Tasso di mortalità triplicato negli adolescenti.

Ogni anno, nel mondo, le principali agenzie di sicurezza stradale registrano una significativa quantità di morti causate da distrazioni al volante. Le prime vittime sono spesso i conducenti che, distratti dallo smartphone, perdono di vista la strada e la segnaletica. 

Non di rado – e ancor più drammaticamente – anche pedoni e ciclisti entrano nell’infausta casistica. Queste ultime categorie sono da sempre parti deboli sul fronte della sicurezza stradale: rischiano troppo spesso di finire sulle cronache in situazioni di incolpevolezza, oppure distratti dai loro device portatili o dall’uso di auricolari. Infine troviamo i giovanissimi, categoria in assoluto più a rischio rispetto agli effetti (spesso mortali) della guida distratta.

UN PO’ DI NUMERI

Quale che sia la causa alla base di ogni singolo caso specifico, resta comunque la costante dei numeri, storicamente non sindacabili. Pensando al mercato statunitense, il GHSA – Governors Highway Safety Association – nel 2018 contava 2.841 vittime imputabili direttamente alla distrazione al volante, mentre nel 2019 questo numero saliva a 3.142, con una crescita pari a circa il 10%. Parliamo in questo caso di numeri relativi esclusivamente alle sole highway – le famose autostrade a scorrimento americane – e non a tutta la rete stradale del paese.

Per l’anno 2017 invece l’ IIHSInsurance Istitute for Highway Security – rilevava come su un totale di 37.000 vittime della strada in tutti gli Stati Uniti ben 800 casi di guidatori deceduti fossero direttamente correlati all’utilizzo dello smartphone durante la guida. Secondo le stime dell IHS, il rischio di incidenti letali con un guidatore distratto dallo smartphone aumenta ben del 66%

Nelle stesse statistiche però si evidenziava comunque una maggiore consapevolezza generale del pubblico nel 2018 riguardo a questi temi, rispetto alle stesse indagini a campione datate 2014.

GIOVANI E GIOVANISSIMI IN USA

Un capitolo a parte necessita, purtroppo, la fascia 16-19 anni: i numeri parlano da soli.

La guida distratta è responsabile di oltre il 58% degli incidenti tra adolescenti e i conducenti sotto i 20 anni, più giovani e inesperti, provocano da soli il 16% di tutti gli incidenti causati da distrazione al volante.

Il tasso di incidenti mortali per miglio guidato, per i ragazzi di età compresa tra i 16 ei 19 anni, è maggiore di 3 volte rispetto al tasso relativo ai conducenti di età superiore ai 20 anni e, a conferma di una situazione tragica, nel 2018 i decessi di adolescenti alla guida hanno registrato il picco tra le 18:00 e le 21:00 e hanno causato 434 giovanissime vittime. Di queste, 351 erano ragazzi di età compresa tra i 16 ei 17 anni che avevano consumato alcolici prima di mettersi alla guida.

EUROPA E ITALIA

Per quanto riguarda invece il mercato europeo, ed in particolare il caso italiano, possiamo partire ad esempio dal 2018: in occasione del noto incidente sull’A1 a Borgo Panigale, causato probabilmente proprio da un momento di distrazione, Alessio Nisi segnalava per l’AGI come il tema dell’attenzione alla guida fosse sempre più importante nel discorso pubblico sulla sicurezza stradale. In base al report ACI-ISTAT annuale del 2018, tra il 2016 e il 2017 il numero delle vittime della strada aveva subito un incremento di quasi il 3%, sfiorando le 3400 vittime su base annua. Sempre secondo uno studio ACI del 2016, si ipotizzava che in Italia 3 incidenti su 4 fossero dovuti a distrazioni di varia natura del conducente.

Nel corso degli anni sono stati testati vari strumenti finalizzati alla soluzione del problema “distrazione al volante”, come app mobile disponibili per le piattaforme Android e iOS, oltre che impostazioni di sicurezza introdotte negli aggiornamenti firmware direttamente dai produttori dei dispositivi, per limitare le distrazioni provenienti dai dispositivi tech durante la guida.

A settembre 2019 la compagnia di assicurazioni Linear Unipol ha condiviso le statistiche italiane stese nel consueto report congiunto di ACI e dell’ISTAT. Nel 2018, si legge nel report, quasi il 41% degli incidenti stradali era stato causato da distrazione al volante, mancata precedenza e eccesso di velocità, e il numero di decessi sulle strade italiane era rimasto sostanzialmente fermo rispetto all’anno precedente, mentre era aumentato quello delle vittime in autostrada. Il report si chiude con una constatazione non felice: dato l’obiettivo europeo di dimezzare il numero delle vittime stradali nel decennio 2010-2020, il calo registrato tra 2010 e 2018 era stato solo del 2,6%, davvero troppo poco.

2020: L’EFFETTO COVID 19

Arriviamo dunque agli ultimi 2 anni solari di cui abbiamo dati disponibili al momento, ovvero il 2019 e il 2020. Il 2020, l’anno della pandemia e dei lock-down generalizzati, che di fatto hanno limitato giocoforza la circolazione stradale ha, come previsto, mostrato un significativo calo degli incidenti stradali. 

Rifocalizzandoci sul 2019, cominciava comunque a scendere il numero dei decessi stradali in modo più significativo rispetto all’anno precedente, con un -4,8% su base annua, un dato finalmente incoraggiante. Distrazioni, mancate precedenze ed eccessi di velocità restavano però le tre cause principali, assestandosi sul 38% dei casi in esame, con un leggerissimo calo rispetto al 2018. Nel 2019, secondo i dati dell’Istat, la fascia d’età con più vittime in seguito ad incidenti stradali è stata quella degli anziani tra 75 e 89 anni.

Tornando all’anno 2020, come anticipato, considerando i mesi da Gennaio a Settembre già si è potuto verificare che l’impatto delle restrizioni per il Covid19 ha significativamente ridotto i veicoli circolanti, e quindi le morti sulla strada. Si parla infatti di un calo di oltre il 26% rispetto allo stesso periodo del 2019, una differenza molto molto significativa. In particolare il calo degli incidenti è stato del 72% a marzo e dell’85% ad aprile durante il lockdown duro generale. Nei Comuni capoluogo, incidenti e decessi si sono ridotti di oltre il 70% a marzo e di oltre l’80% ad aprile.

