Quest’articolo è il continuo del precedente blog che trovate a questo link e che vi consigliamo di leggere prima di andare avanti.

Infatti se nel primo abbiamo visto l’importanza dei Big Data nel “nuovo marketing” in questo vedremo le potenzialità una volta utilizzati per addestrare un’intelligenza artificiale, prima fra tutti l’automazione dei processi di marketing.

D’Ambrosio sottolinea: “Il Marketing Automation è in forte crescita, è stato calcolato che già il 50% delle aziende utilizzano le automazioni ed è previsto un ampliamento del mercato nei prossimi mesi, ma l’analisi fatta tiene conto anche della semplice automazione delle mailing list, mentre a mio avviso il vero concetto della Marketing Automation sta nella segmentazione dei clienti, e l’invio di campagne mirate in base alla segmentazione“.

Il vantaggio aggiunto del Machine Learning nel predire determinati risultati dai pattern osservati dai Big data offre un modo in cui i compiti ripetitivi possono essere ridotti e si concentra maggiormente sul contenuto della campagna.

I recenti progressi dell’intelligenza artificiale e nell’apprendimento automatico hanno spianato la strada agli strumenti di automazione del marketing.

Sull’argomento GreenVulcano ha le idee chiare affermando con D’Ambrosio: “L’obiettivo che bisogna porsi è la personalizzazione predittiva. Nel senso che prima che l’utente ha la necessità di acquistare un prodotto, la “NUOVA MARKETING AUTOMATION” deve riuscire ad intercettarlo. È proprio questa l’innovazione che va perseguita nei prossimi anni, e le aziende che utilizzeranno strumenti del genere potranno acquisire clienti prima degli altri.”

L’analisi predittiva utilizza i dati per prevedere determinati risultati. Viene utilizzato principalmente per monitorare e segnalare lo sviluppo della strategia e della campagna. Il valore attribuito ai potenziali clienti nel punteggio di lead in base al comportamento e ad altri fattori viene preso in considerazione con i dati coinvolti. I dati devono essere abbastanza grandi in modo che il Machine Learning sia in grado di distinguere la differenza tra il modello sottostante e ciò che è semplicemente rumore.

Questo strumento intuitivo è un elemento essenziale per l’esperienza di acquisto umana. Le analisi sono in grado di segmentare i dati in modelli di cluster specifici che individuano modelli correlati ai precedenti comportamenti di acquisto del cliente e memorizzano tali informazioni per prevedere la possibilità di acquisti futuri. Tutto ciò fornisce alle aziende un miglior giudizio su dove indirizzare i loro fondi perché l’analisi è in grado di prevedere clienti di alto valore e con la maggiore propensione all’acquisto.

D’Ambrosio spiega “Inoltre in questo l’intelligenza artificiale può giocare un ruolo fondamentale, che è quello di predire il momento migliore per fare una campagna verso un determinato cliente, la IA deve aiutare a gestire i clienti come entità singole, e non più come cluster di clienti, così facendo tutti avranno delle comunicazioni mirate e solo quando ho la necessità (o la sto per avere) riceverò la giusta offerta per me, con comunicazioni fatte ad hoc per me e non le solite comunicazioni sparate tutte uguali.

La comunicazione live sui social media è un luogo perfetto per acquisire dati rilevanti e inviare messaggi personalizzati in tempo reale. I marketer utilizzano i dati raccolti per effettuare valutazioni del contenuto e adattare automaticamente la messaggistica.

Visto che i Big Data saranno sempre più disponibili e integrati nella vasta gamma di innovazioni tecnologiche che collegano il mondo oggi, i marketer devono trovare il modo di comprendere meglio ciò che questi dati stanno cercando di mostrare. L’automazione del mercato non funziona più inviando tonnellate di e-mail, o facendo continue chiamate, annunci o lo stesso monitoraggio di più siti Web non è sufficiente per capire veramente il consumatore.

Avere dati non è sufficiente senza capirne il significato. L’analisi predittiva può aiutarci a guardare oltre i dati e ad esaminare il valore trovato all’interno del modello sottostante del comportamento del consumatore. Insieme al Market Automation la Predictive Analytics è la forza trainante delle moderne strategie di mercato. L’esperienza umana sarà soddisfatta, rendendola una vittoria per il consumatore e allo stesso modo per le aziende che vedranno aumentare gli affari. GreenVulcano Technologies, una società dedicata a offrire soluzioni innovative per le aziende che utilizzano la tecnologia IOT, fornisce i propri servizi di analisi predittiva per soddisfare i propri obiettivi di marketing. Per ulteriori informazioni, visita questo link.

Come si intuisce dal titolo, l’argomento dei prossimi blog è vasto e complesso, quindi vogliamo iniziare con un semplice esempio per introdurre il tema anche ai meno esperti. Probabilmente ti è già capitato. Diciamo che stai guardando un paio di scarpe dal tuo negozio online preferito. Che si tratti della mancanza di fondi o dell’indecisione nella scelta del colore, finisci per navigare fuori dal sito web. Il prossimo sito web in cui ti trovi è completamente diverso dall’ultimo, eppure, in qualche modo sul lato destro dello schermo, trovi qualcosa di molto familiare: le stesse scarpe. Questo è un esempio di retargeting, uno dei diversi tipi di processi che l’automazione nel marketing fornisce come strumento per i professionisti della comunicazione.

Il panorama del commercio si è trasformato in un carrello della spesa virtuale sempre in crescita, i consumatori si rivolgono a Internet per acquistare beni e servizi spingendo i marketer a ridefinire le loro tattiche e strategie. Il marketing tradizionale si basava molto sui  mezzi di comunicazione di massa come la TV, le riviste e la radio, ma non si avevano mezzi per sapere chi fossero i consumatori o conoscere il ROI (Return on Investment, o Ritorno sull’Investimento) di una specifica campagna perché il tracciamento risultava difficile.

Internet ha spianato la strada ai marketer non solo per sapere chi sono i loro consumatori, ma anche per monitorare in tempo reale il tasso di risposta di una campagna, aprendo le porte a una nuova branca chiamata marketing digitale. Questo ramo coinvolge tutte le piattaforme e gli strumenti sociali necessari alle aziende per raggiungere e stabilire una relazione con i consumatori. Un metodo come questo potrebbe sembrare la risposta ai sogni di tutti i marketer perché espande gli strumenti disponibili per portare a termine una campagna di successo utilizzando attività come l’ottimizzazione dei motori di ricerca, il content marketing e l’advertising marketing.

Tuttavia, la semplice presenza di questi strumenti non è sufficiente affinché gli sforzi di automazione possano generare un ritorno efficiente sulle campagne. Nell’affrontare queste sfide entrano in gioco i Big Data.

Non molto tempo fa, i Big Data e l’automazione si trovavano ai due lati opposti del marketing. Il crossover era praticamente inesistente. Ora il divario è stato chiuso e sono altamente dipendenti l’uno dall’altro. I Big Data da soli hanno il compito di raccogliere e organizzare i  dati per trasformarli in informazioni rilevanti che offrono possibilità di crescita. Come si ottiene il massimo da queste informazioni? È qui che entra in gioco la personalizzazione.

“Per fare tutto ciò servono strumenti sempre più innovativi flessibili ed “intelligenti”, non basta dare in pasto ad uno qualsiasi strumento di marketing la lista di clienti e sperare che mettendo qualche filtro sull’età e sul sesso si riesca a far crescere la propria azienda”  ha detto Marco D’Ambrosio Head of R&D Laboratory in GreenVulcano Technologies.

