Quando si pensa all’IoT si pensa sempre a una quantità amorfa di nozioni e innovazioni con in comune l’idea di connessione, di originalità e, più in generale, dell’Internet.

Questo non è interamente falso: nel suo più semplice dei significati, infatti, possiamo dire che l’Internet of Things “consiste in qualsiasi dispositivo con un interruttore on/off e un collegamento a Internet”.

Come si è arrivati ad oggi?

Tuttavia, la nozione di IoT è cambiata nel tempo. Avendo necessariamente a che fare con una componente fisica, si è parlato anche di un IoT “pre-Internet” con congegni che potevano collegarsi fra di loro da remoto anche senza utilizzo della Rete, come il telegrafo elettromagnetico o i dispositivi per l’invio di stringhe di codice Morse.

Con l’avvento delle nuove tecnologie e soprattutto con l’ideazione dei primissimi computer, l’IoT venne a significare qualcosa di più vicino a quello che rappresenta nel nostro immaginario, con macchine che, ricevuto il segnale, non avevano più bisogno di un secondo operatore dall’altro capo, ma avrebbero funto loro stesse da operatrici.

È l’epoca di Olivetti, della prima IBM, del tostapane di Romkey, ma soprattutto di Arpanet, prima, e del World Wide Web, poi. È proprio con il passaggio dei dispositivi wireless attraverso la Rete che si è arrivati a quello che nel 1999, Kevin Ashton, allora il direttore di Auto-ID, chiamerà, appunto, “Internet of Things”.

Ad oggi, l’IoT ha fatto passi da gigante, forte della sua caratteristica di poter abbracciare un ventaglio di materie e industrie estremamente ampio. Dalla sorveglianza all’ambiente, dallo sviluppo urbano alla biotecnologia, l’IoT ci permette di applicare nei metodi più creativi la ricerca e contrastare molti dei problemi che ad oggi non hanno ancora soluzione.

Spostandoci di molto dalla pura applicazione infrastrutturale, basta pensare che al Queen Mary College di Londra e all’università di Padova, si sta sviluppando una bio-IoT, che vede i batteri comportarsi come dispositivi che riportano tutte le caratteristiche di una macchina operatrice e mobile, con sensori e organi motori integrati – e quindi anche riprogrammabili per servire i nostri scopi farmaceutici.

Oppure, come scrivemmo in un post dell’anno scorso, l’IoT può aiutarci a combattere il cambiamento climatico, ma moltissimi altri campi sono degni di attenzione sia da un punto scientifico che finanziario.

Le città cambiano – o meglio, migliorano

Esempi più pratici e facilmente integrabili di IoT, invece, vedono la sua applicazione in ambito urbano e cittadino, con le smart cities. New York e Londra hanno già implementato soluzioni IoT per raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale, come Bird Street a Londra o gli smart sidewalks e i piani per il 2020 dell’amministrazione cittadina di New York. Nel frattempo, in Giappone, Toyota ha intenzione di costruire una nuovissima smart city da zero.

GreenVulcano da anni porta avanti l’innovazione in ambito urbano in Italia. L’anno scorso, ad esempio, GreenVulcano, insieme ad Alan Advantage, ha collaborato al progetto Proxima City di Oracle. O ancora, con il Progetto SPARTA, in cui GreenVulcano si è imbarcata alla ricerca di una soluzione originale e sostenibile per il traffico cittadino, una delle maggiori cause di inquinamento urbano.

Il nuovo che avanza: IoT e Blockchain si incontrano

L’integrazione del sistema blockchain – con tutte le industrie che sta aiutando a innovare – non potrebbe avvenire se non supportato da un forte hardware come quello che può fornire l’innovazione in campo IoT. Immagazzinamento e processi di dati, comunicazione, computazione e, soprattutto, la sicurezza della “catena” non potrebbero essere possibili se non facendo affidamento su un solido supporto fisico performante.

Ad esempio, con Sybil – una soluzione IoT sviluppata da GreenVulcano per la manutenzione e il controllo di impianti industriali, ponti, tunnel, viadotti, e così via – i dati vengono raccolti e condivisi con un sistema basato su blockchain, per aggiungere il massimo del controllo alle fasi di l’immagazzinamento e spostamento dei dati su una catena sicura e immutabile.

Energia più dinamica

Il settore dell’energia è probabilmente uno di quelli che stanno cambiando più velocemente. Dalle piattaforme petrolifere autonome alle lampadine intelligenti per il controllo del consumo, l’IoT sta aiutando a ridurre lo spreco di energie e i relativi costi, sia per il privato cittadino che per le grandi compagnie: l’infrastruttura fornita da nuovi sistemi creativi ha già dimostrato i suoi effetti su tutta la rete gestionale che unisce le diverse unità operative e produttive.

Certo, in tutti e tre i casi è sempre uno il problema maggiore della smisurata innovazione integrabile: la sicurezza, che sia la protezione dei dati personali o le più basilari norme di sicurezza dei macchinari. Telecamere e sensori in una smart city o il criptaggio di dati su un blocco della blockchain possono risultare delle serie minacce per la privacy di un utente. Così come malfunzionamenti o eventi dannosi nel caso di impianti energetici o di estrazione risorse. Sistemi di auditing saranno sempre più necessari per le tecnologie supportate da congegni IoT sempre più avanzati e performanti.

Conclusioni

L’innovazione in campo IoT, però, non sembra voglia fermarsi nel breve termine – e probabilmente neanche nel lungo termine. Una clientela sempre più “smart” e predisposta al mondo digitale porta l’IoT ad avere un ampio margine di crescita nel mercato, dove il miglioramento della vita quotidiana sia del cliente che delle aziende trova un posto di rilievo estremamente appetibile.

Nel 2021, Gartner prevede che vi saranno 25 miliardi di dispositivi connessi a Internet, lasciando trasparire la crescita mastodontica che aspetta l’IoT nel futuro. I movimenti finanziari interni al mercato, come l’acquisizione di Nest Labs da parte di Google e di Fitbit, Inc. da parte di Microsoft ci fanno capire anche ulteriormente come i grandi player del mercato non vogliono lasciarsi sfuggire quest’occasione d’oro.