IL PRESENTE E L’IMMEDIATO FUTURO

Vedremo nel 2021 come si evolverà la situazione: se le rinnovate capacità tecnologiche delle vetture di nuova generazione, con gli ADAS sempre più diffusi e funzionali, lo studio di apposite UX e software dei dispositivi mobile e l’ingresso definitivo di intelligenza artificiale e comandi vocali nell’infotainment di bordo porterà a significativi miglioramenti delle statistiche annuali, come sperato dagli enti regolatori.

GreenVulcano Technologies è sempre al fianco dell’innovazione tecnologia nell’automotive. Con 20 anni di esperienza anche in ambito telematico, e con oltre 10 milioni di veicoli monitorati per conto dei suoi partner B2B, si dimostra l’azienda in grado di trovare la soluzione ideale per qualsiasi esigenza sui temi del fleet management, della sicurezza del proprio parco veicoli, della gestione logistica degli stessi e dell’implementazione di servizi di sharing mobility. Tutto questo nell’ottica di un futuro sempre più sicuro, sostenibile, proteso verso la circolarità energetica e cittadina.

Chi sono i giovani sviluppatori di GreenVulcano? Diamo il benvenuto a due new-entry, Gianluca e Pietro, che ci raccontano del loro ingresso in azienda e della loro esperienza come developer. 

Com’è cominciato il vostro percorso in GreenVulcano? 

Ho trovato l’annuncio su una piattaforma di ricerca del lavoro – spiega Pietro – mi è sembrata da subito un’azienda interessante e mi sono candidato. Le mie impressioni iniziali si sono concretizzate sin dal primo colloquio. Da subito, ho capito di essere a contatto con persone competenti che avrebbero potuto offrirmi tanto da un punto di vista professionale. Allo stesso modo loro hanno creduto in me: pochi giorni dopo facevo parte della famiglia GVT!

Il mio percorso in GreenVulcano è cominciato, invece, quando ho deciso che lavorare in un settore nel quale mi sono ritrovato quasi per caso non faceva più per me – risponde Gianluca. Ho deciso di impiegare il mio tempo libero a studiare ciò che mi appassionava e, sette mesi dopo, i miei sforzi sono stati ripagati quando rispondendo a una chiamata mi è stato detto che il colloquio aveva avuto esito positivo.

Quali sono le peculiarità del vostro lavoro? 

Il ruolo dello sviluppatore non consiste solo nello scrivere codice, ma anche nel saper interpretare le esigenze dei clienti e rispondere alle loro necessità con applicazioni funzionali ed innovative – commenta Pietro. Tecnicamente sono responsabile dell’implementazione degli elementi e delle interfacce grafiche che l’utente vede e con le quali interagisce, avendo sempre un occhio di riguardo per l’ottimizzazione e le performance.

Ci sono sempre nuovi argomenti da studiare – aggiunge Gianluca – quindi non ci si annoia mai. La parte più bella è quella del sentire un profondo senso di euforia dopo aver risolto un errore, per poi trovarsi davanti a nuovo errore e ripetere il ciclo. Inoltre, come sviluppatori abbiamo la possibilità di creare dal nulla qualcosa che verrà utilizzata per migliorare la vita delle persone.

Qual è il vostro background e come si integra con quello che fate in GVT? 

Sono sempre stato appassionato di tecnologia – ammette Pietro – anche se la mia avventura con la programmazione è iniziata da poco. Ho deciso di iscrivermi all’Università al corso di informatica due anni fa per approfondire le mie conoscenze. Poi, nel tempo libero ho iniziato a studiare linguaggi e framework che per forza di cose non vengono approfonditi all’università. In questo modo sono riuscito ad approdare in GVT, conscio di poter contribuire attivamente alla crescita dell’azienda.

Ho lavorato nel settore alberghiero per quasi 10 anni prima di intraprendere questa nuova strada – chiarisce Gianluca. Ho sempre lavorato con clienti internazionali di alto livello e le soft skills apprese negli anni tornano molto utili quando quotidianamente mi ritrovo a collaborare con i colleghi e comunicare in maniera precisa ed efficace.

Curiosità su di voi? 

Sono appassionato di viaggi ed escursioni in natura – risponde Pietro. Infatti nel mio tempo libero ne approfitto sempre per esplorare una città, un sentiero, un borgo montano. Trovo che sia anche un ottimo modo per riposare la mente e poter tornare il lunedì mattina ancora più carico.

Diversa, invece, è la storia di Gianluca, nato a Roma e cresciuto a Sint Maarten – Isola caraibica appartenente ai Paesi Bassi. Ci ho vissuto da bambino fino all’età di 11 anni ed è stata un’infanzia bellissima. Era sempre estate e avevamo il mare a due passi da casa. Frequentavo una scuola internazionale e quindi tutti i miei amici erano di culture diverse. Così ho potuto toccare con mano realtà che non avrei mai potuto vedere se fossi cresciuto in Italia. Sarei curioso di sapere come sarebbe a viverci ora ma sono felice di essere a Roma per il momento. È per questo motivo che sono bilingue ma preferisco comunicare in Italiano e consumare contenuti multimediali in Inglese. Ah, altre passioni? Tabs > Spaces (solo i programmatori potranno capirlo).

Che cosa vi motiva ogni giorno? 

Per me, e penso per molti miei colleghi, quello che provo quando mi ritrovo davanti a un bug risolto, un pezzo di codice che funziona senza errori, un componente grafico venuto fuori esattamente come immaginato è impagabile. È ciò che ci motiva a dare sempre il massimo – dichiara Pietro. Inoltre, veder utilizzare da altre persone qualcosa che hai creato tu con le tue mani è sempre soddisfacente.

La mia esperienza in GreenVulcano finora è stata eccezionale – interviene Gianluca. Tutti i colleghi sono gentili e disponibili. Collaboriamo e ci aiutiamo a vicenda per portare a termine le grandi sfide che ci vengono poste. È molto bello sapere che il problema di un collega non è mai solo il suo, ma di tutta la squadra.