Mano a mano che i consumatori passano più tempo su app, siti Web e social media, lasciano dietro di sé un’impronta digitale. In e-commerce i milioni di visualizzazioni di pagina e le ricerche che vengono fatte in ogni punto di contatto utente-piattaforma contengono una grande quantità di dati. I dati contengono una ricchezza di informazioni sulle varie fasi che conducono all’acquisto del consumatore, fornendo ai marketer una leva da utilizzare quando si costruiscono campagne di promozione per creare un’esperienza più personalizzata.

La personalizzazione può sembrare un ostacolo facilmente risolvibile facendo in modo che i marketer abbiano gli strumenti giusti. Ma in realtà è un atto di bilanciamento che richiede l’input di Big Data e il tocco creativo del marketer per migliorare l’esperienza del consumatore. Il futuro successo di queste attività dipenderà dalla costruzione di relazioni con i clienti e dipenderà dall’organizzazione dei dati per capire chi è il pubblico. L’intelligenza artificiale gioca un ruolo nella umanizzare l’esperienza portando efficienza nell’automazione. L’uso di dati aggiornati e analisi predittiva offre l’opportunità di far partire promozioni e offerte in tempo reale per i clienti interessati.

Si conclude qui la prima parte di questo approfondimento sulle nuove tecnologie e il marketing digitale.

Nella seconda parte analizzeremo più in dettaglio come l’Intelligenza Artificiale debba diventare un elemento essenziale per avere un vantaggio competitivo sui competitor.

Quando si vuole continuare negli anni ad offrire un servizio di valore, in un mercato competitivo come quello dell’innovazione tecnologica, una caratteristica è quella di essere informati sulle tecnologie di ultima generazione e saper anticipare i trend.

Quando si vuole continuare negli anni ad offrire un servizio di valore, in un mercato competitivo come quello dell’innovazione tecnologica, una caratteristica è quella di essere informati sulle tecnologie di ultima generazione e saper anticipare i trend.

Per questo in GreenVulcano non solo ci informiamo ma cerchiamo di capire la vera essenza della nuova tecnologia andando a comprenderla nella sua completezza.

Quindi troviamo incorretto che l’opinione comune identifichi la Blockchain con i bitcoin, quasi fossero uno sinonimo dell’altro. In realtà la Blockchain è una tecnologia molto più complessa, e quindi più interessante, in quanto può essere usata nei campi più disparati.

Questo articolo vuole mettere in luce questo tipo di applicazioni portando degli esempi reali che esulino dall’associazione blockchain / monete virtuali come il riciclaggio di denaro, l’individuazione di frodi e migliori servizi bancari.

Perché Blockchain è uno strumento potente nella lotta al riciclaggio di denaro

Non è strano sentire parlare di evasione quando si tratta di tracciare le origini del denaro. Le bande criminali, i signori della droga ed i gruppi terroristici riescono ogni anno a sottrarsi illecitamente alle autorità trasferendo denaro in diverse parti del mondo. Si stima che il riciclaggio di denaro impatti sull’economia mondiale in una percentuale  variabile tra il 2 e il 5%. Le nuove tecnologie, una volta in mano alla criminalità, diventano strumenti per bypassare le autorità di regolamentazione. La Blockchain e i suoi recenti sviluppi possono sradicare questa pratica.

Il processo di blockchaining comporta un approccio decentralizzato alle informazioni, in cui il dato è archiviato su un’intera rete. Tale rete può contenere e far viaggiare diversi tipi di interazioni che, a loro volta, coinvolgono procedimenti come la dichiarazione dei redditi, il bonifico bancario, i depositi bancari: tutti servizi  accessibili da chiunque abbia in uso un personal computer. Le transazioni sono autenticate da computer connessi alla rete e noti come nodi che lavorano per verificare che il network sia privo di manomissioni e allo stesso tempo controllano e riducono le possibilità che documenti falsificati entrino nello scambio. Una volta che l’autenticazione è stata elaborata, la transazione è quindi visibile al resto delle entità nella rete.

La Blockchain ha la capacità di rintracciare chi ha eseguito modifiche in precedenza e le transazioni che si verificano nel blocco non possono essere alterate in alcun modo. Il blocco nella catena contiene informazioni sulle transazioni, ogni entità coinvolta (benché questo sia rigorosamente “protetta” da una firma digitale) ha un codice identificativo univoco chiamato hash, che separa ogni transazione. L’hash è un’informazione configurata  che utilizza delle funzioni matematiche e una stringa di caratteri. Se una delle funzioni viene modificata, anche l’hash cambierà. Pertanto, se qualcuno cambiasse l’hash in una casella, il vecchio hash si sposterebbe sul blocco che segue. Ciò richiederebbe alla persona coinvolta di rivedere l’hash insieme al resto di quelli nella catena, cosa che comporterebbe un grosso tempo computazionale. Sebbene non sia impossibile eseguirlo, risulterebbe comunque inutile perché è impossibile da eliminare e quindi una volta avvenuta la transazione rimarrà sempre registrata e pubblica.

Un esempio odierno ce lo fornisce il settore degli aiuti umanitari che sta riducendo il riciclaggio di denaro attraverso la blockchain. Uno studente dell’Università di Città del Capo ha usato la blockchain per sviluppare un modo per contrastare possibili corruzioni e frodi quando i donatori trasferiscono denaro destinato alla beneficenza. Il processo funziona facendo trasferire il denaro in un conto di deposito a garanzia tramite una banca che distribuisce token che assomigliano a denaro fiat ai beneficiari. Inoltre loro sono gli unici in grado di riscattare i token, eliminando così l’intercettazione del fondo. In questo senso, la tecnologia Blockchain offre chiarezza e supporto ai donatori, fornendo allo stesso tempo alle organizzazioni un modo per monitorare dove e come viene distribuito il denaro per le spese dirette e indirette.

Il governo dell’Honduras ci fornisce un altro esempio di applicazione, infatti  ha collaborato con Factom, esperto di settore, per monitorare la registrazione dei crediti fondiari.

Allo stesso modo, IBM non vuole perdere questa occasione e si sta muovendo attraverso partnership con le industrie che implementano blockchain. La società ha presentato un brevetto per il sistema “Node Characterization in Blockchain”, e i dati di questi nodi verranno utilizzati per raccogliere informazioni sui diversi tipi di transazioni che compongono la rete.

Blockchain e nuovi servizi per le banche

Le banche e i settori economici stanno anche valutando le potenzialità del Blockchain. Il 69% delle banche più importanti del mondo sta sperimentando questa tecnologia: Goldman Sachs, Microsoft e Bank of America Merrill Lynch, Barclays, BBVA, CIBC, Commerzbank, DNB, HSBC, Intesa, KBC, KB Kookmin Bank sono solo alcuni. Molto note per le loro rigide normative guidate da atteggiamenti conservatori, le banche vedono nella blockchain benefici promettenti e possibili soluzioni alle loro sfide più urgenti.

Il settore bancario tradizionale si affida ai mediatori per svolgere varie funzioni. Questi intermediari rendono il processo più costoso; la Blockchain elimina la necessità di questi attori, rendendo i servizi più accessibili per la banca e il consumatore. Un’area popolare in cui la Blockchain sembra essere un processo di valore è il trasferimento di denaro internazionale visto i suoi costi ridotti e l’elaborazione più veloce. Le transazioni bancarie degli utenti online possono anche essere effettuate tagliando i passaggi per la verifica dell’identità. Se all’utente viene data la scelta di selezionare in che modo vuole essere identificato, può essere trasferito ad altri servizi che si trovano nella blockchain e avviare le transazioni senza la necessità di riverificare la loro identità.