Con l’adozione e il miglioramento di queste tecnologie che aumenta esponenzialmente – e il loro costo in costante decrescita – ditte di consulenza come Gartner, McKinsey e Pwc premono per evidenziare che questo settore potrebbe portare un ritorno sugli investimenti di trilioni di dollari entro il 2025.

Il 2019 è stato un anno importante per GreenVulcano Technologies! Abbiamo raggiunto la maggiore età e festeggiato 18 anni di successi.

Siamo cresciuti tantissimo grazie a una squadra magnifica e sempre più numerosa, costantemente a lavoro tra Roma, Napoli e Boston.

Abbiamo migliorato il core tecnologico dei nostri prodotti e li abbiamo sottoposti a un restyling significativo.

La nostra soluzione IoT per infrastrutture complesse è stata profondamente aggiornata dal punto di vista della sensoristica, della sicurezza, della piattaforma in cloud e delle sue numerose funzionalità ed è oggi sul mercato internazionale con il nome Sibyl!

Abbiamo poi lanciato GAIA: rebrand della nostra storica architettura ESB, giunta alla versione 4.0.

Insomma, è stato un 2019 intenso, pieno di cose fatte e di grandi soddisfazioni.

Quello in arrivo sarà un anno speciale per GreenVulcano, abbiamo tanto in pentola ma non vi anticipiamo nulla!

Ci teniamo però a farvi i nostri migliori auguri di buone feste!

Ci rivediamo nel 2020!

L’avvento del Cloud ha determinato una notevole revisione dei paradigmi di sviluppo dei software e delle applicazioni. Probabilmente però, nonostante la febbrile evoluzione dei servizi della “nuvola”, un utente non tecnico non sarebbe perfettamente in grado di percepire l’entità dell’impatto del cloud sul paradigma di progettazione e sviluppo di software applicativi.

Non sarebbe nemmeno sufficiente enfatizzare il fatto che grandi player di mercato stanno aderendo massivamente al paradigma cloud-native per lo sviluppo di applicazioni e modelli innovativi.

La necessità

Ad ogni modo, elementi sintomatici del cambio di mentalità operato dagli sviluppatori per la realizzazione di applicazioni native per il cloud sono tangibili in una moltitudine di situazioni che viviamo quotidianamente.

Ad esempio, per leggere questo articolo stiamo utilizzando un’interfaccia. E per arrivare fin qui, probabilmente abbiamo cliccato su una serie di link, usufruendo quindi di un’interfaccia ulteriore predisposta per navigare attraverso i vari link per arrivare alla destinazione desiderata.

Oppure immaginiamo di dover comprare un biglietto aereo e di trovarci su uno di quei siti che compara migliaia di voli immediatamente.

Come può un sito web o un’applicazione immagazzinare una tale mole di dati e capire quali siano, di volta in volta, quelli da mostrare? ​Sarebbe estremamente inefficiente sviluppare un software con un database da dover aggiornare ogni giorno con enormi quantità di dati. Alcune informazione ​devono​ essere prese da qualche altra parte nel momento in cui servono. Quindi come?

La soluzione

Che siate utenti esperti o meno, la risposta è: grazie alle API. Un’API (Application Programming Interface) è un​ insieme di definizioni e protocolli​ di comunicazione che regolano e ​realizzano l’integrazione​ tra software applicativi.

Il vantaggio principale che queste offrono è una netta semplificazione dei processi di sviluppo delle applicazioni e un consequenziale risparmio di tempo e denaro.
Ciò è dovuto all’interoperabilità delle API, che consente la ​comunicazione tra prodotti o servizidiversi prescindendo dalla conoscenza delle modalità di implementazione.

Ne deriva una significativa agevolazione dei processi di progettazione, amministrazione e utilizzo, sia in fase di realizzazione di strumenti e prodotti nativi, sia in circostanze di gestione di strumenti e prodotti già esistenti.

Adottare quindi un approccio strategico incentrato sull’API ha un valore considerevole in ottica di ​crescita ​del proprio​ business​.

API First

Nel tentativo di sfruttare a pieno i vantaggi offerti dal modello cloud-native, in GreenVulcano abbiamo ​riformulato la fase di progettazione dei nostri prodotti ​Sibyl, Claudio e Gaia​ in funzione di un nuovo approccio allo sviluppo applicativo: l’​API first​.

Per i nostri sviluppatori è stata necessaria una sorta di metamorfosi dopo la quale il paradigma di sviluppo “API first”ha assunto una priorità assoluta.

API first​ altro non è dunque che un ​modello di progettazione​ di sistemi che, impattando la fase di progettazione, pone le ​API al centro della strategia di sviluppo​.

Adottare un approccio API first, per l’implementazione di applicazioni native cloud, consente di accelerare il processo di sviluppo; un aspetto di notevole importanza per rispondere ai costanti mutamenti di un mercato in continua evoluzione.

Maggiore è la capacità di un’azienda di adattarsi al mercato in modo agile, scalabile e veloce, migliore sarà il valore offerto agli utenti e la ​capacità competitiva​ futura.

Abbracciare un approccio API first dimostra come non sia l’app di per sé ad essere sufficiente per la customer experience, quanto piuttosto sia l’interoperabilità fra applicazioni e siti web a consentire ​di progettare e integrare risorse tecnologiche che possono essere riutilizzate per soddisfare le esigenze dei fruitori secondo un’ottica user-centered.

In un’era in cui le innovazioni permeano il mercato a grande velocità palesando sempre più la difficoltà del cervello umano di tenere il passo con l’afflusso di dati generati, è ancora possibile ignorare la necessità di automatizzare alcune attività lavorative? Si può essere competitivi nel proprio mercato senza sfruttare il potere dell’automazione?

QUALCHE DATO…

Nel 2019 le piattaforme di automazione dei processi di business risultano essere la tipologia di software aziendale in più rapida crescita ed espansione. Solo nel 2018 il mercato è cresciuto del 63%.

Utilizzando la tecnologia attuale, il 60% delle professioni potrebbe automatizzare circa il 30% delle attività.