La scorsa settimana è venuto a trovarci direttamente dal Nord America uno dei nostri nuovi clienti: Encontrack, il Telematics Service Provider leader del mercato messicano.

Encontrack conta 8 delle prime 10 assicurazioni come clienti Insurance Telematics e offre servizi di Stolen Vehicle Recovery e Fleet. Attualmente vanta 160.000 device installati su automobili e veicoli commerciali. Ma chi è? Di cosa si occupa? Parola a Felipe de Jesús Rivera Cazares, CTO di Encontrack!

  • Come è cominciata la collaborazione tra Encontrack e GreenVulcano?

Durante le attività di networking sono stato presentato a Gianfranco – Co-founder & CEO del Gruppo – e al team di GreenVulcano. Nel nostro primo approccio commerciale, abbiamo richiesto a GreenVulcano di sviluppare e integrare alcuni servizi nella nostra piattaforma di prossima generazione, chiamata EnControl. Ci siamo presto resi conto della vasta esperienza, dell’alta capacità tecnica e della professionalità del team di GreenVulcano. Così, dopo una rapida negoziazione win-to-win, le due aziende – GreenVulcano ed Encontrack – hanno firmato un accordo a lungo termine per lo sviluppo, il supporto, il miglioramento e la crescita di Encontrol.

  • Quali le opportunità emerse o le potenzialità di quella collaborazione?

Questo sforzo congiunto tra GreenVulcano e Encontrack ci permetterà di posizionarci in nuovi mercati molto rapidamente. Encontrack sarà in grado di ridurre il Time-to-Market dei suoi nuovi prodotti e servizi contando su GreenVulcano come partner tecnologico. In generale, questo accordo strategico porterà a entrambe le aziende più ricavi e valore di mercato.

  • Di visioni e progetti: come si inserisce questa collaborazione rispetto ai piani di espansione delle due realtà e ai relativi progetti (facciamo riferimento alla realizzazione di una nuova piattaforma telematica in grado di fornire servizi a valore aggiunto quali Driving Behavior, Crash and Claim management, Mobile App Development)?

Oltre ai mercati europei e americani che GreenVulcano già presiede, il Gruppo sarà in grado di espandere la value proposition ai mercati messicani e LATAM. Dal punto di vista di Encontrack, questo accordo le permetterà non solo di competere, ma di superare i suoi concorrenti in quei segmenti di mercato in cui attualmente non è leader, come la telematica e il Fleet Management. Inoltre, avrà la possibilità di prendere il comando sui mercati emergenti come UBI e InsurTech, diventando il più grande fornitore di servizi in questa regione.

  • Quali gli impatti sullo sviluppo futuro di questo settore?

I grandi attori mondiali dei mercati telematici non sono stati in grado di dominare con successo il mercato in Messico e nei paesi LATAM per ragioni economiche, politiche e culturali. Combinando gli sviluppi tecnologici e il know-how di GreenVulcano con la piena comprensione di questi mercati, le strategie commerciali e il networking di Encontrack, viene a formarsi quel mix perfetto per fornire non solo i prodotti e i servizi che questi mercati richiedono, ma quelli che le compagnie di assicurazione richiederanno nel breve e medio termine, posizionando sia Encontrack che GreenVulcano come top-provider in un mercato ancora emergente.

Le architetture delle applicazioni o dei sistemi informativi si sono sviluppate ed evolute nel corso degli anni sulla base delle specifiche necessità delle imprese e grazie alle tecnologie messe a disposizione. Oggi si parla, infatti, di architetture e infrastrutture cloud-native che comportano una serie di vantaggi quali buona economia di gestione, flessibilità, scalabilità e velocità nel cambiamento. Non a caso, il cloud è riconosciuto come il vero abilitatore della trasformazione digitale.

Ma cosa significa utilizzarle per l’integrazione dei sistemi, sfruttando i vantaggi di un’infrastruttura digitale interconnessa? Ne parliamo con Gianluca Di Maio, alle prese in GreenVulcano con la definizione di queste architetture.

Gianluca, di cosa ti occupi in GVT? A quali progetti ti stai dedicando?

In GreenVulcano mi occupo principalmente della definizione delle architetture delle applicazioni o dei sistemi informativi, sia sviluppati internamente che da realizzare per i clienti. Al momento sto seguendo dei progetti con clienti che operano nel mercato italiano, nord americano e messicano. Entrambi i progetti fanno riferimento alla raccolta di dati telematici per l’automotive, ma con obiettivi di business diversi.

Quali sono, secondo te, le competenze necessarie da mettere in campo nel tuo lavoro?

Le competenze utili per poter seguire questa tipologia di progetti, a mio giudizio, devono essere trasversali e multidisplinari. Competenze che servono ad individuare e validare le soluzioni più adatte all’integrazione dei sistemi. Queste spaziano dalla conoscenza specifica delle architetture dei sistemi informatici alle problematiche IT, dalla conoscenza dei prodotti sul mercato a quella del business nel quale si va ad operare.

Quando si parla di “definizione delle architetture” al fine di validare possibili soluzioni per l’integrazione di sistemi che cosa significa? A cosa si fa riferimento?

La definizione delle architetture atte alla validazione delle soluzioni per l’integrazione dei sistemi presuppone lo svolgimento di alcune attività propedeutiche fondamentali. Ad esempio:

  • interagire col cliente per comprendere con precisione l’esigenza di business per la quale è stato richiesto il nostro intervento;
  • definire i requisiti funzionali (cosa deve fare l’applicazione o il sistema) e non (le caratteristiche di qualità dell’applicazione o sistema, come ad esempio la sicurezza, le performance, l’usabilità, ecc);
  • analizzare i prodotti che permettono di soddisfare i precedenti requisiti individuati, decidendo quali sono più adatti ed eventualmente sviluppando soluzioni ad hoc, anche in base al budget disponibile.

Durante queste attività si fa riferimento alle esperienze pregresse e alle best practice specifiche dei prodotti candidati in valutazione.

Quali sono le possibili problematiche che affronti durante la scelta e/o validazione di queste soluzioni?

