina dorsale dell’infrastruttura.

  • LOGO 

Una volta trovato l’accordo tra le anime tecniche e quelle commerciali dell’azienda sul racconto da trasmettere, ci siamo focalizzati sulla realizzazione del logo, con una mission ben chiara: realizzare un logo originale, semplice e riconoscibile, che fosse allo stesso tempo coerente con la l’identità aziendale e in armonia con le feature del prodotto.

La forma sferica, chiaro rimando al pianeta Gea-Gaia, vuole suggerire l’“universalità” dell’integrazione e la capacità di GAIA di integrare e orchestrare la comunicazione con qualsiasi componente esterno.

Ne consegue un flusso di dati ed informazioni estremamente fluido. Le numerose connessioni rappresentate all’interno della sfera, unita alla scelta di una font a caratteri arrotondati, enfatizzano questo concetto. 

Il colore rosso è un visibile richiamo cromatico, soprattutto per i partner di lunga data, alla triade di colori che caratterizza il logo di GreenVulcano. I colori di questa triade sono associati singolarmente ad un prodotto.

BREVE STORIA DEL NOSTRO ESB: GAIA IERI, OGGI E DOMANI

Il concetto di Enterprise Service Bus nasce e si sviluppa a cavallo del nuovo millennio, come risposta alle esigenze degli utenti di avere accesso immediato a tutte le funzioni, che possono essere fornite da applicazioni e servizi, all’interno o all’esterno dell’azienda.

  • DALLA VERSIONE 1.0 ALLA 2.0 

I primi software ESB di GreenVulcano poggiavano le basi sui concetti e i modelli descritti da Gregor Hohpe e Bobby Woolf nel saggio “Enterprise Integration Patterns”, considerato una pietra miliare e un punto di riferimento per la progettazione di soluzioni di integrazione.

Erano caratterizzate da una forte centralizzazione del sistema; un’architettura monolitica, sviluppata e distribuita come una singola entità, utilizzabile solo in locale, che comportava necessariamente un’installazione pesante. Inoltre l’unico modo di poter scalare un’applicazione monolitica era quello di replicare l’intera applicazione con conseguente aumento di costi e risorse necessarie. 

  • 3.0

L’avvento del cloud computing e dell’architettura orientata ai servizi (SOA) ha reso necessario lo sviluppo di una versione più evoluta e funzionale alle nuove modalità di integrazione.

GreenVulcano ESB 3.0 è un software, basato su Java, con un’architettura multi-layer altamente personalizzabile, creato appositamente per supportare architettura SOA complesse.  Questa versione nasce per rispondere alle esigenze di scomposizione delle applicazioni monolitiche in una serie di servizi distinti capaci di dialogare fra loro in rete.

  • GAIA

Le dinamiche di mercato e l’evoluzione dei processi di integrazione che hanno determinato lo sviluppo della versione ESB 4.0, denominata GAIA, vengono descritte direttamente attraverso le parole del nostro Senior Developer Rocco Lagrotteria: La necessità di ulteriore granularità e flessibilità operativa ha dato vita all’approccio basato sui microservizi. Tale modello offre maggior scalabilità e personalizzazione, consentendo di “spacchettare” le applicazioni complesse in componenti più piccoli e mirati. In questo senso, GAIA si basa su una struttura modulare che permette di supportare l’architettura a microservizi.

Ciò significa che è possibile installare esclusivamente i moduli necessari al funzionamento del singolo caso d’uso

DIREZIONE FUTURA

Il nostro CTO Mario Stefanutti ci ha invece parlato della possibile direzione futura del software. Di fatti, parallelamente all’evoluzione architetturale, “Dal punto di vista del linguaggio, Java 11 ha sostituito la precedente versione basata su Java 8 ed in un futuro prossimo è presumibile che, al fine di migliorare le prestazione e offrire maggiore funzionalità, GraalVM subentrerà all’attuale piattaforma Java. Le sfide relative all’integrazione delle applicazioni sono rimaste sostanzialmente le stesse, ma il modo in cui le risolviamo è cambiato. In futuro, per migliorare la fruibilità dei servizi, le comunicazioni canale/consumatore, in GAIA, avverranno sempre più tramite API e andremo verso lo sviluppo di software cloud native con Docker e Kubernetes al fine di garantire una massive scalability dei microservizi.

Consapevoli delle sfide che il mercato futuro ci riserverà e forti delle esperienze passate, siamo pronti oggi, arricchiti nel nome e nelle funzionalità, ad offrirvi la miglior soluzione ai problemi di integrazione.Contattaci per scoprire tutti i vantaggi e i benefici che GAIA può apportare alla tua azienda.