Questi numeri sono sintomatici di una crescente presa di consapevolezza, da parte delle aziende, del potenziale dell’automazione. Ne è perfettamente consapevole GreenVulcano che, oltre ad aver sviluppato un tool di automazione aziendale altamente performante, organizza periodicamente eventi volti a favorire l’implementazione di nuove tecnologie nell’ambito aziendale. Nel prossimo appuntamento del  programma Talking Tech, si parlerà proprio di automazione dei processi e della produzione, e dell’importanza dei dati, della loro raccolta, analisi e utilizzo in contesti aziendali più o meno strutturati.

BUSINESS AUTOMATION

La Business Automation (nota anche come “Business Process Automation” o “BPA”) consiste nell’uso della tecnologia per eseguire attività o processi ricorrenti in un’azienda in cui è possibile surrogare in parte lo sforzo manuale. L’automazione aziendale sostituisce sistematicamente i processi manuali con automazione intelligente basata su regole, analisi just-in-time e collaborazione aperta. Spesso ciò si ottiene con strumenti di automazione aziendale.

I business automation tool semplificano e accelerano flussi di lavoro complessi, offrendo trasparenza e controllo su tutte le parti del processo.

PERCHÉ INVESTIRE IN UN TOOL DI AUTOMAZIONE?

Il potenziale dell’intelligenza artificiale e della robotica avanzata, impiegato per eseguire compiti una volta destinati agli umani, non è più riservato a dimostrazioni spettacolari come Baxter di Rethink Robotics, DeepMind o l’auto senza conducente di Google. Basta dirigersi verso un aeroporto per scoprire che i chioschi per il check-in automatico dominano le aree di biglietteria di molte compagnie aeree.

I piloti guidano attivamente l’aereo per soli 3-7 minuti di molti voli, con il pilota automatico che governa il resto del viaggio. 

Al netto di quanto appena detto, sembrerebbe quindi improprio parlare di investimento, dal momento che la business automation è già pianta stabile dei flussi processuali di molte attività. Tuttavia, mentre in passato le aziende desideravano automatizzare i processi per controllare i costi e aumentare l’efficienza all’interno dell’organizzazione, oggi il focus delle imprese si è spostato dalla soddisfazione delle esigenze interne all’engagement con clienti esterni e alla creazione di nuove opportunità commerciali.

Il tradizionale modello di automazione aziendale si è quindi evoluto da un’esclusiva concentrazione sulla razionalizzazione dei processi nello sviluppo di nuove strategie per automatizzare l’attività stessa.

Sin dal 1913, anno in cui Henry Ford ideò la catena di montaggio rendendo popolare l’uso della tecnologia come mezzo di automazione dei processi aziendali, la business automation porta con sé un diffuso sentimento di timore legato ad un significativo ridimensionamento dei posti di lavoro. 

Ma così non è: stando ai dati di oggi, meno del 5% delle professioni può essere completamente privata dell’apporto umano. Pochissime professioni saranno automatizzate nella loro interezza a breve o medio termine. Piuttosto, molte attività lavorative non verranno eliminate quanto ridefinite, così come avvenuto per la figura professionale del cassiere bancario con l’avvento degli sportelli bancomat.

UNA BREVE INTRODUZIONE A CLAUDIO: cos’è e come può automatizzare le tue attività di Business 

In precedenza abbiamo fatto riferimento alla Business Automation come alternativa all’esecuzione di attività ricorrenti in un’azienda. Tuttavia, spesso dietro i processi di automatizzazione si celano sistemi di integrazione e attività di programmazione per le quali sono richieste competenze tecniche specifiche. Le difficoltà di integrazione tra sistemi legacy e nuovi sistemi basati su cloud non sono trascurabili per un utente non tecnico.

Claudio, il tool di automazione aziendale prodotto da GreenVulcano, consente di integrare un grandissimo numero di sistemi complessi e automatizzare tasks ripetitivi in pochi e semplici passaggi.

Un’interfaccia grafica molto semplice, unita alla funzionalità drag&drop, rende il processo di creazione del flusso lavorativo da automatizzare estremamente intuitivo e veloce. Inoltre, la facilità con cui è integrabile sia on-premise che su applicazioni cloud lo rende particolarmente versatile e flessibile.

In pochi minuti è possibile creare un nuovo flusso di lavoro e automatizzare così il processo stabilito. 

UN ESEMPIO:

Immaginiamo di voler automatizzare un’attività di “news scouting” quotidiana o settimanale. Il flusso di Claudio potrebbe essere costruito, in questo caso, utilizzando dei cataloghi di news, come ad esempio Google News, filtrato per parole chiave. Il risultato sarebbe un’email personalizzata a ciascun utente (Nome specifico dell’utente, argomenti specifici sulla base delle richieste passate,etc) inviata a scadenza periodica.

Benefici:

  • Tenere informati gli utenti su argomenti specifici e customizzati;
  • Ridurre e alleggerire il carico di lavoro dei dipendenti;
  • Aumentare la soddisfazione e la fedeltà dei clienti attuali;
  • Automatizzare il contatto periodico con clienti attuali e/o potenziali.

Perchè non provare? Lasciaci la tua mail e verrai ricontattato!  Poi torna qui e facci sapere com’è andata!

E non perderti il nuovo appuntamento con Talking Tech.

L‘Enterprise Service Bus di GreenVulcano continua ad evolversi e questa volta lo fa partendo dal nome: GAIA, un termine antico per un software ultra-moderno. E un pensiero va ad Asimov e al suo pianeta “Gaia”: come il nostro ESB, un ecosistema integrato, in perfetto equilibrio e in continua comunicazione tra le sue parti.

BRAND

  • NAMING

Il naming GAIA nasce dalla volontà e dal tentativo di individuare un nome che, coniugando unicità e semplicità, fosse coerente con la classicità e l’anima Made in Italy dei prodotti GreenVulcano. 

In fase di brainstorming, il nostro SVP & CoFounder Gianfranco Iannello ci ha parlato dei racconti di Asimov, nei quali Gaia è un pianeta dotato di un ecosistema in perfetto equilibrio: “Su Gaia ogni elemento ha una propria consapevolezza che lo rende autonomo e allo stesso tempo in continuo collegamento con le altre componenti”.

Questo continuo contatto consente di appianare, in favore dell’intera collettività, i contrasti che talvolta nascono tra gli elementi.