Ogni progetto ha peculiarità specifiche che vanno affrontate sia dal punto di vista tecnico (ad esempio, studiare il contesto di business, valutare i prodotti candidati) che “politico“, ossia riuscire a spiegare al cliente perché una soluzione è migliore dell’altra, soluzione della quale magari il cliente stesso è maggiormente convinto. Inoltre, le difficoltà tecniche spesso si scontrano con i sempre più stringenti vincoli di time to market richiesti nelle attuali situazioni frenetiche di mercato.

Nel mondo degli applicativi e delle soluzioni digitali, della realtà virtuale o di quella aumentata, pensare all’esperienza d’uso (UX) dell’utente finale e alla progettazione delle interfacce in relazione agli obiettivi (UI) e alle azioni che l’utente stesso compie può determinare il successo di un prodotto/servizio. L’esperienza d’uso, infatti, si traduce nelle percezioni che gli utenti possono avere sull’utilità, sulla semplicità di utilizzo e sull’efficienza del sistema. A ciò si aggiunge l’interazione, la cui efficacia dipende dall’interfaccia creata dato che, spesso, può sussistere un divario tra ciò che un designer intende e ciò che la personas vuole.

Come afferma Donald Norman, padre dello human design: 

“Pensa alle diverse fasi di un prodotto o servizio, dalle intenzioni iniziali alle riflessioni finali, dal primo utilizzo ad assistenza, servizio e manutenzione. Devi fare in modo che questi elementi lavorino tutti insieme e con continuità”.

– Donald Norman

Ma cosa significa realmente? Perchè UX e UI sono importanti nel settore dell’information & communication technologies? Parola a Gabriele Pellegrini e Laura Pilloton. 

Partiamo con le presentazioni….UX e UI sono il vostro pane quotidiano ma di cosa vi occupate nello specifico in GreenVulcano?

In GreenVulcano, sia io che Laura seguiamo gli aspetti relativi alla UX e UI dei diversi progetti. In particolare, partecipiamo attivamente alla definizione e allo sviluppo di tutti i progetti/prodotti del Gruppo e ci occupiamo dell’analisi dei requisiti, dell’individuazione del target di riferimento, della definizione dei flussi logico/funzionali, della realizzazione di wireframe e mockup pixel-perfect e della prototipizzazione. Infine, eseguiamo il passaggio degli assets agli sviluppatori ed effettuiamo la review del progetto – racconta Gabriele. 

Conosco GreenVulcano da circa 2 anni. – aggiunge Laura – Inizialmente, lavoravo in un’altra azienda dove curavo la parte di UX e UI per prodotti specifici sviluppati proprio da GreenVulcano. Poi, sono entrata a far parte del Gruppo e, da interna, sono coinvolta nello sviluppo di tutti i prodotti dell’azienda e partecipo a tutte le fasi già descritte da Gabriele. Mi piace sottolineare che GreenVulcano è molto attenta all’ampliamento delle risorse umane.

Ne abbiamo sentito tutti parlare ma qual’è la differenza tra UX e UI e perché è importante per le aziende investire in questi ambiti?

La User Experience (UX) permette di definire le meccaniche di un prodotto digitale: analizzare il prodotto, individuare il target, condurre interviste ai possibili utenti e analizzare i dati per ottimizzare l’obiettivo del business. La User Interface (UI), invece, fa riferimento alla parte più creativa, ossia quella di rappresentare e rendere accattivante il prodotto rispettando le norme e decisioni della UX. Nello specifico, si individuano i fonts, i colori, le microanimazioni e le risorse multimediali atte a trasmettere l’obiettivo definito e l’azione da far eseguire all’utente – spiega Gabriele.

Per le aziende è importante investire in UX e UI non solo durante la fase di lancio di un prodotto, ma anche per garantire il miglioramento continuo e costante del prodotto stesso che noi eseguiamo grazie ai feedback degli utenti finali – continua Laura.

Estetica vs sviluppo: come coesistono UX e UI con la parte più tecnica e di sviluppo del progetto? Quanto contano durante e per la definizione e progettazione di un applicativo?

Gabriele: Partiamo dal presupposto che se si bada solo alla cura estetica di un prodotto senza un codice funzionante, quel prodotto non è un buon prodotto. Lo stesso discorso vale a parti invertite: un prodotto che funziona benissimo dal punto di vista tecnico e di sviluppo – quindi del codice – ma non è usabile e non è gradevole all’utente finale non avrà lo stesso successo di un prodotto curato in entrambi gli aspetti. Purtroppo, gli sviluppatori e i designers nella maggior parte dei casi non riescono a dialogare tranquillamente, in quanto parlano due lingue totalmente differenti. E qui entra in gioco – di solito – una figura chiave che – occupandosi di UX e UI – può comunicare con entrambi i reparti. Personalmente mi ritengo molto fortunato: in passato ho anche sviluppato e quindi sono in grado di comunicare a 360° con qualsiasi parte del team. Questo mi permette di velocizzare la comunicazione ed evitare problematiche relative alle implementazioni o al design del progetto.

Laura: ​​Si tratta di un processo sequenziale. Prima viene sviluppata tutta la parte funzionale ed estetica, con wireframe e mockup pixel-perfect, poi si sviluppa il prodotto. Per questo è così importante avere una figura che coordini, comunichi e faccia dialogare questi due modi.

Che caratteristiche deve avere un’interfaccia/applicativo/soluzione digitale per essere ben progettata? Quali sono gli aspetti da considerare?

Per progettare correttamente un’interfaccia, applicativo o soluzione digitale, occorre avere a disposizione tutte le informazioni del prodotto, analizzare i dati e fare una progettazione a monte, definendo chiaramente gli obiettivi prima di procedere con la parte grafica. Molto spesso i designer partono direttamente con la definizione del mockup e questo rischia di rendere il prodotto poco funzionale e articolato, aggiungendo parti in continuazione, e di perdere l’esperienza utente ottimale. – afferma Gabriele.

Bisogna avere ben chiare le esigenze del cliente ma anche dell’utente finale, ossia colui che utilizzerà il prodotto una volta sviluppato, prima di cominciare qualunque progetto – conclude Laura.

Quale parte del vostro lavoro vi affascina di più?