Civic è un sistema di verifica dell’identità che fa esattamente questo senza raccogliere o archiviare effettivamente i dati. Nel sistema decentralizzato, Civic funziona come una forma digitalizzata di un portafoglio in cui viene utilizzata un’identità verificata e controllata in modo indipendente su una gamma di servizi da una singola blockchain, eliminando così la necessità per l’utente di identificarsi ogni volta. Bank of America ha iniziato lo scorso dicembre a implementare Blockchain nel suo ATMS. Lo scopo del progetto è migliorare la comunicazione all’interno dei sistemi facilitando i servizi di transazione che comportano il prelievo di contanti e altri servizi ai consumatori che potrebbero non essere nella stessa banca, ma fanno parte di una banca partner che si trova all’interno della stessa rete ATM.

Conclusione

Anche se il Blockchain non è una tecnologia recente, è sicuramente qualcosa che ha guadagnato un certo interesse negli ultimi due anni. I vantaggi del suo utilizzo hanno aperto nuove prospettive nella lotta al riciclaggio di denaro sporco in tutto il mondo, oltre ad aiutare il settore bancario a migliorare i suoi servizi ed ad essere meno costoso.

Ma non è solo questo, in Greenvulcano pensiamo che sarà una tecnologia rivoluzionaria soprattutto per le aziende nell’ambito dell’industry 4.0.
Per questo in tutti i nostri progetti IoT stiamo configurando i nostri sistemi di integrazione in modo da poter supportare una rete Blockchain.

Se volete saperne di più visitate la sezione del sito che approfondisce l’argomento a questo link.


È passato oltre un decennio da quando il termine Internet of Things è stato coniato per la prima volta da Kevin Ashton. Da allora, si è diffuso interessando  un gruppo sempre più fitto e diversificato di industrie. Questo perché è indubbio che in molti modi rende più efficiente la nostra vita di tutti i giorni, colmando il divario tra oggetti fisici e l’uomo con la raccolta e la condivisione di dati su Internet.

Questa tecnologia ha spianato la strada affinché gli oggetti interagiscano prima tra di loro senza la necessità di una gestione da parte delle persone. Le decisioni vengono prese in tempo reale, supportate dai dati, istantaneamente per aiutare a rilevare eventuali cambiamenti nell’ambiente circostante.

Le potenzialità di questo settore all’interno delle città urbane sono sempre più evidenti e ci sono molte realtà pronte ad investire in questo tipo di innovazione. Nonostante i tanti dibattiti sulle potenziali ricadute che questa nuova era tecnologica potrebbe portare, una cosa è certa: le nuove tecnologie stanno abilitando nuove opportunità in aree che non avremmo mai immaginato solo pochi anni fa.

La ricaduta delle nuove tecnologie si può notare soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove si stanno migliorando sia i processi esistenti che rendendo più efficienti quei settori che necessitano di nuove soluzioni per problemi vecchi e tipici del luogo.

I paesi in via di sviluppo hanno sempre affrontato sfide legate alla distribuzione dell’acqua e al miglioramento delle condizioni sanitarie. Le tecnologie IoT hanno creato una metodologia con che ha permesso a diversi paesi di affrontare questo problema in modi innovativi.

La startup CityTaps ha iniziato un esperimento a Niamey, in Nigeria, in collaborazione con l’azienda idrica locale, per mantenere, operare e gestire la lettura dei barometri con una riduzione dei costi e diminuzione delle necessità di manutenzione.

La soluzione proposta da CityTaps è incentrata su partnership selettive con le utility e sulla creazione di un network di sensori IoT supportati da una rete a bassa potenza che consente al sistema di creare pagamenti e rilevare malfunzionamenti in tempo reale. Sfruttando i dati provenienti dai sensori, possono essere rilevate le misurazioni precise e quindi prestazioni più accurate.

Il consumatore pre-paga i servizi idrici ovunque sia, attraverso un dispositivo mobile, sfruttando la maggiore diffusione dei cellulari rispetto ai computer.

In India, la startup SmarterHomes lavora nel campo del consumo dell’acqua con i sistemi di monitoraggio domestico. In risposta a una crisi idrica del 2014 a Bengaluru e in seguito alla crescita della popolazione, la divisione IoT di IBM ha collaborato con il Bangalore Water Supply and Sewerage Board nella creazione di un centro di comando in cui sono in grado di monitorare il flusso e la pressione dell’acqua e attraverso l’IBM Intelligent Water Software mandare allarmi ai responsabili su eventuali discrepanze nel sistema.

L’assistenza sanitaria nei paesi in via di sviluppo è un altro settore che l’IoT sta innovando. La tecnologia Nexleaf portato valore nello stato di salute generale rendendo le condizioni per le vaccinazioni migliori. Usando un sistema di monitoraggio remoto della temperatura chiamato Cold trace vengono inviate la temperatura di archiviazione e lo stato di alimentazione elettrica al personale tramite SMS ogni volta che si verificano cambiamenti nell’ambiente. I sensori IoT in questi contenitori monitorano costantemente la temperatura, l’umidità e la luce.

L’IoT è anche un mezzo per sviluppare tattiche di risposta alle emergenze quando le catastrofi colpiscono queste regioni; dove le infrastrutture carenti e l’alta densità di popolazione giocano un ruolo significativo nel modo in cui gli effetti si manifestano.

Un esempio è il Messico dove si  utilizza un sistema di allerta precoce chiamato SkyAlert che rileva l’attività sismica 120 secondi prima dell’impatto in base alla distanza dell’epicentro. Fornendo così maggiori opportunità alle persone di rifugiarsi prima che il terremoto colpisca.

Il Brasile ha lanciato nel 2010 un primo centro di intelligence all’avanguardia nel suo genere, in risposta alle frane che si sono verificate in primavera. I sensori di movimento generano feed di dati sul traffico, meteo, polizia e servizi medici in tempo reale. Una volta che i dati sono stati generati, i problemi anticipati vengono rilevati e le difese vengono posizionate. Se emergono potenziali emergenze, i cittadini vengono allertati tramite sms e altre piattaforme multimediali. Quelli maggiormente a rischio, in aree più pericolose, ricevono addirittura una chiamata  per le istruzioni di evacuazione.

I paesi in via di sviluppo stanno vivendo un nuovo progresso tecnologico ed è indubbio il contributo fornito dall’IoT. Chissà, forse l’Internet of Things sarà una possibile soluzione per velocizzare i processi necessari a questi paesi per superare le loro difficoltà.

Per ulteriori informazioni, si prega di visitare il link sottostante per visitare la guida del Forum economico mondiale per costruire una società più sostenibile utilizzando l’Internet delle cose.

http://www3.weforum.org/docs/IoTGuidelinesforSustainability.pdf


Nel primo post relativo alla piattaforma IoT abbiamo parlato di alcuni aspetti introduttivi:

  • L’importanza dell’uso di una piattaforma IoT per la previsione dei disastri, mostrando un vero progetto per monitorare la struttura di ponti e gallerie (partner NTSG)
  • Il significato di data storm o tempesta di dati IoT, cioè la quantità dati che le piattaforme IoT in genere devono trattare
  • L’importanza di scegliere una piattaforma IoT appropriata e un fornitore di servizi esperto prima di iniziare un progetto IoT.

In questo e nei prossimi articoli, descriveremo molti aspetti del mondo IoT e come la piattaforma GV IoT li indirizza, utilizzando come scenario reale per la discussione un progetto per monitorare le deformazioni strutturali di un tunnel autostradale soggetto a smottamenti. Questo scenario verrà utilizzato come sfondo per la narrazione per tutti i post successivi relativi a questo argomento.

Per semplificare l’esposizione della piattaforma GV IoT, in termini di ciò che è e in che modo affronta alcuni dei principali problemi dell’IoT (quantità di dati da elaborare, sicurezza, scalabilità, archiviazione e analisi), descriveremo il viaggio di una singola misurazione che parte dal sensore (oggetto=thing) ed arriva fino agli umani. 