Il termine GAIA è anche sinonimo di Gea, la Terra, un sistema unificato. In questo senso, la capacità dell’ESB di GreenVulcano di porsi in perfetta simbiosi e sincronia unica con chiunque entri in suo contatto offre l’immagine di un organismo unico, compatto e coeso, nonostante le connessioni e le relazioni interne.

L’equilibrio e l’armonia dell’ecosistema inteso nella sua integrità (Gea), sono quindi il risultato dell’integrazione, favorita da GAIA, di sistemi autonomi in contrasto (di linguaggio di programmazione o protocolli).

  • ACRONIMO

Il naming GAIA ha un ulteriore significato, che abbiamo individuato nell’acronimo con l’obiettivo di “raccontare” il prodotto, aggiungendo informazioni rispetto al percepito del naming stesso, mantenendo, dove possibile, una continuità con il passato: GreenVulcano Advanced Integration Architecture.

Si è posta l’attenzione sul termine “Integration”, competenza forte e core del prodotto. Abbiamo definito l’integrazione “Advanced” per suggerire un upgrade rispetto al passato ed enfatizzare uno standard qualitativo superiore rispetto alla media del mercato. Il termine “Architecture” è stato, invece, usato per esprimere l’idea che il prodotto sia solo la base per un sistema IT aziendale complesso, la spina dorsale dell’infrastruttura.

  • LOGO 

Una volta trovato l’accordo tra le anime tecniche e quelle commerciali dell’azienda sul racconto da trasmettere, ci siamo focalizzati sulla realizzazione del logo, con una mission ben chiara: realizzare un logo originale, semplice e riconoscibile, che fosse allo stesso tempo coerente con la l’identità aziendale e in armonia con le feature del prodotto.

La forma sferica, chiaro rimando al pianeta Gea-Gaia, vuole suggerire l’“universalità” dell’integrazione e la capacità di GAIA di integrare e orchestrare la comunicazione con qualsiasi componente esterno.

Ne consegue un flusso di dati ed informazioni estremamente fluido. Le numerose connessioni rappresentate all’interno della sfera, unita alla scelta di una font a caratteri arrotondati, enfatizzano questo concetto. 

Il colore rosso è un visibile richiamo cromatico, soprattutto per i partner di lunga data, alla triade di colori che caratterizza il logo di GreenVulcano. I colori di questa triade sono associati singolarmente ad un prodotto.

BREVE STORIA DEL NOSTRO ESB: GAIA IERI, OGGI E DOMANI

Il concetto di Enterprise Service Bus nasce e si sviluppa a cavallo del nuovo millennio, come risposta alle esigenze degli utenti di avere accesso immediato a tutte le funzioni, che possono essere fornite da applicazioni e servizi, all’interno o all’esterno dell’azienda.

  • DALLA VERSIONE 1.0 ALLA 2.0 

I primi software ESB di GreenVulcano poggiavano le basi sui concetti e i modelli descritti da Gregor Hohpe e Bobby Woolf nel saggio “Enterprise Integration Patterns”, considerato una pietra miliare e un punto di riferimento per la progettazione di soluzioni di integrazione.

Erano caratterizzate da una forte centralizzazione del sistema; un’architettura monolitica, sviluppata e distribuita come una singola entità, utilizzabile solo in locale, che comportava necessariamente un’installazione pesante. Inoltre l’unico modo di poter scalare un’applicazione monolitica era quello di replicare l’intera applicazione con conseguente aumento di costi e risorse necessarie. 

  • 3.0

L’avvento del cloud computing e dell’architettura orientata ai servizi (SOA) ha reso necessario lo sviluppo di una versione più evoluta e funzionale alle nuove modalità di integrazione.

GreenVulcano ESB 3.0 è un software, basato su Java, con un’architettura multi-layer altamente personalizzabile, creato appositamente per supportare architettura SOA complesse.  Questa versione nasce per rispondere alle esigenze di scomposizione delle applicazioni monolitiche in una serie di servizi distinti capaci di dialogare fra loro in rete.

  • GAIA

Le dinamiche di mercato e l’evoluzione dei processi di integrazione che hanno determinato lo sviluppo della versione ESB 4.0, denominata GAIA, vengono descritte direttamente attraverso le parole del nostro Senior Developer Rocco Lagrotteria: La necessità di ulteriore granularità e flessibilità operativa ha dato vita all’approccio basato sui microservizi. Tale modello offre maggior scalabilità e personalizzazione, consentendo di “spacchettare” le applicazioni complesse in componenti più piccoli e mirati. In questo senso, GAIA si basa su una struttura modulare che permette di supportare l’architettura a microservizi.

Ciò significa che è possibile installare esclusivamente i moduli necessari al funzionamento del singolo caso d’uso

DIREZIONE FUTURA

Il nostro CTO Mario Stefanutti ci ha invece parlato della possibile direzione futura del software. Di fatti, parallelamente all’evoluzione architetturale, “Dal punto di vista del linguaggio, Java 11 ha sostituito la precedente versione basata su Java 8 ed in un futuro prossimo è presumibile che, al fine di migliorare le prestazione e offrire maggiore funzionalità, GraalVM subentrerà all’attuale piattaforma Java. Le sfide relative all’integrazione delle applicazioni sono rimaste sostanzialmente le stesse, ma il modo in cui le risolviamo è cambiato. In futuro, per migliorare la fruibilità dei servizi, le comunicazioni canale/consumatore, in GAIA, avverranno sempre più tramite API e andremo verso lo sviluppo di software cloud native con Docker e Kubernetes al fine di garantire una massive scalability dei microservizi.

Consapevoli delle sfide che il mercato futuro ci riserverà e forti delle esperienze passate, siamo pronti oggi, arricchiti nel nome e nelle funzionalità, ad offrirvi la miglior soluzione ai problemi di integrazione.Contattaci per scoprire tutti i vantaggi e i benefici che GAIA può apportare alla tua azienda.

COS’è L’Industrial IoT?

Per comprendere cosa sia l’Industrial IoT (solitamente abbreviato con IIoT) è necessario fare un passo “indietro” e raccontare innanzitutto, e in estrema sintesi, cosa intendiamo quando parliamo di Internet of Things.