Gabriele: La continua ricerca di soluzioni efficaci ed efficienti, vedere come gli utenti e i clienti utilizzano i prodotti, il raggiungimento degli obiettivi di business. Poi, in GreenVulcano, adoro la varietà di progetti. Questo mi permette di conoscere mondi e culture differenti. Infine, fondamentale per un Designer è non perdere gli stimoli, cosa che può accadere quando si lavora su un solo progetto per anni. 

Laura: Mi affascina mettermi nei panni dell’utilizzatore finale e riuscire, con i miei strumenti intellettuali di ricerca e grafica, a guidarlo verso il miglior utilizzo del prodotto, attraverso esperienze ottimali e memorabili.

È possibile analizzare le conversazioni che avvengono online, intercettare eventuali trend emergenti e valutare il sentiment dei contenuti pubblicati? Questo è ciò che fa KPI6, una start-up innovativa con cui collaboriamo. Come? Parola a Livia Bochicchio, Scrum Master di GreenVulcano!

Per cominciare…chi è e cosa fa KPI6?

Numerose sono le interazioni tra i brand e gli utenti della rete che avvengono online, sui diversi social network. Interazioni che creano conversazioni, opinioni, trend e stati d’animo afferenti a diverse tematiche. Analizzare queste informazioni e la mole di dati generati permette alle aziende di comprendere il proprio target di riferimento, di conoscere le caratteristiche socio-psicografiche e di restare al passo con i cambiamenti sociali, culturali ed economici. È qui che entra in gioco KPI6, che con la sua innovativa metodologia e grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning per la comprensione del linguaggio naturale, ascolta la rete raccogliendo in maniera etica e anonimizzata le opinioni che gli utenti esprimono pubblicamente su social e web, il sentiment dei contenuti online e la presenza di determinati trend. Ciò è utile per prendere tutte le decisioni strategiche di business. 

Il valore della consulenza secondo GreenVulcano: qual è il rapporto di collaborazione tra KPI6 e GreenVulcano? 

La collaborazione tra KPI6 e GreenVulcano è una collaborazione a valore aggiunto per entrambe le parti e prevede il supporto a tutto tondo su progetti interni cross-settoriali, secondo metodologie agile. Da un lato, KPI6 può beneficiare dell’expertise di GreenVulcano per quanto riguarda lo sviluppo e l’integrazione degli applicativi e delle tecnologie; dall’altro GreenVulcano resta costantemente aggiornata grazie alla portata innovativa della start-up. 

Come avviene questa collaborazione?

Prima di avviare la collaborazione, è stato eseguito dal nostro team di sviluppatori medior e scrum master un assessment per analizzare le criticità in fase progettuale e individuare eventuali elementi di miglioramento. Attività fondamentale quando ci sono diversi progetti da seguire. Inoltre, KPI6 – pur avendo al suo interno la figura dello Scrum Master – ha richiesto una seconda da affiancare come consulente per la lavorazione cross sulle varie attività. 

Livia, hai parlato della figura dello Scrum Master e del suo supporto in qualità di consulente: che ruolo ha all’interno di questa collaborazione? Perché è importante? Cosa fa uno Scrum Master? 

Lo Scrum Master è una figura appartenente al team di sviluppo di prodotto e ha il compito di garantire il raggiungimento di determinati obiettivi relativi alle mansioni, secondo la metodologia agile, su progetti che richiedono velocità, flessibilità e continuo aggiornamento. La figura introdotta da GreenVulcano supporta tutto il team di KPI6, in particolare il loro Scrum Master nell’analisi dei risultati di fine Sprint. Inoltre, viene previsto un supporto all’occorrenza anche per aiutarli nei loro processi Scrum giornalieri e periodici.

  • Quando si parla di architetture, infrastrutture e tecnologia in GreenVulcano è a te che possiamo fare riferimento. Mario, di cosa ti occupi? Quali sono le peculiarità del tuo lavoro e dei progetti che segui?

L’evoluzione del mondo IT procede a ritmi sempre più serrati e, come per tutte le società che lavorano in questo campo, stare al passo con l’evoluzione delle tecnologie e delle metodologie è fondamentale. Come CTO, insieme ai responsabili delle linee di produzione e ai Project Manager di Roma e Napoli, abbiamo stabilito le linee strategiche tecnologiche e metodologiche da adottare. Le scelte riguardano diversi aspetti come l’adozione di un framework o la definizione di un’architettura standardizzata (ad esempio su Cloud con Kubernetes), il delineamento di percorsi di formazione e di Knowledge Transfer all’interno dell’azienda e, non meno importante, le tecnologie per condividere internamente ed esternamente le informazioni e costruire quella che rappresenta la conoscenza collettiva di un’azienda, uno degli asset più importanti. Dalla mia prospettiva, una delle parti più belle del lavoro è proprio il rapporto con le persone: vedere lo sforzo che facciamo tutti per fare le scelte giuste e al passo con i tempi e lavorare in modo concertato secondo una visione comune dell’evoluzione sia tecnologica che metodologica.

  • Parlando di progetti…che cosa bolle in pentola nei laboratori R&D di GreenVulcano? Ci sono novità in arrivo lato sviluppo o adozione di nuove tecnologie?

La Ricerca & Sviluppo per società come la nostra è fondamentale proprio per permettere al board di fare scelte in linea con i cambiamenti e le evoluzioni tecnologiche e metodologiche, scelte di cui parlavo prima. L’evoluzione verso le architetture cloud-native è una delle aree su cui stiamo investendo di più e su cui GreenVulcano sta costruendo un’ottima esperienza. Infatti, tale ecosistema è caratterizzato da dinamiche in forte crescita. Infine, Kubernetes sta diventando sempre più uno standard che ormai è disponibile sui principali cloud provider nel mondo. 

  • Gartner ha annunciato le principali tendenze tecnologiche da tener d’occhio nel 2022. Tra queste abbiamo: Cybersecurity mesh architecture (CSMA); Piattaforme cloud-native; Iperautomazione; AI generativa. Che cosa possiamo aspettarci per questo 2022? Quali impatti degli anni precedenti e di questo nuovo anno per GreenVulcano?