 

In seguito descriveremo il viaggio di ritorno di un comando dagli umani agli “oggetto”.

Cominciamo ora a descrivere lo scenario di monitoraggio e subito dopo inizieremo la descrizione dall’“oggetto”, il vero protagonista di questa storia.

Lo scenario

Il nostro scenario di riferimento sarà il monitoraggio della deformazione strutturale di un tunnel.

La tematica consiste nel monitorare la salute di un tunnel, in termini di deformazioni strutturali che potrebbero danneggiare il tunnel stesso e mettere in pericolo le persone.

 

Tra le cause naturali che influenzano la struttura di un tunnel ci sono:

  • Frane
  • Terremoti
  • Vento
  • Infiltrazioni
  • Temperatura
  • Ecc..

Problemi possono nascere anche da cause umane che influenzano la struttura di un tunnel, come ad esempio:

  • Traffico
  • Veicoli pesanti
  • Incidenti
  • Ecc..

Ma come si prepara effettivamente un tunnel per monitorare le deformazioni.

Nel nostro caso abbiamo utilizzato un BraggMETER industriale FS22 (figura 1 – https://www.hbm.com/en) ed è stato cablato l’intero tunnel con il cavo in fibra (figura 2) e sensori di deformazione e temperatura (figura 3).

Prendiamo come referenza, l’attività svolta con il nostro partner NTSG per il monitoraggio della Val di Sambro: “Sono state installate 3 linee di sensori lungo tutto il tunnel, mentre i sensori termici sono stati installati a distanze precedentemente studiate per consentire il monitoraggio della deformazione dell’intera struttura. I sensori termici sono stati inseriti per compensare gli effetti, sulle letture, delle variazioni termiche (cicli giorno/notte e stagionali) e ottenere informazioni della sola deformazione meccanica. Con questi sensori, è possibile controllare i movimenti longitudinali del tunnel e verificare se il tunnel mantiene la forma iniziale come progettato.”

  • Numero di sensori: 780
  • Frequenza di campionamento: 10 Hz
  • Cablaggio: 30 km di fibra ottica
  • Dimensione pacchetto: 6 byte (sensore singolo) – 30 byte di intestazione per tutti
  • PLE: 4 (piattaforma di lavoro, sollevamento)
  • Orario di lavoro: 24 / 24h, 365 giorni all’anno

 

così da avere:

  • 780 sensori * 10 Hz * 10 byte * 60 secondi * 60 minuti * 24 ore
  • ~ 46 Kb al secondo
  • 161,7 MB all’ora
  • 3,78 GB al giorno
  • 10 messaggi (~ 4,6 kb per messaggio) al secondo da inviare su Internet


Molte informazioni sulla tecnologia IoT utilizzata possono essere trovate qui: https://www.hbm.com/en.

 

(1) FS22: Industrial BraggMETER

(2) Fibre cable: can be very long

(3) Strain sensor

(4) BraggMONITOR application

(5) BraggMONITOR application

(6) Other sensors

 

L’immagine 4 dell’applicazione BraggMONITOR (applicazione per finestre che si collega via LAN all’Industrial BraggMETER) mostra tutti i sensori di deformazione che partono dall’Industrial BraggMETER, che in questo caso ha quattro porte per i cavi in fibra.

 

(7) The tunnel from one of the working platform (PLE)

(8) The FS22 + switches

(9) The fibre cable

(10) Wiring elements

(11) Switch + wiring elements

(12) Wiring elements

Il viaggio dalle “cose” agli “umani”: dati rilevati e analisi. Punto di partenza: le cose (passaggio 1)

Come anticipato la nostra storia inizia con un sensore di deformazione SS01 che misura una lunghezza d’onda di 1572,52 nm (nanometro = un miliardesimo di metro). In realtà non è solo quel sensore che misura la lunghezza d’onda in ogni istante, ma tutti i 780 sensori a una frequenza comune di 10 Hz.

 

 

At 2018-Set-10 10:10:20.1 (.1 = 1/10 of a sec)

Wavelength = 1572.52 nm

 

Ecco alcune domande iniziali a cui abbiamo dovuto rispondere per poter utilizzare la sensoristica in fibra ottica offerta dal BraggMETER:

  • Come possiamo leggere queste importazioni da BraggMETER?
  • Come sono codificate le informazioni? Binario, ASCII?
  • Possiamo leggere un singolo valore alla volta o possiamo leggere in modalità continua (a 10 Hz)?
  • Ho bisogno di un protocollo di comunicazione speciale per usare il BraggMETER?
  • ecc..

Fortunatamente il BraggMETER ha una porta ethernet e un manuale utente che vi invitiamo a leggere per capire le reali problematiche di interfacciamento agli “oggetti”:

 

In breve, ecco le risposte:

Se si apre un socket con la porta di comando e si invia un comando specifico, il BraggMETER può inviare informazioni in modalità continua su un’altra porta. Si può anche decidere se si vogliono le informazioni in modalità binaria o ascii.

L’FS22 parla infatti la lingua “skippy”:

      • telnet <FS22 ip> <command port>
      • Command                                  Responses
      • :SYST:TIME? →                       :ACK:15:33:56
      • :STAT? →                                   :ACK:2
      • :SYST:NTPS? →                       :ACK:1:0.489:0.345
      • :ACQU:CONF:RATE:500 → :ACK

Ogni pacchetto (binario in questo esempio) che si riceve ha un’intestazione di 30 byte e 6 byte per ciascun sensore. In totale (780 sensori * 6 byte) + 30 byte = 4710 byte

Uscita del BraggMETER (ogni 1/10 di secondo = 10 Hz):

  • “<header><ch0:s1>,1572.52,…,<ch0:sn>,…,<ch3:s1>,<ch3:s2>,…,<ch3:sn>”

 

Queste sono tutte le informazioni che vi servono per poter integrare le informazioni dei sensori. Si conclude qui la prima parte del nostro viaggio.

Conclusioni

Nei seguenti Blog posts vedremo come si programma lo strato di Edge computing e come il dato del sensore (la nostra misura) può lasciare il sensore e viaggiare in tutte le sue fasi fino ad arrivare alla visualizzazione da parte dall’essere umano.

Se volete approfondire alcuni argomenti non esitare a lasciarci un commento qui sotto,  anche solo per farci sapere la vostra opinione.

GreenVulcano 4, l’ultima evoluzione del nostro enterprise service bus open source pensato per  andare oltre il tradizionale approccio su architettura SOA interpretando in modo innovativo l’ enterprise application integration (EAI) per rispondere alle esigenze odierne di elevata flessibilità  ma con la robustezza e l’affidabilità dei sistemi tradizionali.

  1. Velocità, in tutte le fasi del ciclo di vita, dallo sviluppo al provisioning sino alle operations, per rispondere nel migliore dei modi alle mutevoli esigenze del mercato;
  2. Economicità, limitando i costi di infrastruttura, grazie alla possibilità di essere utilizzato sia su cloud on demand che su commodity hardware, abbattendo così anche i notevoli costi di licenza software;
  3. Flessibilità, modularità e polimorfismo, che garantiscano la capacità di coprire esigenze che ancora non sono nate e non riusciamo a prevedere, mutando la sua stessa struttura senza una progettazione da zero.

Enterprise service bus| cos’è

Intrinsecamente, l’enterprise service bus è un meccanismo, in cui è sempre prevista un’interfaccia bidirezionale dai sistemi connessi. Ciò significa che tutti i sistemi di origine e di destinazione devono essere connessi all’ ESB e che le applicazioni stesse comunicano attraverso l’invio di messaggi sul bus.

Un enterprise service bus è dunque un bus sul quale viaggiano messaggi tra entità integrate tra loro.
Non bisogna però pensare al BUS ad una struttura meramente di intermediazione in quanto è possibile modificare i messaggi intervenendo nella logica del software.