Kevin Ashton, ricercatore del MIT di Boston ha descritto l’Internet of Things come quell’insieme di tecnologie che permette di controllare, monitorare e trasferire informazioni collegando un dispositivo ad Internet.

L’Industrial Internet of Things è quindi una verticalizzazione del concetto di IoT, focalizzata sull’ecosistema industriale e abilitata da tecnologie come cyber-security, cloud e edge computing, analisi di big-data, intelligenza artificiale e machine learning.

MERCATO DELL’ IIOT

Secondo un report elaborato da IndustryARC, il mercato dell’Industrial IoT raggiungerà i 124 miliardi di dollari  entro il 2021 e dovrebbe superare i 771 miliardi di dollari entro il 2026. Il CAGR (tasso annuo di crescita composto), nel periodo di previsione 2018-2026, viene invece stimato al 24,3%.

La chiave di questa crescita risiede nel fatto che dati ottenuti in ​​tempo reale non solo consentono una migliore gestione del processo produttivo, ma anche un miglior governo di tutti gli asset aziendali, offrendo un quadro chiaro e immediato dell’andamento dell’impresa in tutti i suoi ambiti.

ARCHITETTURA DI UN SISTEMA IIOT

L’ordinaria struttura di un sistema IIoT è un’architettura modulare articolata in 4 livelli :

  1. livello del dispositivo: è la componente fisica del sistema IIoT: hardware, macchine e sensori;
  2. livello di rete: è costituito da protocolli di comunicazione, cloud computing e reti wifi che raccolgono i dati e li trasferiscono al livello successivo;
  3. livello di servizio:  si compone di applicazioni e software funzionali all’analisi e alla trasformazione dei dati in informazioni che possono essere visualizzate sulla dashboard del driver;
  4. livello di contenuto: è l’ultimo strato dello stack ed è formato dai dispositivi di interfaccia utente;

VANTAGGI DELL’ IOT INDUSTRIALE

L’ampia disponibilità di dati rilevati rende possibile monitorare e manutenere (anche in maniera predittiva) infrastrutture strategiche, utilizzando l’IA e il machine learning per generare stime e previsioni sui possibili rischi e suggerendo misure da adottare prima che si verifichino guasti.

Ad esempio nel settore delle infrastrutture, i sensori IoT e gli algoritmi predittivi potrebbero consentire un continuo monitoraggio:

  • di tunnel: per valutarne le deformazioni e la convergenza;
  • di ponti: per controllarne le inclinazioni e le misure di deflessione; 
  • di costruzioni: per misurare le deformazioni statiche sugli edifici e verificarne l’integrità strutturale;
  • del sistema fognario: per valutare la velocità e il flusso delle onde;

Il risultato di progetti basati sull’Industrial IoT si concretizza nella riduzione dei costi energetici e di manutenzione, oltre che nel miglioramento generale della produttività aziendale e della qualità del lavoro. 

CRITICITÀ DELL’IIOT

  • Cyber security: le misure di sicurezza informatica esistenti per i dispositivi IoT sono di gran lunga inferiori, e i rischi talvolta sottovalutati, rispetto alle misure esistenti per computer e device più tradizionali. Il rischio di connettere alla rete un dispositivo è quindi quello di renderlo un potenziale bersaglio di un attacco informatico.
  • Mancanza di standardizzazione nei protocolli di comunicazione:  i protocolli di comunicazione industriale sono la conditio sine qua non per l’interconnessione e lo scambio dati tra un macchinario e un software. Nella maggior parte delle aziende l’hardware è estremamente variegato per età, produttore e tecnologia impiegata. Tale eterogeneità richiede spesso l’utilizzo di protocolli di comunicazione diversi rendendo quindi l’operazione di interconnessione complessa e costosa.

Queste criticità non devono però scoraggiare gli investimenti in progetti IIoT. I benefici apportati nel lungo termine sono estremamente superiori agli sforzi, in termini di risorse umane ed economiche, occorrenti nel breve termine.

IIOT IN GREENVULCANO

Ben prima che l’IoT diventasse un trend di ricerca, GreenVulcano già sviluppava una sua soluzione da proporre ai clienti.

Leader sul mercato dell’integrazione grazie ad un’esperienza di oltre 10 anni, ha recentemente messo sul mercato la propria piattaforma IoT: Sibyl. Si tratta di un servizio cloud (ma utilizzabile anche on premise), plug and play, dedicato alla gestione, al controllo da remoto e alla manutenzione predittiva di sistemi infrastrutturali complessi.

Scopri quale potrebbe essere la soluzione giusta per le esigenze della tua azienda e non esitare a scriverci per approfondimenti.

Per saperne di più sulla soluzione IoT di GreenVulcano visita il sito ufficiale e non perdere l’uscita del prossimo articolo.

Al giorno d’oggi i clienti dispongono di una vastissima gamma di strumenti informatici. Questa grande varietà di sistemi, incrementata dal continuo sviluppo di software sempre più innovativi, rende estremamente difficoltoso il processo di sincronizzazione di dati provenienti da applicazioni diverse fra loro.

SYSTEM INTEGRATION

In questa ottica è assolutamente opportuno lavorare all’integrazione dei sistemi. La system integration permette a vari sistemi IT e applicazioni software di funzionare come una struttura unificata, coordinata e cooperante.

Tale integrazione porta diversi vantaggi sia al cliente che all’impresa: un flusso di informazioni migliorato, un aumento della qualità del prodotto e delle prestazioni complessive dell’azienda. Insieme, questi benefici consentono anche di ridurre i costi e migliorare l’efficienza aziendale.

INTEGRAZIONE POINT-TO-POINT

Nel tentativo di ripercorrere progressivamente, in termini concettuali e pratici, il processo evolutivo della system integration, la prima tappa di questo percorso, in ordine cronologico, coincide con il modello conosciuto come point-to-point.

È un’integrazione che vede coinvolti solamente due sistemi. Trattandosi quindi di un’integrazione piuttosto snella non garantisce grande efficacia se applicata in un modello aziendale articolato.

STAR INTEGRATION

La Star Integration è la naturale evoluzione del modello precedente: ogni sistema è integrato con gli altri attraverso connessioni point-to-point.

 Le criticità dell’integrazione precedente non sono risolte, portando al risultato, all’aumentare degli elementi coinvolti, di un’integrazione sempre più caotica. Non a caso questa tipologia di integrazione viene definita anche “spaghetti integration”.