Gartner, grazie al suo punto di osservazione privilegiato, è sempre un ottimo riferimento per capire come si muovono alcune dinamiche evolutive a livello mondiale. La Cybersecurity, proprio come conseguenza della forte cloudificazione delle infrastrutture e, non meno significativa, della remotizzazione delle attività lavorative, anche forzata dalla pandemia, è un tema imprescindibile e inderogabile che GreenVulcano, come tutti, deve affrontare. Si parla, infatti, sempre più di architetture “Zero trust” che non riguardano solo la protezione dei confini periferici dei server di un’azienda, ma che stanno permeando anche all’intero delle aziende stesse, ormai distribuite nel cloud. Del cloud-native, invece, ne parlavamo prima ed è sicuramente uno dei punti centrali per GreenVulcano. Infine, gli altri due temi afferenti ad automazione e AI, sono punti su cui GreenVulcano e le Spin-off Automyo e Sensoworks stanno costruendo il loro business già da qualche anno.

La mobilità rappresenta un elemento chiave per lo sviluppo sostenibile delle città e l’utilizzo di risorse in modo più efficente. Ogni giorno, milioni di cittadini si spostano per lavoro, svago, viaggi e attività giornaliere. Ecco perché il futuro della mobilità stessa ha impatti anche su chi queste città le abita e le vive quotidianamente.

Sebbene l’auto resti di gran lunga uno dei mezzi preferiti per gli spostamenti abituali (indagine Aretè), pensiamo all’uso delle automobili in ambito urbano. Come afferma Stefano Maggi in Mobilità sostenibile

l’auto di proprietà non è un buon investimento per la gran parte dei guidatori, cioè per chi la usa per meno di 10mila chilometri all’anno, e di solito in ambito urbano”. 

Non a caso, fenomeni come quello del car sharing, car pooling o servizi di trasporto peer-to-peer, hanno preso piede negli ultimi tempi tra le fasce più giovani della popolazione. Nei conducenti tra i 18 e i 40 anni, infatti, si evidenzia una minore incidenza dell’utilizzo della vettura di proprietà, a favore di sistemi basati sul concetto di mobilità condivisa, grazie all’uso di app e nuove tecnologie. 

Quali conseguenze? Quali i principali trend da considerare?

Una trasformazione gigantesca per cui non c’è più tempo”, afferma Draghi per descrivere una delle sfide più importanti da affrontare nei prossimi anni. Secondo l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, tra le principali tendenze in evoluzione all’interno della mobilità condivisa, troviamo la micromobilità e la mobility-as-a-service, un modello flessibile e on demand in grado di garantire all’utente diverse alternative di trasporto e/o viaggio pubblico e privato. Difatti, è stata coniata l’espressione MaaS is MooD: MaaS come mobilità on demand. 

L’obiettivo è quello di mettere al centro dei servizi di mobilità il cittadino stesso, offrendo soluzioni su misura, in linea con i bisogni individuali e collettivi. Che si tratti di trasporto pubblico locale, bus privati, tram, metro, car sharing, bike sharing – dall’emissione del biglietto al pagamento – queste soluzioni presenti nelle singole città vengono integrate e aggregate per mezzo di una piattaforma (e/o applicazione) di condivisione dei dati, secondo tre livelli di erogazione del servizio:

  1. piattaforma a scopo informativo: vengono raccolte e condivise le informazioni di base (quali prezzo, orario, mappe) e ottimizzate per la costruzione di percorsi e itinerari;
  2. piattaforma con possibilità di pagamento: alle informazioni di base si aggiunge la possibilità di pagare l’eventuale biglietto e/o utilizzo del sistema di trasporto;
  3. piattaforma con abbonamento: una sorta di Netflix della mobilità; vengono messi a disposizione dell’utente varie tipologie di abbonamento per usufruire (anche illimitatamente) di ogni mezzo e servizio.

Ciò garantisce al cittadino una serie di vantaggi quali:

  • possibilità di avere accesso ai servizi via smartphone;
  • alti livelli di personalizzazione in base alle specifiche esigenze di mobilità;
  • una reale alternativa all’uso dell’auto privata.

Inoltre, il MaaS Project Coordinator del Transdev Group, Aurelien Cottet, ha dichiarato che i sistemi MaaS possono crescere seguendo tre modelli:

  1. servizio G2C – Government to Consumer: si tratta di MaaS di natura pubblica che perseguono obiettivi collettivi e per singole comunità locali, sostenuti possibilmente da risorse pubbliche e riferiti a un servizio di trasporto pubblico;
  2. servizio B2C – Business to Consumer: di natura commerciale, con diffusione su larga scala, anche a livello globale; 
  3. servizio B2B – Business to Business: di tipo corporate, per le aziende, con l’intento di generare valore gestendo la mobilità dei dipendenti e/o le flotte aziendali.

Quale il ruolo della tecnologia applicata alla mobility-as-a-service per il futuro? 

Grazie all’integrazione di tutti questi dati, non è più necessario scaricare le diverse applicazioni dei singoli servizi di mobilità e incrociare le informazioni per capire quali siano i mezzi e i percorsi migliori da intraprendere. Tutto è consultabile in modo agevole, conveniente, sostenibile e on demand. Non a caso, queste piattaforme di dati e applicativi per smartphone stanno rivoluzionando i modelli di business e le modalità di fruizione dei trasporti pubblici e privati. 

In Italia, una delle Regioni che sta sperimentando questi nuovi modelli è la Regione Piemonte che ha lanciato il progetto BIPforMaaS: insieme per costruire il nuovo ecosistema  di mobilità regionale. Un progetto G2C che intende creare le condizioni per la diffusione di servizi MaaS nell’area urbana e metropolitana di Torino e in tutto il territorio della Regione, a partire dal sistema BIP, l’innovativo sistema di bigliettazione elettronica.

Un esempio di sistema MaaS di tipo B2C, invece, è LYNC&CO: un nuovo modo di possedere un’auto, grazie ad un sistema di membership, adatto alla generazione del domani. Una generazione che desidera poter usufruire di servizi e opzioni senza seccature, che siano flessibili, semplici e sostenibili.

Cosa aspettarci da questo fenomeno? Seguiteci per aggiornamenti sul tema della mobilità!

Ciao Davide, di cosa ti occopi in GreenVulcano? Come è cominciato il tuo percorso?