 

ESB GreenVulcano: un caso d’uso

Per capire meglio la forza di un ESB, andiamo ad analizzarne una sua implementazione.
Supponiamo di avere un modello di business secondo il quale, una serie di negozi che operano in conto vendita, vengono riforniti periodicamente da un unico magazzino, il tutto rispettando la seguente logica:

  1. All’arrivo della merce in ogni negozio il sistema ERP deve essere aggiornato
  2. La cassiera che effettua la vendita del singolo capo di abbigliamento,  invia tramite l’App l’informazione al sistema ERP. Lo stato del capo viene aggiornato in “venduto”.
  3. La cassiera o il responsabile delle Vendite invia tramite l’App l’eventuale reso del capo che un cliente gli ha restituito, per l’emissione di una Nota di Credito
  4. Un batch notturno emette fattura per ogni negozio sul venduto giornaliero
  5. Il sistema di Pagamento invia a Banca Sella la richiesta di SDD (Sepa Direct Debit). Fattura in stato “in pagamento”. A messaggio di avvenuta riscossione del pagamento da parte della Banca la fattura viene settata come “saldata”.

 

Come si può vedere ci sono diversi sistemi e componenti che cooperano tra loro in una realtà che possiamo definire di integration platform: il sistema ERP, i web service esposti dalla banca, l’applicativo che aggiorna il sistema ERP per ogni vendita di un capo, l’inserimento dei dati che avviene tramite lettura  NFC dei vari capi etc…Tutti questi possono infatti adoperare protocolli e linguaggi di programmazione differenti.
L’enterprise service bus mette in comunicazione le diverse applicazioni con cui si interfacciano.

Se ogni servizio dovesse avere un’interfaccia di comunicazione per ogni altro servizio, quante interfacce dovremmo creare?!
Ecco dunque che ogni sistema dovrebbe avere un’unica interfaccia verso l’ ESB.

 

Scalabilità di un ESB

Immaginate l’esempio precedente, in un contesto senza ESB: se ogni componente deve poter interagire con tutti gli altri componenti, non servirebbero più 16 interfacce ma bensi 56!

 

Ogni modifica su un componente potrebbe comportare la modifica di tutte le interfacce di quei componenti con cui interagisce: potete immaginare il tempo che necessita ogni aggiornamento.
L’utilizzo di un ESB rappresenta dunque la scelta vincente, in quanto possiamo ben intuire come un architettura di questo genere possa essere scalare in termini di componenti, consentendone un numero molto elevato.

 

 

 

 

 

Enterprise service bus architecture

L’architettura SOA (Service Oriented Architecture) utilizzata da Greenvulcano, come suggerisce l’acronimo stesso , è un architettura basata sui servizi: su un livello infatti abbiamo le richieste di servizi e su di un altro livello si hanno i servizi veri e propri richiamati e connessi per mezzo di un BUS. Le specifiche OSGI implementate in Greenvulcano permettono dunque lo sviluppo di una piattaforma a componenti.Tali componenti o applicazioni, disponibili sotto forma di bundle per la distribuzione , possono essere installati, avviati, arrestati, aggiornati e disinstallati da remoto senza richiedere il riavvio dell’ ESB che viene deploiato sul container Karaf.
I servizi o componenti all’interno di greenvulcano, possono essere o fortemente disaccoppiati, si pensi al caso in cui  una funzionalità può essere associata ad un singolo servizio, oppure possiamo avere un workflow di servizi (cioè più servizi eseguiti in maniera sequenziale). L’enterprise service bus integra ed orchestra tutto questo.

 

Enterprise service bus|caratteristiche

Qui di seguito verranno descritte le principali caratteristiche di Greenvulcano

 

  • Esecuzione sul container karaf per una maggiore leggerezza: ciò consente inoltre di  caricare nuove configurazioni e feature a caldo senza dover ricaricare e deployare per intero l’applicazione.
  • Integrazione tra diverse applicazioni aventi differenti tecnologie come JMS,Web Services, JDBC, HTTP ed altro
  • Un ambiente visuale di sviluppo (developer studio): ciò consente di sviluppare in maniera semplice ed intuitiva alcuniservizi oppure un workflow di più servizi concatenati.Vedi il nostro tutorial e scopri quanto è semplice creare un  event-driven  push notification.

 

  • Una dashboard di monitoring che permette di fare un deploy dei servizi
  • Alta affidabilità, sicurezza e scalabilità
  • Uso di java 8 e OSGI 6

 

 

 

“Un sistema di controllo … avrebbe permesso di capire subito le condizioni di strutture soggette a possibili catastrofi, ed oggi avrebbe permesso di prevenire molti dei disastri avvenuti negli ultimi tempi”.

Queste sono le parole dell’ing. Paolo Persi del Marmo CEO di NTSG, società partner di GreenVulcano.

La soluzione di cui parla, basata su OF (acronimo di fibre ottiche), nasce proprio dall’esigenza di verificare lo stato di salute di una struttura durante la sua vita, un sistema brevettato da NTSG per monitorare le deformazioni 3D e 2D di un elemento di forma generica, utilizzando le fibre ottiche come mezzo di misura, sistema che trova la sua maggiore applicazione nel controllo di grandi opere (ponti, gallerie, strade, ferrovie, dighe) ed edifici: aspetto di stretta attualità visti i tragici eventi che hanno colpito l’Italia.

I dati una volta acquisiti passano alla piattaforma IoT di GreenVulcano, dove vengono analizzati per redigere report e statistiche, e ad un’intelligenza artificiale che li utilizza per fare manutenzione predittiva e prevenire possibili danni strutturali futuri.

 

Molto probabilmente avrai già sentito parlare del termine Internet of Things.

 

Anche se su internet ci sono ottime descrizioni se hai qualche curiosità sull’argomento ti suggeriamo di iniziare a leggere alcuni dei post del nostro blog per poi approfondire gli argomenti che ti interessano di più:

 

Ma cos’è una piattaforma IoT e quali sono le sue caratteristiche? In questa serie di articoli cercheremo di dare una risposta più completa possibile spiegandone la crescente necessità per ogni azienda che abbia intenzione di far partire progetti IoT e come la società GreenVulcano Technologies, con il suo solido background tecnico, può aiutare le aziende ad affrontare i molti aspetti impegnativi della rivoluzione IoT.

2 – Una “tempesta di dati IoT” sta arrivando. Preparati

Dopo l’Hype iniziale dell’IoT e la fase della disillusione, siamo arrivati all’inizio della fase dell’adozione diffusa della tecnologia e della produttività. I clienti riconoscono l’IoT come un elemento fondamentale per la trasformazione digitale e sono pronti ad intraprendere i giusti passi per farne parte.

Sensori e attuatori di tutti i tipi, vengono aggiunti a Internet ad una velocità inimmaginabile e il mercato IoT continuerà a essere uno dei migliori mercati in crescita esponenziale dei prossimi anni.

I clienti faranno sempre più attenzione alla stima e i risultati di ogni investimento in questo campo.

La quantità di dati che gli “oggetti” generano e scaricano su Internet ogni giorno non è mai stata affrontata prima e avrà bisogno di nuove tecnologie e nuovi paradigmi per poter essere in grado di raccogliere, archiviare, elaborare e analizzare il flusso di dati IoT.

Ma di quanti dati stiamo parlando quando diciamo “tempesta di dati”?

Solo per fare un esempio su uno scenario di monitoraggio reale, vi mostriamo quello di una galleria, per il controllo della convergenza e delle deformazioni longitudinali, quando questa è situata su di un terreno soggetto a smottamenti.