VERTICAL INTEGRATION

Il modello che, parzialmente, risolve le problematiche delle due precedenti integrazioni è la vertical integration. Nell’integrazione verticale i sistemi vengono messi in comunicazione in base alla loro funzionalità, creando entità chiamate silos. Nel caso in cui si dovesse inserire una nuova funzionalità  sarà però necessario creare un nuovo silo. Questa strategia può essere adatta ad aziende con infrastrutture verticali complesse.

ENTERPRISE SERVICE BUS (ESB)

L’integrazione che forse meglio esprime realmente il concetto di System integration è l’integrazione orizzontale, in cui un layer viene utilizzato come interfaccia comune tra tutte le altre componenti. Questo layer altro non è che un’architettura ESB. Il termine Enterprise Service Bus è stato coniato da Gartner nel 2002.

In ogni realtà aziendale esistono una pluralità di sistemi e servizi, ciascuno con la sua utilità. Ma se ogni servizio dovesse essere integrato di volta in volta con tutti i nuovi servizi utilizzati in azienda, quante integrazioni dovremmo creare? E il relativo costo sarebbe sostenibile dall’azienda?

Un software ESB offre l’enorme vantaggio di fornire un’integrazione unica verso ogni sistema. L’ESB è in grado di integrare al suo interno sistemi eterogenei, connettendo tra loro tecnologie composite e fornendo costantemente servizi di coordinamento, sicurezza di accesso, messaggistica, routing intelligente e fungendo da dorsale del computer attraverso il quale tutti i servizi software e le componenti delle applicazioni possono viaggiare.

MODALITÀ D’INSTALLAZIONE DI ESB

L’ESB è installabile attraverso tre differenti modalità

  1. on-premise
  2. cloud
  3. hybrid-cloud.

ON-PREMISE

La soluzione on-premise garantisce un controllo esclusivo su sistemi e dati e una gestione interna di dati sensibili e core. È una soluzione da preferire nel caso in cui la gestione diretta dei dati sia fondamentale per policy aziendali e nel caso in cui sia necessario che l’organizzazione venga localizzata geograficamente.

CLOUD

La soluzione cloud assicura scalabilità, affidabilità e soprattutto l’erogazione del servizio in tempi rapidi. Infatti con l’accesso in mobilità è possibile connettersi ai dati in qualsiasi momento, attraverso qualsiasi device. Per quanto riguarda la sicurezza del sistema, i dati e le reti vengono protetti con servizi presidiati sempre da backup oltre che da appositi protocolli di sicurezza a tutela dell’integrità e riservatezza dei dati.

HYBRID-CLOUD

Tuttavia la memorizzazione dei dati sensibili nel cloud è spesso motivo di preoccupazione per le aziende. Un’ottima soluzione a queste difficoltà è offerta dall’integrazione hybrid; i dati sensibili rimangono in sede, mentre i dati non-sensibili possono rimanere nel cloud, offrendo alle aziende l’opportunità di segregare e tracciare i movimenti. Sono le aziende quindi a decidere quali dati archiviare nel cloud e quali in locale.

ESB: AN OLD NEW INTEGRATION

Nonostante questa distinzione, è necessario precisare che originariamente l’ESB trovava applicazione solo in locale. La naturale conseguenza, incrementata dall’ impellente necessità di integrare applicazioni e dati on-premise con applicazioni e dati cloud, è stata l’identificazione dell’ESB come un software superato che dovesse lasciare il passo a soluzioni iPaaS (Integration Platform as a Service). Tuttavia un buon software è programmato per rispondere alle necessità di aggiornamento e rinnovamento e così si è arrivati allo sviluppo di software, come l’ESB open source GreenVulcano, estremamente leggeri che supportano le API e piattaforme di integrazione che si collegano ai sistemi legacy. 

Lo sviluppo di software che valicano l’approccio tradizionale dell’architettura SOA, interpretando in modo innovativo l’integrazione delle applicazioni aziendali (EAI), ha dato nuova linfa vitale ad un software erroneamente definito obsoleto.

L’ESB (2.0) è in grado di soddisfare le esigenze odierne di elevata flessibilità, mantenendo comunque l’affidabilità dei sistemi tradizionali. In quest’ottica, il futuro dell’ESB sembra essere positivamente roseo. 

ASK US FOR MORE INFORMATION!

Il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato. Con il continuo aumento delle temperature globali dovuto ai cambiamenti climatici, si stima che l’aumento di 1,5 gradi Celsius rappresenti il punto di non ritorno. Secondo alcune previsioni, per riuscire ad eliminare completamente le emissioni di carbonio è necessaria una riduzione del 45% entro il 2030.

Come l’Internet of Things può aiutarci

L’utilizzo di sensori e nuove tecnologie connesse a internet ha le potenzialità per rendere più efficienti le nostra attività, dalle più quotidiane a quelle aziendali.

Le stesse tecnologie possono essere utilizzate direttamente per ridurre le emissioni di gas nocivi o indirettamente, per aumentare l’efficienza energetica di processi aziendali e macchinari.

Si ipotizza anche che l’implementazione di tecnologie smart e di software predittivi potrebbero portare, a regime, a una riduzione delle emissioni di gas serra pari al 15% entro il 2030.

Abbiamo selezionato alcuni tra i settori economici più dinamici nell’implementazione di soluzioni IoT e che più di altri ne stanno beneficiando in termini di riduzione dei consumi.

  • IoT e Agricoltura

La raccolta e la trasmissione di dati tramite sensori specifici rende possibile la riduzione dell’utilizzo di acqua, pesticidi e fertilizzanti. 

In Australia, una situazione emergenziale di siccità senza precedenti è stata occasione per l’implementazione di soluzioni IoT: tramite wearables è stata monitorata la frequenza cardiaca, il ritmo respiratorio, la temperatura basale e la pressione sanguigna dei capi di bestiame.

L’installazione di stazioni meteorologiche per il monitoraggio delle condizioni climatiche ha invece aiutato gli agricoltori a prevedere il meteo, risparmiando sui consumi.

Si stima una crescita di questo mercato pari a 6,4 miliardi di dollari entro il 2025.