Sono entrato in GreenVulcano a Marzo 2019. Avevo subito voglia di mettermi in gioco così ho iniziato a lavorare ad un progetto in qualità di Software tester. L’obiettivo di questo ruolo è quello di certificare la qualità di un prodotto (evoluzioni su sito mobile o desktop, test su terminali di gioco, integrazioni di servizi o elementi funzionali/grafici, migliorie di UX/UI, etc) prima che venga rilasciato in produzione (e quindi realizzato per l’utente finale). Scriviamo casi di test, partecipiamo costantemente a riunioni di kickoff o, in casi di progetti agile, a Sprint Planning o Daily Scrum.

Quindi, in casi di progetti agile, partecipate a Sprint Planning o Daily Scrum. Sai dirmi qualcosa in più? Ci sono differenze e/o vantaggi in merito alla gestione di un progetto con tali metodologie? 

I vantaggi afferenti a queste metodologie sono legate principalmente a due fattori principali: velocità/qualità. Non sempre riescono ad andare di pari passo ma se le metodologie vengono rispettate da tutti gli stakeholder è più probabile che venga massimizzato il risultato. Questo, rispetto a progetti gestiti in waterfall dove spesso si viene a conoscenza di criticità solo alla fine, quando ormai non c’è più tempo per risolverle come si vorrebbe. Inoltre, c’è sicuramente più coinvolgimento da parte di tutti per tutta la durata del progetto.

Quali sono le peculiarità del tuo lavoro?

Da premettere che non sono un ingegnere informatico. Sono laureato in Economia, ma ho da sempre avuto la passione per l’informatica e per la tecnologia in generale; e – anche e soprattutto – per tutte quelle tecnologie legate al gaming, alla grafica e alla telefonia.

Da questo mese non faccio più parte del team di test factory, ma sono passato in area Demand come Innovation & Product Owner. Non mi occupo più solo della fase di test (non ho più in mano l’esecuzione ma è una fase da controllare) ma anche della fase progettuale di un prodotto con focus generale sul progetto. Dall’idea con le rispettive analisi (swot, risk etc) fino alla fase di rollout e gestione per il cliente finale (nello specifico, errori in produzioni, migliorie, etc). 

Hai detto che, in qualità di Innovation & Product Owner, segui tutta la fase progettuale di un prodotto. Di cosa si tratta? Come avviene nello specifico?

Si parte dall’idea – con la presentazione della stessa al reparto IT – fino alla messa in produzione. Se questa viene dichiarata fattibile, se ne parla con i product coivolti e, successivamente, dopo loro approvazione si scrive il progetto (gli RU) e si richiede una stima all’IT, in modo da esportare i dati. Scritti gli RU, inizia la fase di sviluppo con stato avanzamento lavori costante. Dopodichè, si passa alla fase di test dove – anche noi – siamo coinvolti per DEMO e supporto al team di test, che procede al riscontro di eventuali criticità. Terminata questa fase, viene effettuato un UAT (User Acceptance Testing) con l’intento di confermare le funzionalità testate e passarle in produzione per il cosiddetto go live, secondo determinate tempistiche e modalità da noi definite. Resta, infine, la gestione di eventuali errori che emergono nella messa in produzione con successiva clusterizzazione e ingaggio di sviluppo per la risoluzione.

Cosa serve secondo te, per fare questo lavoro? Quali le skills tecniche e non necessarie 

Per svolgere questo ruolo sicuramente, come punto di partenza, occorrono tanta voglia di imparare e tanta curiosità; avere sempre lo sguardo puntato verso l’innovazione e il voler migliorare anche qualcosa che, in realtà, già funziona. È molto importante adottare questo approccio. 

Per quanto riguarda le skills tecniche, sicuramente sono fondamentali quelle legate alla gestione dei processi (ITIL,PMI, etc), insieme a una buona conoscenza di user experience e del prodotto in se, utile a individuare tutte le interazioni che ci possono essere tra sistemi di back-end e di front-end. Anche basi di digital marketing possono essere molto utili, unite a una buone capacità comunicativa per la parte di presentazione dell’idea e del progetto.

Inoltre, penso sia indispensabile aver “fame” di conoscenza e voglia di informarsi sempre su più cose per migliorarsi continuamente.

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questo “percorso”?

A chi vuole intraprendere questo lavoro dico che non è facile perchè bisogna sempre stare al passo con l’evoluzione che è diventata più veloce che mai; che si ha a che fare con tante tipologie di persone e gruppi di lavoro, quindi bisogna saper adattarsi, essere anche un pò camaleontici e non buttarsi mai giù se qualcosa va storto. Poi, cercare di farsi aiutare dai colleghi che – se si è fortunati come me – sono fondamentali.

Che cosa accade quando l’opera lirica incontra l’innovazione tecnologica? 

Immergersi e lasciarsi travolgere dall’atmosfera delle grandi opere teatrali, grazie alla realtà aumentata, non è soltanto una fantasia dei nostri tempi. Con Cantico, diventa realtà. E il Teatro si trasforma in uno di quei luoghi accessibili anche a un pubblico più giovane e smart, amante della tecnologia. 

Cantico, infatti, è una piattaforma che sfrutta le nuove tecnologie digitali per portare lo spettatore a vivere un’esperienza completamente immersiva. Di cosa si tratta? Parola a Vincenzo Gioia. 

  • Qual è l’idea alla base del progetto? 

Il progetto Cantico ha l’obiettivo di migliorare la sostenibilità del teatro di prosa ed opera, attraverso lo studio di metodi innovativi e strumenti che mirano a definire e implementare una piattaforma sperimentale a supporto della tradizione culturale e dell’insegnamento offerti dai Conservatori e dai teatri di opera e di prosa. 

L’idea alla base del progetto, infatti, è la creazione ed esistenza di una piattaforma innovativa multicanale che permette di:

  1. favorire la crescita di un pubblico appassionato e consapevole, grazie all’uso di nuove tecnologie finalizzate ad attrarre i più giovani; 
  2. estendere la fruizione delle produzioni oltre il tradizionale canale della rappresentazione dal vivo, attraverso strumenti di fruizione remota innovativi, sia in ‘real-time’ sia ‘on-demand’;
  3. favorire l’accessibilità a persone con disabilità, grazie all’adozione di tecniche e metodologie specifiche e all’uso di strumenti indossabili, a bassa invasività, per una fruizione immersiva; 
  4. arricchire la rappresentazione teatrale, attraverso strumenti di realtà aumentata;
  5. utilizzare tecnologie innovative immersive per formare gli artisti del domani e, al tempo stesso, sviluppare una nuova didattica inclusiva; 
  6. migliorare la capacità di programmazione dei teatri con strumenti innovativi di raccolta e analisi dei dati.
  • Come è nato? 