Di seguito alcune foto che mostrano una delle attività fondamentali dell’IoT, cioè quella abilitare gli oggetti a “parlare” per comunicare informazioni. In questo si tratta delle pareti della galleria per tutta la loro lunghezza:

Monitoraggio di una galleria:

  • Numero di sensori: 780
  • Frequenza di campionamento: 10 Hz
  • Wiring: 30 km di fibra ottica (galleria Val di Sambro)
  • Dimensione del pacchetto: 6 bytes (ogni sensor) + 30 bytes di header
  • Orario di esercizio: 24/24 ore, 365 giorni/anno

ne consegue:

  • 780 sensori * 10 Hz * 10 bytes * 60 secondi * 60 minuti * 24 ore
    • ~46 Kb per secondo
    • 161,7 MB per ora
    • 3,78 GB per giorno
    • 10 messaggi (~4,6 kb each message) per secondo

 

Questo è uno scenario semplice, ma ci sono situazioni di monitoraggio che necessitano di frequenze di campionamento a 1000 Hz, che potrebbero richiedere quindi il trasferimento di 1000 misurazioni al secondo su internet.

Per un’idea generale, consideriamo questa tabella, che mostra le gamme di dati relativi a un gruppo di sensori di un ipotetico progetto IoT:

 

Quantità di dati di un ipotetico progetto IoT Numero di byte da trasferire su Internet
Piccolo < 100 MB al giorno
Medio < 1-10 GB al giorno
Alto < 50-500 GB al giorno
Enorme > 500 GB > 1 TB > 100 TB > …?

 

Questa tabella è oggi abbastanza realistica quando classifica il traffico come piccolo, medio, alto ed enorme, e dato che nel prossimo futuro i numeri sono destinati ad aumentare esponenzialmente, l’effetto che si avrà è che la longevità della soluzioni IoT sarà sempre più breve, quindi (di nuovo) è importante adottare soluzioni aperte, modulari e scalabili e, soprattutto, un corretto approccio metodologico che sappia tenere conto di tale crescita se si vuole riuscire a sfruttare questa rivoluzione al meglio.

Qui a GreenVulcano ne siamo ben consapevoli essendo già dovuti troppe volte intervenire su soluzioni e configurazioni che non erano adeguate e che hanno richiedevano la progettazione del sistema ripartendo da zero. Queste situazioni portano come conseguenza diretta l’affrontare un ulteriore spesa, con il principale danno di tenere inoperativa, o operativa solo in una parte, la struttura su cui già si era speso.

3 – Conclusione

Le soluzioni dell’IoT saranno sempre più utilizzate questo perchè trasmettono conoscenze importanti per aiutare la trasformazione digitale e si stanno rivelando un elemento basilare in ogni settore e divisione del mercato. Il cloud, l’analisi e l’IoT miglioreranno straordinariamente le aziende operative comandate dalla tecnologia e conferiranno maggiore produttività, sicurezza, intelligenza e redditività all’impresa. Purtroppo la maggior parte delle associazioni IT non ha quasi nessuna conoscenza o formazione su strutture operative come i sistemi di supervisione controllo e acquisizione dati (SCADA).

Quindi se sei seriamente intenzionato a iniziare un progetto IoT per la tua organizzazione, la scelta di una piattaforma IoT adeguata e la scelta di un fornitore di servizi con esperienza sono estremamente importanti e delicate.

Questo è solo il primo passo perché poi bisogna passare ad un’analisi di nuove caratteristiche che saranno basilari nei prossimi anni quali :

  • intelligenza artificiale
  • edge computing..
  • ecc..

Cose che scopriremo e approfondiremo meglio nel prossimo articolo.

 

Facciamoci una domanda. Come si risolve di solito un problema aziendale utilizzando l’IoT? La risposta è semplice:

  • si distribuiscono i sensori IoT in tutto l’edificio, tra la forza lavoro e i campi;
  • si installano gateway e lettori in tutto lo spazio per raccogliere dati dai sensori e inviarli al cloud;
  • infine si utilizza l’apprendimento automatico o un’intelligenza artificiale per ottenere le risposte che risolvono il problema aziendale.

Ora, formuliamo la domanda in modo diverso. Se i problemi sono facili da identificare e risolvere, perché l’IoT non è quasi mai la soluzione completa a questi problemi? La realtà della risposta è: qualsiasi problema di business che può essere risolto dall’ IoT appare facile sulla carta ma difficile da implementare.

 

Questo, perchè, fare in modo che l’IoT funzioni per le masse è più una sfida sui dati che un problema di connettività del dispositivo. Per prima cosa dobbiamo estrarre i dati dai dispositivi e in seguito capire il loro significato. Finora, il mercato si è concentrato su come avere gadget intelligenti online, ma abbiamo visto poche innovazioni per aiutarci ad utilizzare tutti i dati raccolti. Di conseguenza, molte soluzioni IoT soffrono del problema dell’ultimo miglio.

 

Riguardo questo argomento Marco D’Ambrosio, Responsabile R&D della GreenVulcano Tecnology s.r.l. ha le idee molto chiare:

“ Prima del diffondersi della cultura dell’informatizzazione ciò che oggi viene realizzato con un semplice programma software, veniva realizzato con schede elettroniche fisiche che talvolta gestivano meccaniche. Basti pensare alle aziende di produzione industriale che ancora oggi ne fanno largo utilizzo. Oggi tutti parlano di IoT ma pochi hanno percorso l’ultimo miglio colmando il GAP tra la parte immateriale “software” e la parte materiale “Device”. Anche se il passo sembra breve, in realtà rappresenta l’unione di due mondi, quello dell’elettronica e della meccanica da un lato e quello dell’informatica dall’altro. “

 

In altre parole, queste soluzioni stanno raccogliendo dati, ma non riescono ad aiutare le persone a comprenderli.

 

Abbiamo allora chiesto a Marco cosa può facilitare l’adozione di questo processo.

“La road map di questo procedimento è dettata fortemente dai fondi e dagli strumenti messi in campo dagli enti preposti, infatti possiamo notare che tutto il mondo sta spingendo verso l’industria 4.0, che non è nient’altro che unire questi due mondi che hanno trainato lo sviluppo di tutte le maggiori economie mondiali degli ultimi 60 anni.

Va sottolineato che il device è un fattore abilitante e non lo scopo ultimo dell’innovazione, che invece si spinge verso la profonda comprensione di quelle correlazioni che rendono profittevole una procedura.”

È quando i dati dell’IoT iniziano a guidare le decisioni che la percezione degli oggetti intelligenti passa dall’essere solo fantastici gadget che portano segnali, ad essere agenti di empowerment che trasformano le organizzazioni.

È così che chiudiamo il gap dell’ultimo miglio.

 

E questo è solo l’inizio. Quando i dispositivi avranno avuto una diffusione più ampia, le cose diventeranno sempre più interessanti, tutto a patto che riusciamo a  decodificare ciò che i dispositivi hanno da dire.

 

Ma qual è la caratteristica fondamentale di questa nuova prospettiva?

“Questo nuovo approccio genererà conoscenza condivisa.

Mentre prima una visione del genere era appannaggio degli esperti, che riuscivano a vedere le sacche di inefficienza annidate nel processo, grazie ad un fattore di “data analysis naturale” dettato dall’esperienza, l’IoT e la deep analysis renderanno più democratico ed accessibile raggiungere l’eccellenza.

Chi vincerà questa grande sfida sono le aziende che riusciranno a realizzare piattaforme iot aperte, per la realizzazione di applicazioni volte a risolvere problemi veri, preoccupandosi della sicurezza e della filiera del dato.”

 

Saremo, quindi, in grado di prendere decisioni più intelligenti sul nostro benessere personale, le nostre prestazioni professionali e il mondo che condividiamo.