  • IoT e Viabilità

La ricerca di parcheggio è una delle cause di inquinamento maggiori nelle grandi città, motivo per cui queste sono alla costante ricerca di soluzioni per la decongestione del traffico, utile anche a diminuire lo stress dei cittadini grazie alla ridurre dei tempi alla guida. 

Per risolvere l’annoso problema GreenVulcano ha studiato la soluzione di mobilità integrata Sparta Project, nella quale i dati provenienti dalle vetture sono interpolati con i dati di semafori e parcheggi, permettendo di ridurre drasticamente i tempi di circolazione, e quindi anche i livelli di inquinamento.

Secondo Ken Washington, CTO di Ford Motors, l’introduzione dei veicoli senza conducente porterà ad un’ulteriore e sensibile riduzione dei problemi di congestione del traffico in grandi città come New York.

  • IoT e Prevenzione di deforestazione e stoccaggio illegali

Il disboscamento illegale e incontrollato è al secondo posto tra le cause del cambiamento climatico (rapporto di Rainforest Connection).

I dispositivi IoT ci consentono di rilevare e segnalare attività illecite di deforestazione e disboscamento. Il monitoraggio avviene utilizzando telefoni cellulari già destinati alla distruzione, per creare un sistema di monitoraggio acustico che rileva e riconosce le attività insolite, inviando ai ranger avvisi immediati.

  • IoT, Energy & Utilities

Uno dei settori tradizionalmente colpevole per la creazione di notevoli emissioni di anidride carbonica è proprio quello energetico.

I progetti IoT  pensati per le società energetiche sono molteplici:

  • Creazione di una rete energetica reattiva, dove l’energia viene erogata in base alle necessità, mentre algoritmi di intelligenza artificiale aiutano a prevedere i consumi futuri e i pattern di utilizzo per incanalare la creazione di nuova energia elettrica più sostenibile;
  • L’utilizzo di contatori smart, tra i consumatori, che consente di incoraggiare i consumi verso le fasce orarie dove l’offerta di energia è maggiore;
  • I materiali utilizzati nella realizzazione degli edifici è notevolmente migliorato, il che permette la riduzione della dispersione energetica, il monitoraggio efficiente della struttura e una manutenzione mirata e immediata.

Le tecnologie IoT sono attualmente utilizzate in grande scala all’interno delle aziende manifatturiere più strutturate per aumentare efficienza ed efficacia della loro produzione.

Anche in questo caso il monitoraggio di macchinari e infrastrutture permette di mantenere sotto controllo la spesa energetica, e conseguentemente anche l’inquinamento. A livello aziendale gli stessi processi possono essere razionalizzati con l’obiettivo, per le aziende più virtuose, di raggiungere l’obiettivo di sostenibilità della propria produzione.

  • Il nostro futuro

L’Internet of Things è ormai alla portata di tutti, a prescindere dal nostro ruolo nella società e dalla nostra capacità di spesa.

Per ottenere i risultati migliori e una drastica riduzione delle emissioni nocive nel mondo, è auspicabile avere una strategia complessiva e di lungo termine.

Ma anche a livello di singoli, cittadini o imprese, possiamo fare la differenza sfruttando le innovazioni tecnologiche che il mercato ci mette a disposizione e diventando più consapevoli degli effetti delle nostre azioni nel mondo circostante.

Raccontaci la tua esperienza tecnologica o contattaci per avere un chiarimento.

Quest’articolo è il continuo del precedente blog che trovate a questo link e che vi consigliamo di leggere prima di andare avanti.

Infatti se nel primo abbiamo visto l’importanza dei Big Data nel “nuovo marketing” in questo vedremo le potenzialità una volta utilizzati per addestrare un’intelligenza artificiale, prima fra tutti l’automazione dei processi di marketing.

D’Ambrosio sottolinea: “Il Marketing Automation è in forte crescita, è stato calcolato che già il 50% delle aziende utilizzano le automazioni ed è previsto un ampliamento del mercato nei prossimi mesi, ma l’analisi fatta tiene conto anche della semplice automazione delle mailing list, mentre a mio avviso il vero concetto della Marketing Automation sta nella segmentazione dei clienti, e l’invio di campagne mirate in base alla segmentazione“.

Il vantaggio aggiunto del Machine Learning nel predire determinati risultati dai pattern osservati dai Big data offre un modo in cui i compiti ripetitivi possono essere ridotti e si concentra maggiormente sul contenuto della campagna.

I recenti progressi dell’intelligenza artificiale e nell’apprendimento automatico hanno spianato la strada agli strumenti di automazione del marketing.

Sull’argomento GreenVulcano ha le idee chiare affermando con D’Ambrosio: “L’obiettivo che bisogna porsi è la personalizzazione predittiva. Nel senso che prima che l’utente ha la necessità di acquistare un prodotto, la “NUOVA MARKETING AUTOMATION” deve riuscire ad intercettarlo. È proprio questa l’innovazione che va perseguita nei prossimi anni, e le aziende che utilizzeranno strumenti del genere potranno acquisire clienti prima degli altri.”

L’analisi predittiva utilizza i dati per prevedere determinati risultati. Viene utilizzato principalmente per monitorare e segnalare lo sviluppo della strategia e della campagna. Il valore attribuito ai potenziali clienti nel punteggio di lead in base al comportamento e ad altri fattori viene preso in considerazione con i dati coinvolti. I dati devono essere abbastanza grandi in modo che il Machine Learning sia in grado di distinguere la differenza tra il modello sottostante e ciò che è semplicemente rumore.

Questo strumento intuitivo è un elemento essenziale per l’esperienza di acquisto umana. Le analisi sono in grado di segmentare i dati in modelli di cluster specifici che individuano modelli correlati ai precedenti comportamenti di acquisto del cliente e memorizzano tali informazioni per prevedere la possibilità di acquisti futuri. Tutto ciò fornisce alle aziende un miglior giudizio su dove indirizzare i loro fondi perché l’analisi è in grado di prevedere clienti di alto valore e con la maggiore propensione all’acquisto.