Il progetto Cantico nasce in Innovaway – gruppo leader nel settore ICT – come progetto di ricerca classificatosi come primo tra i progetti presentati per il Bando Horizon 2020 – PON “Ricerca e Innovazione” 2014/2020 – Area di Specializzazione Design, Creatività e Made in Italy, del MIUR. I Partner di progetto sono: Innovaway SpA (gruppo leader nel settore ICT in qualità di capofila), Università degli Studi del Sannio di Benevento (in qualità di Organismo di ricerca), Meditel Srl, Officina Rambaldi Srl, Digitalcomoedia Srl, Conservatorio Statale di Musica “NICOLA SALA” (in qualità di ente Pubblico), il Gruppo GreenVulcano con [email protected] Software Srl e Step Srl.

  • Qual è l’innovazione alla base del progetto? 

Servizi e strumenti di big data analytics e algoritmi predittivi combinano e analizzano un insieme di dati ossia, i dati raccolti on line dalla piattaforma, quelli derivati da gruppi tematici definiti sui social networks, quelli relativi alle attività di divulgazione e formazione e quelli collezionati durante gli spettacoli dal vivo, con l’obiettivo di supportare le decisioni e migliorare l’esperienza degli utenti.

  • Visto che parliamo di tecnologie immersive, se dovessimo raccontare all’esterno la “cantico experience”? 

Con Cantico è possibile condividere informazioni, esperienze e conoscenze sul mondo della lirica e prosa teatrale secondo il paradigma del Crowdsourcing e del Social Networking, fino a realizzare dei veri e propri “percorsi di ascolto”.

La lirica, con Cantico, diventa smart.

In GreenVulcano siamo dei consulenti a tutto tondo! Una delle nostre aree di business è dedicata allo sviluppo di progetti in consulenza per grandi società. Seguiamo, infatti, diversi progetti che prendono forma grazie alle diverse figure coinvolte: Scrum Master, programmatori full-stack, programmatori lato database, sviluppatori lato client. Ogni cliente ha le sue specificità ed esigenze che siamo pronti ad assolvere.

Leggiamo cosa ci raccontano Vincenzo Napolitano e Giorgio Demetrio Valboa, entrambi developer per una delle più grandi società di consulenza.

Vincenzo, di cosa ti occupi?

Mi occupo di sviluppo Web, in modo particolare della parte client e non solo. Nell’ultimo periodo ho utilizzato principalmente il framework Angular (2+) e tecnologie legate alle PWA (Progressive Web App), in combinazione con Spring per l’implementazione di API REST.

E tu Demetrio?

Attualmente sono impegnato su progetti di ETL per un noto colosso delle TELCO. Sinteticamente, mi occupo di elaborazione di informazioni presenti su database tramite lo sviluppo di codici PL/SQL e flussi ODI.

Come è cominciata questa tua “avventura lavorativa” in GreenVulcano?

Vincenzo: Circa 7 anni fa, dopo un corso di formazione si è presentata l’occasione di fare un colloquio e mi è stata offerta la possibilità di entrare in GreenVulcano. Qui ha avuto inizio la mia avventura. Dopo qualche anno trascorso su progetti interni sono entrato come consulente presso Accenture. 

Demetrio: La mia avventura è iniziata 8 anni fa nel Gruppo GreenVulcano, grazie ad una email nella quale veniva manifestato interesse per il mio CV. Dopo un anno circa di formazione e progetti interni, anche io entrai nel team di consulenza presso Accenture, dove tutt’ora mi trovo.

Cosa serve, secondo te, per fare questo lavoro?

Vincenzo: Indubbiamente tanta passione e voglia di apprendere cose nuove per migliorarsi sempre di più.

Demetrio: Innanzitutto serve passione per la tecnologia. Lo spirito di gruppo è fondamentale (difficilmente ci si trova a lavorare in solitaria). E poi…non possono mancare: l’apertura al confronto e una buona dose di calma, pazienza e spirito di sacrificio che talvolta può essere indispensabile.

Che cosa ti motiva ogni giorno nel tuo lavoro come consulente?

Vincenzo: Contribuire alla creazione di un progetto, in collaborazione con tutto il team di sviluppo per il raggiungimento dell’obiettivo finale. 

Demetrio:  Sicuramente la passione per ciò che faccio. Portare a termine un requisito che mi viene commissionato equivale a superare una sfida. E il non arrendermi di fronte alle sfide è una cosa che ha caratterizzato anche il mio percorso universitario. Sono uno sviluppatore e come tale mi piace vedere che le cose che sviluppo funzionino.

La tua esperienza come consulente Accenture.

Demetrio: Ho avuto la fortuna di capitare in un gruppo nel quale mi sono trovato bene sin da subito. In questi anni passati in Accenture, oltre ovviamente ad imparare tecnologie nuove, ho acquisito soprattutto esperienza nel trattare con il cliente. In questo mio percorso l’azienda non mi ha mai fatto mancare il suo supporto, sempre pronta ad ascoltare le mie richieste e a farmi sentire importante. Non sarò mai grato abbastanza al Gruppo GreenVulcano per avermi dato fiducia.

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questo “percorso”?

Vincenzo: Come consulente Accenture? di non temere un ambiente che potrebbe sembrare troppo burocratico. Una volta compresi i meccanismi, si inizierà ad apprezzare l’organizzazione. È da considerare come un’opportunità per conoscere meglio altri aspetti del nostro lavoro e, anche, per ampliare la propria rete di contatti.

Demetrio: Di essere umili, modesti, sempre predisposti e pronti ad imparare dagli altri. Pensare che colui/colei con cui ci confrontiamo possano saperne più e meglio di noi. La presunzione e l’essere “capa tosta” inevitabilmente porteranno a commettere errori.