 

Con sensori sempre più a basso costo, connettività ovunque e la crescita sempre più rapida

del volume di dati, l’Internet delle cose rischia di rimodellare il mondo come lo conosciamo. Secondo Gartner, Inc., ci saranno quasi 26 miliardi di dispositivi connessi entro il 2020. Dai dispositivi indossabili all’automazione domestica, all’ottimizzazione della produzione, le possibilità sono enormi, ma lo sono anche le sfide.

 

“A mio avviso questa è una vera e propria rivoluzione industriale che farà una selezione naturale delle aziende veramente Innovative e quelle che invece dichiarano di esserlo ma che in realtà sono conservative e faranno molta fatica ad andare avanti.”

 

Se non vuoi farti sfuggire l’opportunità che questa trasformazione digitale porta contattaci per una consulenza gratuita a questa email : marketing@greenvulcano.com

Appena possibile fisseremo un incontro dove potrai risolvere i tuoi dubbi e avrai gli strumenti necessari per affrontare questa rivoluzione.

Continuiamo il nostro approfondimento sullo SmartWorking. Abbiamo già descritto precedentemente le caratteristiche in generale e fatto un’analisi puntuale su cosa dice la normativa a riguardo [NdR vedi  articolo precedente].

Questa volta cercheremo di andare sul pratico dell’implementazione dei processi di lavoro da remoto e lo faremo innanzitutto sottolineando quali sono le principali difficoltà e poi descrivendo degli esempi di successo sia internazionali che nazionali.

6 cose da tenere in conto quando si parla di SmartWorking

Un recente rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite ha rivelato che mentre i dipendenti sono più produttivi quando lavorano al di fuori dell’ufficio convenzionale, sono anche più vulnerabili a lavorare più ore, a un ritmo di lavoro più intenso, interferenze da lavoro a casa e, in alcuni casi, maggiore stress.

Di seguito analizziamo un pò più in dettaglio le principali sfide che la gestione del lavoro a distanza porta con sè.

  • lavorare troppo

Uno dei motivi per cui molti manager non approvano il lavoro a distanza è che temono che i dipendenti non lavorino senza quella supervisione fisica e personale. Ma, la maggior parte delle volte, il contrario tende ad essere la realtà: i lavoratori remoti hanno maggiori probabilità di caricarsi di lavoro e raggiungere più risultati. Quando la vita personale e il  lavoro sono entrambi sotto lo stesso tetto, è più difficile “spegnere”.

Come evitare il sovraccarico?

  1. Bisogna imporre delle pause e impostare orari di inizio e di fine chiari,
  2. Impostare gli appuntamenti sul  calendario per la fine della giornata per uscire dall’ufficio di casa,
  3. Disattivare le notifiche sul telefono e sul computer in modo da non tornare al lavoro dopo poche ore.
  • Interruzioni: famiglia, animali domestici e / o il campanello

La buona notizia è che, quando si lavora da casa, si evitano i colleghi che vengono alla scrivania e altre interruzioni di ufficio (è il compleanno di qualcuno! Si organizza una torta nella sala delle feste!). La cattiva notizia è che probabilmente dovranno essere affrontate altri tipi di interruzioni e distrazioni, indipendentemente dal fatto che sia il corriere di UPS che ti consegna un pacco o i suoceri che vengono senza preavviso.

Questo è doppiamente vero quando i bambini sono coinvolti.

  • Problemi di comunicazione

La comunicazione è fondamentale per un team remoto e per questo mantenerla a livelli decenti è una grande sfida.

Il problema della comunicazione è certamente più complesso se solo alcuni membri del team lavorano in ufficio. Si potrebbero perdere delle importanti discussioni che sono avvenute tra una pausa e l’altra o non partecipare a delle decisioni. A meno che l’azienda non abbia costruito una cultura dell’inclusione per i lavoratori remoti, questo potrebbe essere un problema serio.

L’unica vera soluzione è comunicare il più possibile, chiarendo tutto ciò che potrebbe essere un fraintendimento e essere proattivi nel parlare.

  • Condivisione del materiale

Per lavorare, ai dipendenti dovrebbe essere permesso di utilizzare qualsiasi dispositivo desiderino per accedere alle applicazioni e ai servizi dell’azienda in modo sicuro e da remoto.

L’utilizzo di strumenti tecnologici che connettano a distanza il lavoratore (computer, tablet etc.) non è considerato dalla legge obbligatorio per fare “SmartWorking”, ma certo nei fatti questa è e sarà la modalità prevalente.

  • Differenze di fuso orario

Relativo all’essere o al sentirsi fuori dal giro, alcune aziende riscontrano il problema della differenza di fusi orari. Se l’azienda è dislocata in parti lontane nel mondo potrebbe anche accadere che una parte del team si svegli solo quando l’altra parte sta andando a letto. E se, da un punto di vista della produzione, avere il team dislocato in diverse fusi può essere un’opportunità per generare un ciclo virtuoso dove il lavoro non smette mai di essere lavorato ma passa solamente da un collega all’altro, ciò significa anche che non puoi sempre fare affidamento sul fatto che un collega sia disponibile per rispondere a una domanda urgente o risolvere qualsiasi altra necessità immediata.

  • Tecnologia a Singhiozzo

Niente fa tremare di paura un lavoratore remoto quanto un’interruzione di internet. O, forse, quando il tuo computer si rompe. In queste occasione la responsabilità è solo sul dipendente che deve trovare soluzioni prima possibile perdendo quell’equilibrio lavorativo che era riuscito a costruirsi.

Esempi di successo

Internet ad alta velocità e potenti app consentono a chiunque abbia un lavoro da scrivania di lavorare da casa. Eppure oggi la maggior parte delle aziende insistono nel dire che i dipendenti subiscono il pendolarismo, a volte schiacciante, in un ufficio.

É chiaro che il tempo per un confronto è importante: ottimo per team-building, la collaborazione e per non perdersi nelle sfumature della comunicazione. Tuttavia, come già dimostrano alcune aziende, non è necessario un ufficio fisico per avere successo.

In effetti, si potrebbe obiettare che il fatto di essere completamente remoti con un team distribuito al 100%, senza alcun ufficio aziendale, renda le aziende più redditizie.

Tra gli esempi che abbiamo trovato più interessanti abbiamo scelto:

Buffer

I loro strumenti di gestione dei social media sono utilizzati da oltre 60.000 clienti paganti perché rendono la condivisione sui social network molto semplice e veloce.

Buffer ha un team completamente distribuito, con oltre 80 dipendenti che lavorano in diversi paesi. É molto interessante la mappa dei fusi orari dei dipendenti che viene resa pubblica. Oltre al telelavoro, i benefici per i dipendenti includono vacanze illimitate, libri gratuiti e kindle e ritiri internazionali annuali (l’ultimo era a Waikiki, nelle Hawaii!).

InVision

InVision offre una piattaforma di collaborazione per la progettazione e la prototipazione. Con InVision, i team possono progettare e testare i prodotti utilizzando un’interfaccia intuitiva da qualsiasi luogo, proprio come funziona il team di InVision composto da oltre 220 membri dello staff dislocati in 14 paesi diversi.

Così Avi Posluns, InVision Director of Team Happiness, descrive la loro esperienza:

“Essere distribuiti al 100% è intenzionale. Il nostro CEO Clark Valberg vuole che il suo staff lavori dove vuole, quando vuole. Poniamo l’accento sui risultati, non sulla presenza fisica. Essere remoti ci consente anche di attingere a talenti che non sono limitati dalla posizione fisica. Siamo in grado di coinvolgere i membri del team che sono bravi in ​​quello che fanno indipendentemente da dove si trovano.”