D’Ambrosio spiega “Inoltre in questo l’intelligenza artificiale può giocare un ruolo fondamentale, che è quello di predire il momento migliore per fare una campagna verso un determinato cliente, la IA deve aiutare a gestire i clienti come entità singole, e non più come cluster di clienti, così facendo tutti avranno delle comunicazioni mirate e solo quando ho la necessità (o la sto per avere) riceverò la giusta offerta per me, con comunicazioni fatte ad hoc per me e non le solite comunicazioni sparate tutte uguali.

La comunicazione live sui social media è un luogo perfetto per acquisire dati rilevanti e inviare messaggi personalizzati in tempo reale. I marketer utilizzano i dati raccolti per effettuare valutazioni del contenuto e adattare automaticamente la messaggistica.

Visto che i Big Data saranno sempre più disponibili e integrati nella vasta gamma di innovazioni tecnologiche che collegano il mondo oggi, i marketer devono trovare il modo di comprendere meglio ciò che questi dati stanno cercando di mostrare. L’automazione del mercato non funziona più inviando tonnellate di e-mail, o facendo continue chiamate, annunci o lo stesso monitoraggio di più siti Web non è sufficiente per capire veramente il consumatore.

Avere dati non è sufficiente senza capirne il significato. L’analisi predittiva può aiutarci a guardare oltre i dati e ad esaminare il valore trovato all’interno del modello sottostante del comportamento del consumatore. Insieme al Market Automation la Predictive Analytics è la forza trainante delle moderne strategie di mercato. L’esperienza umana sarà soddisfatta, rendendola una vittoria per il consumatore e allo stesso modo per le aziende che vedranno aumentare gli affari. GreenVulcano Technologies, una società dedicata a offrire soluzioni innovative per le aziende che utilizzano la tecnologia IOT, fornisce i propri servizi di analisi predittiva per soddisfare i propri obiettivi di marketing. Per ulteriori informazioni, visita questo link.

Come si intuisce dal titolo, l’argomento dei prossimi blog è vasto e complesso, quindi vogliamo iniziare con un semplice esempio per introdurre il tema anche ai meno esperti. Probabilmente ti è già capitato. Diciamo che stai guardando un paio di scarpe dal tuo negozio online preferito. Che si tratti della mancanza di fondi o dell’indecisione nella scelta del colore, finisci per navigare fuori dal sito web. Il prossimo sito web in cui ti trovi è completamente diverso dall’ultimo, eppure, in qualche modo sul lato destro dello schermo, trovi qualcosa di molto familiare: le stesse scarpe. Questo è un esempio di retargeting, uno dei diversi tipi di processi che l’automazione nel marketing fornisce come strumento per i professionisti della comunicazione.

Il panorama del commercio si è trasformato in un carrello della spesa virtuale sempre in crescita, i consumatori si rivolgono a Internet per acquistare beni e servizi spingendo i marketer a ridefinire le loro tattiche e strategie. Il marketing tradizionale si basava molto sui  mezzi di comunicazione di massa come la TV, le riviste e la radio, ma non si avevano mezzi per sapere chi fossero i consumatori o conoscere il ROI (Return on Investment, o Ritorno sull’Investimento) di una specifica campagna perché il tracciamento risultava difficile.

Internet ha spianato la strada ai marketer non solo per sapere chi sono i loro consumatori, ma anche per monitorare in tempo reale il tasso di risposta di una campagna, aprendo le porte a una nuova branca chiamata marketing digitale. Questo ramo coinvolge tutte le piattaforme e gli strumenti sociali necessari alle aziende per raggiungere e stabilire una relazione con i consumatori. Un metodo come questo potrebbe sembrare la risposta ai sogni di tutti i marketer perché espande gli strumenti disponibili per portare a termine una campagna di successo utilizzando attività come l’ottimizzazione dei motori di ricerca, il content marketing e l’advertising marketing.

Tuttavia, la semplice presenza di questi strumenti non è sufficiente affinché gli sforzi di automazione possano generare un ritorno efficiente sulle campagne. Nell’affrontare queste sfide entrano in gioco i Big Data.

Non molto tempo fa, i Big Data e l’automazione si trovavano ai due lati opposti del marketing. Il crossover era praticamente inesistente. Ora il divario è stato chiuso e sono altamente dipendenti l’uno dall’altro. I Big Data da soli hanno il compito di raccogliere e organizzare i  dati per trasformarli in informazioni rilevanti che offrono possibilità di crescita. Come si ottiene il massimo da queste informazioni? È qui che entra in gioco la personalizzazione.

“Per fare tutto ciò servono strumenti sempre più innovativi flessibili ed “intelligenti”, non basta dare in pasto ad uno qualsiasi strumento di marketing la lista di clienti e sperare che mettendo qualche filtro sull’età e sul sesso si riesca a far crescere la propria azienda”  ha detto Marco D’Ambrosio Head of R&D Laboratory in GreenVulcano Technologies.

Mano a mano che i consumatori passano più tempo su app, siti Web e social media, lasciano dietro di sé un’impronta digitale. In e-commerce i milioni di visualizzazioni di pagina e le ricerche che vengono fatte in ogni punto di contatto utente-piattaforma contengono una grande quantità di dati. I dati contengono una ricchezza di informazioni sulle varie fasi che conducono all’acquisto del consumatore, fornendo ai marketer una leva da utilizzare quando si costruiscono campagne di promozione per creare un’esperienza più personalizzata.

La personalizzazione può sembrare un ostacolo facilmente risolvibile facendo in modo che i marketer abbiano gli strumenti giusti. Ma in realtà è un atto di bilanciamento che richiede l’input di Big Data e il tocco creativo del marketer per migliorare l’esperienza del consumatore. Il futuro successo di queste attività dipenderà dalla costruzione di relazioni con i clienti e dipenderà dall’organizzazione dei dati per capire chi è il pubblico. L’intelligenza artificiale gioca un ruolo nella umanizzare l’esperienza portando efficienza nell’automazione. L’uso di dati aggiornati e analisi predittiva offre l’opportunità di far partire promozioni e offerte in tempo reale per i clienti interessati.

Si conclude qui la prima parte di questo approfondimento sulle nuove tecnologie e il marketing digitale.

Nella seconda parte analizzeremo più in dettaglio come l’Intelligenza Artificiale debba diventare un elemento essenziale per avere un vantaggio competitivo sui competitor.