La startup offre un’ampia gamma di benefit tra cui  assicurazione medica personale, tessere gratuite per la palestra, indennità per le attrezzature, borse per conferenze e viaggi, e persino bevande Starbucks illimitate. Check-in settimanali e indagini anonime aiutano a garantire che i dipendenti siano soddisfatti e non abbandonati al loro lavoro.

Barilla

Barilla, ha lanciato il proprio progetto di SmartWorking nel 2013 e punta a coinvolgere tutti i lavoratori entro il 2020, linee produttive escluse.

L’obiettivo del progetto è dare ai dipendenti la possibilità di lavorare in modo flessibile, ovunque e in qualunque momento, grazie a nuovi strumenti digitali di comunicazione e nuove metodologie. Per questo l’azienda emiliana – che impiega nel mondo circa 8.000 persone, con un fatturato superiore a 3 miliardi di euro e 29 siti produttivi – ha esteso il progetto di SmartWorking a tutte le proprie sedi, nazionali e internazionali. La risposta dei dipendenti è stata eccellente: circa 1.200 dipendenti hanno aderito al progetto partito tre anni fa, che punta a coinvolgere tutti i lavoratori, al netto delle linee produttive. Fino ad ora ad apprezzare la possibilità di lavorare in modo agile sono in particolare le donne tra i 30 e i 55 anni e chi effettua un tragitto tra casa e ufficio maggiore di 25 chilometri.

“SmartWorking per Barilla significa tre cose” – afferma Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development – “In primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E in secondo luogo vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali”.

Conclusione

Lo SmartWorking è un cambiamento organizzativo. Passare dalla presenza fisica in ufficio al lavoro per obiettivi con un’evoluzione dei modelli di leadership.

La percezione che le attuali «pratiche lavorative» non siano sufficientemente flessibili per ottenere il massimo dai propri organici è sempre più diffusa e quindi sempre più aziende si stanno organizzando per instaurare questa nuova cultura.

Ma questi cambiamenti devono portare la definizione di un’ assetto aziendale più fluido che possa permettere di lavorare in remoto accedendo a file salvati nei server locali dell’azienda, di scambiare file tra colleghi in maniera sicura e di automatizzare i processi che più richiedono tempo e meno necessitano la presenza umana.

Per fare tutto ciò GreenVulcano ha ideato un’intera suite di software che sta cambiando la vita lavorativa di numerose aziende internazionali.

Con questo documento abbiamo cercato di dare tutte le informazioni possibili per prendere una decisione, ma ci auguriamo che questa lettura non rimanga solo uno sforzo informativo ma sia uno stimolo per portare una nuova trasformazione nelle aziende.

Se sei intenzionato a saperne di più contattaci qui:

marketing@greenvulcano.com

e insieme cercheremo la soluzione migliore per raggiungere i tuoi obiettivi.

 

L’OPEN SPACE sembra aver fallito. Lo spazio di lavoro aperto e condiviso che sembrava essere la risposta alla routine solitaria e alienante non è efficace e ha anche notevoli ripercussioni sulla produttività. Diffuso negli ultimi anni per migliorare il lavoro di squadra e incoraggiare un flusso di idee costante e libero tra colleghi, sembra cedere il passo a nuove soluzioni.

La futurologa Nicola Millard, esperta di dati, analisi e tecnologie emergenti, ha previsto che i dipendenti diventeranno “lavoratori con lo zaino in spalla”, cioè armati di laptop o tablet, collaboreranno in piccoli gruppi da remoto.

Nel suo discorso al New Scientist Live di Londra, ha ripetuto una teoria su cui insiste da anni: “gli uffici open space sono un modello che non si adatta a nessuno, siamo interrotti ogni tre minuti, ci sono troppe distrazioni”.

Tutto ciò suggerisce che nei prossimi anni gli uffici tradizionali saranno solo un ricordo e ci si orienterà sempre più verso soluzioni fluide, o meglio intelligenti.

In Italia, è solo da pochi giorni che grazie alla sperimentazione avviata lo scorso luglio, i dipendenti di Osmar potranno, attraverso accordi regolati individualmente, lavorare fuori dagli stabilimenti.

Lo SmartWorking rappresenta un grande cambiamento culturale che deriva dalla missione di riconciliare i tempi di vita e di lavoro. I “lavoratori intelligenti” saranno persone senza un cartellino, con totale autonomia. E, come nel caso di ogni “rivoluzione industriale”, sarà un passo che porterà sicuramente molti vantaggi ma anche diversi cambiamenti che l’azienda deve imparare a gestire.

Abbiamo intervistato diversi esperti esponenti del mondo del lavoro e di compagnie internazionali e per approfondire meglio questo argomento abbiamo deciso di iniziare facendo chiarezza su cosa dice la nuova legge che ha reso possibile lo SmartWorking.

La legge sullo SmartWorking

Con la legge sul “Lavoro Agile” (n. 81/2017), lo SmartWorking è stato istituzionalizzato in Italia, e ogni dipendente avrà la possibilità di svolgere il lavoro subordinato in modo flessibile lontano dai locali dell’azienda. La legge si applicherà anche a tutte le pubbliche amministrazioni. Questa legge è rivolta a impiegati o manager e si basa su tecnologie in mobilità come tablet e smartphone.

Agli “operai agili” viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai colleghi che svolgono il servizio con modalità ordinarie. Pertanto, è prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella circolare n. 48/2017.

In particolare la definizione di SmartWorking, contenuta nella Legge, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Attenzione però: il lavoro agile non è un nuovo tipo di contratto di lavoro, ma solo una modalità di esecuzione del rapporto subordinato da eseguire in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Per dare il via a questo rapporto di lavoro “smart” serve un contratto scritto tra le parti: può essere a tempo determinato o indeterminato, ma sempre con la possibilità unilaterale del dipendente di recedere.

Il lavoro agile dal 2013 al 2016 è cresciuto del 40% in Italia. Lo dice una ricerca dell’Osservatorio SmartWorking del Politecnico di Milano: gli smart worker italiani sono 250.000 vale a dire circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti. A essere interessate ai lavoratori agili sono le grandi aziende (il 30% ha realizzato nel 2016 progetti ad hoc); ancora indietro le piccole e medie imprese.

Lo SmartWorking è dunque un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda e prevede tre passaggi fondamentali:

  1. rivedere il rapporto di lavoro – dal numero di ore lavorate agli obiettivi da raggiungere.
  2. il rapporto tra manager e dipendente deve passare dal controllo alla fiducia.
  3. rivedere gli spazi di lavoro in chiave smart: con la tecnologia cloud e device portatili la scrivania diventa virtuale.

Il lavoro agile mette al centro dell’organizzazione la persona con lo scopo di far convergere i suoi obiettivi personali e professionali con quelli dell’azienda e aumentare la produttività.

Le aziende italiane, grandi e medie, hanno accolto con favore la nuova legge, che ha inserito in una cornice normativa una prassi da tempo già diffusa in molte multinazionali, e ne ha accelerato l’adozione in molte altre, con un incremento del 14% del numero di smart worker in Italia, passati da 240.000 nel 2016 a 305.000 nel 2017 (fonte Osservatorio SmartWorking Politecnico di Milano).

Conclusioni

Speriamo che alla fine di questo articolo, abbiate acquisito una familiarità con l’argomento SmartWorking e stiate già pensando come implementarlo nella vostra azienda.

Questo articolo è il primo di una serie in due parti. Il secondo parlerà appositamente delle principali difficoltà di chi implementa un progetto di lavoro da remoto e daremo degli esempi di implementazione eseguita con successo sia Internazionale che Nazionali. Inoltre, se hai qualche dubbio o domanda, sentiti libero di scriverci all’email marketing@greenvulcano.com al più presto riceverai una nostra risposta.